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Quel gesto sottile chiamato attenzione

Ma voi l’avete mai vista una persona sofferente? Vi guarda con un’aria di paura, è piena di battaglie che ha lasciato lì, sul campo, vi guarda e tutto ciò che le toccate, tutto quel che le sembra suo, lo protegge, anche quando nessuno tenta di farle male. Ma voi lo avete mai visto un uomo ferito, impotente, stremato? Quasi inavvicinabile a volte, diffida sempre un po’ di chi cura poco i dettagli, di chi non bada alle piccolezze, di chi non ha attenzioni, costruisce castelli di sabbia anche se l’età per farli è passata da un pezzo, non si apre a chiunque, forse perché sa che non tutti gli abbracci hanno lo stesso peso calore che non tutte le parole hanno lo stesso peso, non racconta e non si racconta a tutti, tenersi tutto dentro è un modo per proteggerlo, per averne cura. Non cerca nulla, anche se sa che quel che non vuole arriverà, è stanco, ha paura, ma non lo dirà mai, forse solo a chi ha un cuore e sa dare il giusto peso al suo. I macigni più pesanti sono quelli che ciascuno custodisce dentro se stesso. Hanno svariate forme, molteplici sfaccettature: sono fatti d’insonnia e d’insomma, di ansia e di asma. C’è chi dei propri ostacoli interiori prende le misure e chi le distanze: quelli che non hanno ancora capito se hanno più paura di volare o di volere…chi chiede di lasciare libero il passaggio e chi il cuore, chi non sa ancora bene se è il caso di chiarirsi le idee oppure schiarirsi le emozioni, chi inquadra gli obiettivi  perfettamente ma poi gli cambiano i parametri, chi vorrebbe disegnare il futuro, ma trova un passato ancora troppo presente , e pensa di andar via portandosi dietro una pesante valigia piena di punti interrogativi, quelli talmente pieni di dubbi che non hanno più spazio per le certezze e, nell’attesa, chiedono in prestito attenzioni a tasso agevolato, e poi ci sono quelli che pensano sempre di non essere all’altezza, eppure sono capaci di volare altissimi (non solo con la fantasia) e chi, con sana incoscienza (o ciotia) ha scelto di lasciare le sbiadite garanzie della ragione e di ascoltare il cuore (ché questo non è mai alla mercé di nessuno). A loro (e quindi un po’ anche a me) la mia attenzione,  homo sum nihil a me humani alienum puto. Che ognuno possa avere sempre grazia in ogni cosa che fa.  Che possa avere il coraggio, (quello non deve mancare mai). Che possa avere la forza di perdonare, di dimenticare, di andare avanti. Che possa amare chi desidera: che abbia il buonsenso di lasciar andare un amore se non corrisposto a dovere. Che abbia sempre il buonsenso di non incaponirsi nelle storie che non funzionano, negli amori malati, negli amori che non sono mai – di fatto – esistiti. Che abbia sempre tanta di quella lealtà da meritarsi gli amici che ha: che sia per loro la spalla, la telefonata nel cuore della notte, la casa, la coperta di Linus, le fionde belle e serie.  Che ognuno sia sempre dalla parte di chi soffre, di chi si emoziona, di chi chiede scusa, di chi lotta per un sogno, di chi rimane, a dispetto di tutto e tutti. Che “tra l’essere gentile e l’essere giusta” riesca a portare avanti le proprie idee con estrema gentilezza. Che abbia radici solide ed ali robuste allo stesso tempo, che possa avere memoria di se, degli altri e del vissuto insieme; che abbia sempre profondo rispetto per se stesso: nelle scelte che compie, nelle persone di cui si circonda, nel modo in cui mangia, beve, dorme, pensa, ride, parla, fa l’amore. Che sia d’esempio per ciò che è stato e per ciò che sta diventando: che ognuno sia sempre  il proprio punto di riferimento, la propria corazza, la propria pace. Che ognuno sia, innanzitutto, il viaggio. Che ognuno conservi la coraggiosa follia di aprire il cuore ancora una volta ché la forza è proprio questa: non consentire alla mediocrità di soffocare l’incanto dell’amare.

EMMEGI’ FERRARO

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Una risposta

  1. Alessia ha detto:

    Sempre incredibile. Sei Grande

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