Io e te lo stesso pensiero

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Credo che gli amici siano la vera ricchezza di ognuno di noi, quelli veri però, quelli belli, una parte di te, forse la migliore. Sentimento senza tempo l’amicizia, senza luogo, puro, coriaceo, ancora di salvezza, più forte dell’odio, più forte anche dell’amore. In questi affetti veri, in questi picchi di originalità sta tutta la nostra vis. Gli amici sono i camini nelle fredde sere d’inverno, le luci accese di casa, il mare quando la città ti soffoca, la condivisione piena, i regali più belli e le più grandi fortune, non perdiamo quanto di magico gli Dei ci hanno regalato, siamo il frutto di addizioni e sottrazioni, senza gli amici di divisioni, e noi invece, siamo per le moltiplicazioni, di cibo, di alcool e di affetti. Non dobbiamo conservare le cose…certe persone si…sono loro i luoghi da vivere ed i posti in cui tornare…patrie da difendere e cuori da abitare, ché compri ciò che ha un prezzo, ciò che ha un valore, lo puoi soltanto conquistare, ed è così che accade nell’amicizia. A proposito di sistemi e appagamenti umani, nell’ultimo periodo sto riflettendo molto sull’amicizia, e non è necessario intraprendere un costosissimo, anche se utilissimo, percorso di psicoterapia, per capire ciò che è già da tempo sotto i tuoi occhi. Nonostante siano arrivati i traslochi, imatrimoni, ifigli, ilutti, il coatto imborghesimento, le prioritàe leesigenze troppo diverse, ciò che si vuole conservare, proteggere, alla fine rimane. Le cose e le persone cambiano. Cambiano sempre, non c’è niente da fare. Bisogna capirlo, accettarlo, vederci pure l’aspetto positivo. Sarebbe preoccupante, d’altronde, se tutto restasse fermo, uguale a se stesso. Se le persone non mutassero nel tempo, se le relazioni non evolvessero o involvessero in un incessante impeto esistenziale . E invece, per fortuna, il tempo scorre e noi cambiamo. Il passato rincorre il futuro, oppure il futuro fugge a gambe levate da trascorsi complessi, oppure ancora tergiversa spaurito, in ascetica contemplazione del tempo che fu. Ma, in un caso o nell’altro, i punti fermi, il senso di appartenenza restano. Gli affetti te li devi difendere, sempre, anche dalla temuta diaspora che inevitabilmente travolge cose e persone. E ti devi impegnare per perpetrare le tradizioni e i ritualiche hanno accompagnato la nostra crescita, per accarezzarli quando fuori fa freddo, per conservarli indenni come una reliquia di un tempo mai passato. E lo devi fare nel tentativo di trarne il conforto emotivo che ne hai sempre tratto, soprattutto se ne è valsa la pena, se è stato bello, vero. E devi sempre poterli riconoscere questi affetti, e soprattutto riconoscerti in loro, senza sforzi, così, naturalmente. Se si fa fatica a tenerli insieme, se continuano a cambiare, a ruota, come contagiati da un virus, non va mica bene. Se diventa una competizione di egoconsolidati (nel bene e nel male), di identità troppo convinte di sé (o troppo impegnate a fingersi tali) se non si parla più di cosa ci capitava, di come si stava, di ciò che si pensava di un qualsivoglia tema di attualità, non va mica bene. Se è solo uno sfoggio di successi e di investimenti, una gara a chi ce l’ha più lungo sulla base della RAL, del numero di viaggi fatti nell’anno solare, dei metri quadrati della casa in cui si vive (ma pure del quartiere), della marca dei vestiti che si indossano, della posizione che si occupa nell’organigramma aziendale, non trovi e non ritrovi più nulla. Dimmi se sei felice, piuttosto. Dimmi cosa ti fa venire il panico, piuttosto. Facciamoci due risate in memoria dei vecchi tempi, piuttosto. Forse è giusto adattare il nostro concetto di amicizia all’età che viviamo, smettere di irrigidirsi, di competere con l’inespugnabile triade matrimonio, figli, lavoro; smettere, più in generale, di aspettarsi cose. In compenso, però, iniziare a pensare che amare qualcuno, in senso lato, volere insomma il suo bene, significhi elaborarne il cambiamento (persino quando ci causa del dispiacere), superare il disappunto che deriva dal fatto di crescere in maniere diverse, con valori e priorità distanti che ci rendono a un certo punto incompatibili. E sono sempre più persuasa del fatto che l’amicizia, proprio come l’amore, necessita di attenzioni, sono sentimenti non autosufficienti, senza reciprocità muoiono. Le amicizie iniziano, durano e durano, nonostante il fardello dell’età adulta, degli impegni familiari incrociati, dello stress professionale, del “non ho mai tempo”, del “sono sempre di corsa”. Conviene riconoscerlo, accettarlo, e imparare a valorizzare le tue persone, quelle presenti, quelle persistenti, quelle nuove che si costruiscono e quelle storiche che resistono, con attenzione e con cura, proprio su un terreno anagrafico che sembra dirci: hai un lavoro, una macchina e un compagno, non ti serve altro. E questa è una menzogna. Perché, alla fine “Gli amici stretti, si tengono stretti”. Se tenerli stretti si vuole.

EMMEGI’ FERRARO

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2 Risposte

  1. Franca Azzarelli ha detto:

    È bello leggere e riflettere su concetti che oggi sembrano scontati ma scontati non sono. Sembrano banali ma banali non sono. Bisogna riconsiderare e riattivare fenomeni e rapporti di cui si parla poco, perché “superati” da novità isolanti. Benvengano i social, ma guai dimenticare il cuore.

    • Maria Gabriella Ferraro ha detto:

      Ogni tuo commento è tanto gradito quanto atteso. Effetto boomerang, lo sai. Ora stai raccogliendo non solo quello che hai seminato, ma soprattutto quello che hai curato. Con l’affetto di sempre Emmegì Ferraro

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