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Piccoli ragazzi crescono

E’difficile oggi, essere Insegnante, essere Docente, ma molto di più lo è essere Genitori.  Interagire con piccoli uomini e piccole donne in fieri non è semplice. Il processo educativo è pesante, faticoso, è un investimento a lunga scadenza, è una fatica che nessuno è più disposto a fare. Se tuo padre e tua madre non ti hanno mai detto un no da quando sei nato, fai fatica ad accettare il primo no che ti dice un estraneo. A forza di dire di sì tutto diventa grigio, si perdono i colori, si bruciano le tappe. Tutto è anticipato rispetto a ieri, oggi a 13 anni i ragazzi conducono la vita che una volta si faceva a 18, e si giustifica tutto, non si nega mai niente, a 13 anni le ragazzine fanno già sesso e non ci sono molte mamme che svengono alla notizia. Si consuma tutto troppo in fretta, anche la vita. Tutti i genitori sbagliano. È sicuro.  Non esiste un manuale del genitore perfetto. L’educazione dei figli (molto di più dell’educazione degli alunni) è come un negozio di preziosi oggetti di cristallo, dove bicchieri, vasi e soprammobili sono esposti vicinissimi fra loro, comunque ci si muova, si rischia di fare dei danni. E anche mettendoci il massimo impegno, non si esce mai senza aver rotto qualcosa. Anche senza essere elefanti. Quello che ci si deve augurare, è di rompere oggetti di poco valore. Credo che il primo errore si faccia quando si chiede troppo ad un figlio, ed i genitori non se ne rendono conto fino a quando non si ritrovano un bambino o un adolescente insicuro, pieno di ansie e di paure, e poi un adulto infelice. Il tipo di insicurezza, di ansia o di paura che segnano la vita dei figli di genitori troppo esigenti varia a seconda dell’aspetto su cui è stata esercitata maggiormente la pressione.  Quando si educa un figlio, si vuole per lui il meglio: che sia felice, che sia sereno, che si comporti bene, che sia benvoluto da tutti, che abbia tanti amici, che non abbia problemi e che non dia problemi, che sia intelligente, bello, studioso, educato, rispettoso, onesto, simpatico, forte, sano, coraggioso, umile, altruista, generoso, ecc. Il resto mettetecelo voi. Anche perché “il meglio” può cambiare molto da famiglia a famiglia. Solo che non si può pretendere di avere “il figlio perfetto”.  Prima di tutto perché molti dei sogni che i genitori coltivano per il figlio dipendono da fattori sui quali né loro né lui hanno influenza. E spesso i loro sogni “per lui”, sono in realtà i sogni che un tempo avevano “per loro” e che non hanno potuto realizzare, (desiderio di rivalsa).  Ma si  riesce a fare danni anche quando i genitori sono molto in gamba. Capita addirittura che proprio i figli di persone che hanno caratteristiche che le rendono (apparentemente!) perfette siano i più complessati, pieni di insicurezze, di ansie e di paure. I genitori che sono stati studenti eccezionalmente bravi, o molto belli, in gamba, intelligenti, sicuri di sé, o ammirati da tutti, anche quando non chiedono nulla ai figli, trasmettono un’idea che risulta terribile per chi sta costruendo la sua autostima: “Non riuscirò mai a essere come loro. Meglio che non ci provi neanche, perché altrimenti mi rendo ridicolo”. Quindi si può chiedere troppo sia consapevolmente che inconsapevolmente. E spesso lo si fa a scuola: non si accetta che il proprio figlio prenda un brutto voto, che abbia delle difficoltà, che venga rimproverato, che studi tanto e riesca a prendere solo un “misero 6”, svalutano i voti come fossero moneta. Lo si rimprovera o lo si punisce perché “ha preso troppo poco”, senza rendersi conto che spesso è proprio questa la ragione della sua bassa autostima, e di conseguenza dei suoi scarsi risultati, i ragazzi che piangono per aver preso un brutto voto o per essere stati rimandati, in realtà piangono perché temono il giudizio dei loro genitori. Ma sono proprio gli stessi genitori quelli che vengono a protestare perché il figlio ha pianto, accusando gli insegnanti di mortificarlo o di ledere la sua autostima. Mi sono trovata spesso a spiegare a dei genitori che pretendevano troppo dal loro figlio che chiedere a un bambino o a un ragazzo quello che non può dare è una crudeltà. Fallire in qualcosa non significa essere dei falliti. Un insuccesso aiuta a crescere. Che pensare che “basti volerlo” per ottenere quello che viene richiesto è un’ingenuità che può creare grossi problemi ai figli. Proprio a quei figli per i quali i genitori vogliono “il meglio”. Il ruolo di un Docente poi  è estremamente importante, dovrebbe essere il filtro tra le due agenzie, la scuola e la famiglia, ma non sempre è visto come un alleato, anzi spesso è orco o strega se non  moltiplica pani e pesci dispensando voti alti o se pretende troppo dai propri pargoli, ignari, nella maggior parte dei casi, del minimo sindacale in fatto di responsabilità e senso del dovere, per nulla pronti ai sacrifici che lo studio richiede, e spesso per nulla pronti in generale. E non si può, né si deve pretendere di abbassare l’asticella, ché di ciucci in giri ce n’è già abbastanza. Impariamo l’obiettività dai ragazzi, giudici equi e spietati insieme, onestissimi, forse così capiremo che un bravo Docente, così come un bravo genitore non deve preparare il cammino per i  propri ragazzi, ma preparare i propri ragazzi per il cammino da compiere.

EMMEGI’ FERRARO

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Una risposta

  1. Mariacristina Zangari ha detto:

    Splendido articolo!
    Complimenti.

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