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AMANTES AMENTES

Non so Voi, ma io non ho ancora capito come mai alla parola “amante” viene attribuito, nell’accezione comune, un significato, una connotazione negativa. Etimologicamente questo termine ha un significato bellissimo, colui/colei che ama, e cosa c’è di più bello di una persona che ama? Di una persona capace di comprendere pienamente l’importanza di questo sentimento chiamato “ammore” e di metterlo in pratica? Che c’è di male in un amante? C’è che ama l’uomo o la donna di un altro/a, c’è che non ama chi ha accanto, c’è che ama chi sta con un altro/a. Bel problema! Un sostantivo, un dispregiativo, usato ed abusato dalla notte dei tempi, e noi, per quanto ci atteggiamo a moderni, a disinibiti, con vedute a trecentosessanta gradi, continuiamo ad usare tale termine in modo negativo: l’amante è, sempre e comunque, l’altra/o. Punto. E poco importa se conosciamo o meno fatti, persone, mogli, mariti, fidanzate o compagni coinvolti nell’ ars amandi, un amante tale è. Punto. La questione è ben più articolata, a ben vedere, ben più doviziosa di sfumature, di attenuanti e di aggravanti. Ma cosa ci spinge a cercare un amante? E cosa significa fare, essere un amante? E’ la stessa cosa per un uomo e per una donna? Belle domande!!! Qui risposta non c’è, c’è solo da capire come si arriva ad esserlo. E le scuole di pensiero si sprecano. Tutti saccenti. Tutti tuttologi. Tutti moralisti. Tutti perbenisti. Alla luce di un’analisi fatta con leggerezza, quella di calviniana memoria, potremmo dire che evasione, diversivo, passione, emozione, sentimento sono tutte cause e concause da tenere in considerazione, Ma sempre quel ruolo si ricopre, a prescindere dal periodo, dalla durata, dalla natura del sentimento. Ruolo sofferto, non facile, non bello direbbero in molti, comodo, semplice e stimolante ribadirebbero in tanti. Sono più i pro o i contro? Quanto incide sulla vita di una persona avere un amante? Guardate, la questione è complicata, premesso che servono:

  • testa,
  • tempo,
  • soldi,

(non necessariamente in quest’ordine) non credete anche Voi che la gestione della cosa sia piuttosto impegnativa? E metti che ti dimentichi una data importante, che so un anniversario, un compleanno, un compimese (orrore!!!) perché il giorno prima li hai festeggiati con una ed il giorno dopo credi di aver già dato? Come ti regoli? E metti che dimentichi il telefonino incustodito, nottetempo, ma anche durante le ore diurne, prima o dopo i pasti, alla bisogna, specie di domenica, o nei giorni non lavorativi, quando i mariti fanno i mariti e le mogli fanno le mogli, e chat, sms, whatsApp sono visibili perché incautamente non li avete cancellati, che succede??? (e vabbè che bisogna negare, negare sempre, anche l’evidenza “non è come sembra” è un classico elegante ed intramontabile) succede che uno tsunami, con conseguenze inenarrabili, è ben poca cosa a confronto. E ancora, metti che hai fatto un regalo importante all’altra ed il tuo gioielliere di fiducia, scaltro e con un gran senso degli affari, chiede a vostra moglie se le è piaciuto? Ti costa il doppio, non solo economicamente, ma anche in termini di bestemmie e di ansie, e questo sarebbe il minimo. Ma metti che, in un momento particolare, travolto da un’insolita, o solita, passione, ti incarti e pronunci il nome sbagliato? Lì è la fine! Puoi pregare tutti gli dei dell’Olimpo, immolare sacrifici su tutti gli altari possibili ed immaginabili, fare le umane e divine cose, che tanto non ti salvi … tranne che la persona interessata non sia superstiziosa fino all’inverosimile, in quel caso le corna vanno bene e se ne sfruttano benefici, ostentazione e ricadute sociali ed economiche. Dove ci stanno le corna non c’è il malocchio recita un vecchio adagio, e siccome in tanti fanno tesoro di piccole perle di saggezza popolare come biasimare chi annovera nel proprio modus operandi gli insegnamenti dei nostri avi? Il lato pratico della cosa ha anche una sua ragione d’essere: vuoi mettere non lavargli i calzini, non stirargli le camicie, non fargli la piega ai pantaloni? Non passare a ritirare vestiti in tintoria né preparare pranzo e cena con regolarità? Son mica cose da poco queste! Quando ti prendi il marito di un’altra, queste cose le lasci alla moglie ( ché pare brutto sostituirsi a lei in tutto) a te serve lui solo, non importa per quanto tempo si può stare insieme, non contano i messaggi volanti, i giorni di assenza, i silenzi, le mancanze, quando si sta insieme si dimentica tutto questo, si gode dell’attimo, tutto è bello, romantico ed erotico. Ma con la data di scadenza, almeno cronologica, sul retro. Ed è allora che le cose cominciano a stare strette, a non piacere. E che fai? Se tanto e tale è l’amore da accontentarsi delle briciole (siamo donne mica formiche) nulla osta, si resta amanti a vita, si fa quasi una vita parallela, fino a quando non ci si stanca e si cerca l’amante dell’amante per rompere la monotonia, ché la donna è mobile, si sa, ma l’uomo ancor di più. Se tanto e tale è l’amore per lui, o per lei, se tra tutte le cose belle che questo piccolo grande amore ha (Baglioni non esce così, ad argomento a piacere, ma ci sta tutto, è pertinente come citazione) non è compresa l’esclusività, si girano le spalle e si va via. Se tanto e tale è l’amore per se stessi, si girano le spalle e si va via. Non è, non lo è mai stato, né mai sarà semplice (chi lo dice non ha amato mai) ma non si ama a metà, non si elemosina mai l’amore o il tempo per farlo l’amore, due pezzi interi, a metà muoiono, tanto vale dividersi; un buon negroni può aiutare, soprattutto se, sorseggiandolo, recitiamo a memoria, più e più volte, repetita iuvant (anche a voce alta, che aiuta) “un uomo sceglie un’amante per restare con sua moglie, una donna, invece, lo sceglie per lasciare il marito”.

HO DETTO

EmmeGi Ferraro

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