Vita di coppia… prima e dopo

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Durante il primo anno di una relazione, è tutto un “meari mia”, “gioia mia” “tesoro mio”, un correre agli appuntamenti, un dire bugie per non essere presi in giro dagli amici, sfilze di messaggi per conversazioni mai terminate, ché tutto quello che lui/lei dice riesce sempre a cambiare in meglio la tua giornata. Dal secondo anno in poi cominci a sentire i gabbiani. All’inizio senti i gabbiani dopo il quarto o il quinto minuto di conversazione, poi li senti esattamente tredici secondi dopo che ha cominciato a parlare. Non sono sempre gabbiani. Ogni tanto sono folaghe, o la radio di un taxi greco, o Aquarela do Brasil suonata su un vecchio grammofono, o la tabellina del nove, o i nomi dei sette nani mescolati a quelli dei sette re di Roma. Non succede perché non la/lo amiamo (???) o perché non ci interessa come se la passa il vicino di pianerottolo, il cane della suocera o l’amante della sua migliore amica. Succede e basta. Lo facciamo tutti. Succede perché, dopo un po’ che si sta assieme, tutte le informazioni salienti dell’altra persona (carattere, allergie, segno zodiacale, gruppo sanguigno, imponibile, vizi, virtù e inibizioni sessuali) sono più o meno note. Così la relazione è in grado di autoalimentarsi e si tende a ritenere tutto il resto delle cose che escono dalla bocca della persona che si  ama un po’ accessorie ai fini del buon funzionamento della vita insieme. Ovviamente bisogna avere il buon gusto di tenere un piede dentro la conversazione mentre con la mente progettate l’e-commerce dei vostri sogni. A questo proposito per voi, amanti distratti e compagni assenti, ecco tre buoni riempitivi per gestire gli orrendi pipponi dell’amore della vostra vita.

a) “Ti amo”. Questo è un classico. La pizza margherita, il gelato fragola-limone della conversazione di coppia. Come i bitcoin, una volta aveva un valore. Adesso, usurato dal tempo, funziona più o meno come un colpo di tosse. Farne uso in maniera appropriata garantisce l’innegabile vantaggio di spostare completamente il focus della conversazione.

b) “Credo in te, ma tu devi credere un po’ di più in te stessa/o”. Articolato, ma funzionale. Anche in questo caso si parte dal facile presupposto che ci sia di mezzo un problema, considerato che sta muovendo le labbra da un sacco di tempo. Fornirle/gli un sostegno più o meno concreto è un po’ il vostro ruolo in questa vita, quindi andate sul velluto.

c) “Hai ragione”. L’armistizio. La resa totale. Il trattato di Versailles della conversazione amorosa. Due semplici parole che eutanasiano il dialogo, ma vi fanno firmare l’equivalente di una cambiale bendati. Dopo averle pronunciate siete alla sua mercé. Da usare con cautela.

E anche oggi avete avuto la vostra bella razione di stereotipi e cliché di genere che manco Risate a Denti Stretti della Settimana Enigmistica. Ora, passando a faccende più serie. Per prima cosa bisogna valutare se è previsto un tempo di preparazione. Siete preparati a fronteggiare conversazioni non ascoltate, risposte alla come viene viene, occhi e mani distratti, o preferite continuare a fingere con telefonate che non sono mai arrivate, tornate straordinarie, appuntamenti medici mai fissati e partite di calcetto mai programmate? La maggior parte si!! Tanto fuori c’è un’altra vita, altre persone di cui non si sa nulla e ogni step è una scoperta interessante, persone che non pretendono ma danno, che non si aspettano nulla e continuano a dare, che non fissano impegni a tua insaputa, che non invitano gente a casa quando tu vorresti invece sparire su un’isola deserta, che non ti investono di responsabilità e di orari da rispettare. Persone che ti ascoltano, che sono attente, che ridono. Allora è facile, si sopravvive. Appunto. Ma non si vive. Non come si vorrebbe, soprattutto se qualcuna di queste vi ricorda che avete un cuore, quando voi, invece, avevate deciso che potevate farne a meno. Si torna a casa poi sapete? O non lo avete capito come tutte le altre vostre conversazioni?

Emmegì Ferraro

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