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IL CORAGGIO DI DIVENTARE ADULTI

Quand’èche si diventa adulti? Quando non piangi per la copiosa neve che cade? Quandovedi le tue aspettative, i tuoi conati, il tuo entusiasmo crollare tristemente?Quando scopri che Babbo Natale non esiste? Oppure quando un’Audi passa sopra iltuo cane? Quando fai sesso per la prima volta o quando ti innamori per la primavolta? Forse quando trovi un lavoro? O quando muoiono mamma e papà? Quando tisposi? Quando fai un figlio? Una volta era facile: ammazzavi un cinghiale,saltavi nel cerchio di fuoco o partecipavi al ballo e la società era tenuta ariconoscerti come adulto. Adesso è complicato, abbiamo molte più scuse per smarcarci dall’età adulta, ché conl’età adulta arriva il rispetto: per le idee, gli altri, le proposte, leiniziative e per le ambizioni. Un rispetto che è difficile guadagnarsi e cheoggi, chi è adulto, sembra particolarmente restio a concedere. E insieme alrispetto, ci stanno le responsabilità, le scelte, le decisioni. A volteè questione di coraggio, di tempo e di coraggio, per capire e per agire, non èfacile, ma è necessario; coraggio è quello di una donna che sviene anche peruna goccia di sangue ma che poi è capace di dare alla luce un figlio, coraggioè ciò che ti induce a rompere e massacrare gli equilibri per un sentimento nuovo,coraggio è ciò che muove gli uomini di pace, quello di chi si stampa un sorrisoin faccia mentre ha l’inferno che gli brucia dentro, coraggio è ciò che fa sgretolare un pregiudizio, fa chiederescusa, anche quando non sembra esserci via d’uscita, che fa ricominciare, fatornare indietro, cambiare opinione, sognare, credere in un progetto, faresalti nel buio, vivere nella tempesta, tuffarsi nelle incognite, coraggio è ciòche ti fa dire basta dopo l’ennesima ferita inferta, che ti fa prendere ledistanze da chi è già lontano da tempo o da chi non si vuole accanto, coraggioè dire basta, coraggio è avere rispetto di se, è volersi bene. Inizio apensare che più si salga in alto per distinguersi a tutti i costi e più ci siscontri con la stessa espressione arrangiata in viso che ognuno ha, e sonotutte uguali quelle espressioni, e non si differenziano, perché si è diventaticosì indistinguibili nel voler essere migliori di, più intelligenti perché,diversi percome, che alla fin fine siamo tutti, chi più chi meno, complessiintrecci di ansie e distrazioni vaghe, e dov’è che stia tutta la differenza chesi vuole far credere, e imporre, io, non lo capisco. La differenza sta nelcrescere, nell’essere e comportarsi da adulti. Invece si ricorre all’autoassoluzione,alla forzata giustificazione agli errori commessi. Ché in cuor nostro losappiamo, sappiamo che ci sono errori che cominci a pagare nelmomento stesso in cui li fai. Non soltanto dopo. Li paghi due, dieci, centovolte, errori che non varrebbe la pena fare. Non ti avranno insegnato nulla, mavengono commessi, e il difficile di uno sbaglio è proprio fermarsi. Tuttocomincia a rotolare. Tutto precipita .Fuoricontrollo. Va fuori strada. Sbanda. Sbatte. Si schianta contro certi muri chesi credeva potessero proteggere da certe spine del cuore. La consapevolezza difare una sciocchezza comincia poi a concepire un senso di colpa. Ci sono erroriche paghi, altri che vorresti cancellare per vergogna, che te li senti scrittisulla testa e hai paura che per strada qualcuno te li legga passando, errori chepoi diventano cambiamenti, errori che ti fanno osservare il tuo mondo come dadietro un vetro, è sempre il tuo mondo, ma non è più lo stesso. Conosco gente che non èmai cresciuta e della sua eterna giovinezza ne ha fatto una bandiera. Conoscoanche gente che una mattina si è svegliata piena di paura, s’è comprata tremaglioni tinta unita, ha cominciato a recitare una parte e non ha smesso più.Di adulti veri ne conosco pochi e ben mimetizzati. Sono persone che, a un certopunto, hanno fatto pace con se stesse. Ce ne sono altre che oggi vivonorassegnate e orgogliose di quello dentro cui sono intrappolate, facendo fintache vada tutto al meglio, che la vita è tutta lì e loro la possiedono in toto. Possiamo smettere di parlarne, possiamo annullare una partedi noi e andare avanti, anche se puoi andare dappertutto ma non ti allontani maida quello che hai dentro, ed allora buttiamo le maschere e comportiamoci dapersone serie, non serve essere grandi per essere uomini, serve essere uominiper essere grandi.

                                                                                  EMMEGI’ FERRARO

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