Buongusto e convinzione

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Possiamo accettare chi crede alle scie chimiche, all’esistenza degli alieni ed afferma di averli visti allo svincolo di Tarsia nord. Possiamo accettare quelli che credono all’oroscopo e fanno le loro scelte in base a quello che dice Pauluzzo Fox, chi crede ai maghi, chi parla con l’aldilà, chi ha visto la madonna nei bagni di una discoteca. Possiamo accettare anche i superstiziosi e chi crede ad ogni teoria del complotto, chi crede ai fantasmi, chi parla con le piante e ha visto Lady Oscar su corso Mazzini, ma non possiamo accettare, nel 2018, gente che ritiene che l’eleganza sia dettata dallo stesso buongusto adottato per i selfi sui social. Franca Sozzani dalle pagine di Vogue non ci ha insegnato nulla (non vale per tutti fortunatamente!) Can Grande poi, manco citarlo conviene, che ormai si va così, con la convinzione (e quella si sa, o ti salva o ti frega…). Nella vita normale svolgono le più svariate professioni, sono medici, avvocati, docenti, imprenditori, ingegneri, commesse, casalinghe, impiegate, conducono una vita diurna secondo i canoni tradizionali (vita ufficiale, vita privata, vita segreta): casa, lavoro, famiglia, amici, dal lunedì al venerdì (ore 18:00 circa) questo … poi, poi non si capisce più nulla, da Via Rivocati a Piazza Zumpini, da Corso Mazzini a Via de rada, da Cosenza vecchia a quella nuova insomma, si catapultano nella movida cittadina e la metamorfosi risulta piena e completa. Cause e pretesti di certi fenomeni sono ancora in fase di accertamento e studio attento, tra le ipotesi: narcisismo, necessità di acchiappo, desiderio di attenzioni (ché poi, quando una donna si accorge dell’indifferenza di suo marito verso di lei, o trascura ogni eleganza, o fa sfoggio di eccessi che sono pagati dal marito di un’altra). Certe donne si sentono autorizzate a conciarsi come se fossero dirette al concorso “Miss Drag Queen” di Piazza Bilotti… (certo che se alcuni look ce li risparmiassero anche il giorno di Pasqua, o ad un matrimonio, o a cerimonie varie ed eventuali ne saremmo tutti immensamente felici). Certe, di rosso vestite, come se volessero essere rincorse dai tori di Pamplona. Vabbè che con il rosso di sera, buon tempo si spera, ma a tutto c’è un limite, e il total-red proprio un si po’ vidari; certe si spacciano per la versione femminile delle “Cugine di Campagna” tra giacche laminate e minigonna ascellare a specchio basta un attimo che prendono il posto della palla stroboscopica appesa al soffitto; altre osano indossare stampe animalier che fanno letteralmente impallidire Roberto Cavalli e tutto il circo Orfei, mummificate su un tacco quaranta centimetri, spacciato per comodo, che abilita alla camminata “zampauova”, mica tutte son capaci!!! La cosa necessita di reiterato esercizio. Biancheria intima a vista (con l’alcool poi viene vista in 3D);sfoggiano una manicure-gel che richiederebbe l’abilitazione al porto d’armi; abbinano sandalo e collant (perché tanto al buio cosa vuoi che si veda!!!???) Al buio si vede. Eccome se si vede. Anzi … un si po’ guardà. Decoltè più calza velata uguale sicurezza antistupro. Indossano bigiotteria pesante tipo Xena, Principessa Guerriera, gli orecchini  sembrano le padelle della Mondial Casa, appesi a lobi più lunghi delle gonne; capelli cotonati con il frisée… manco avessero ancora nove anni, o fossero ancora ai tempi delle Spice Girls, o peggio della prima comunione; e delle aderenze ne vogliamo parlare??? (chè poi l’apparenza inganna, ma i leggins non mentono mai) tutto straborda da tutte le parti, non è mica un bel vedere! Le ventenni di oggi se li portano proprio bene i loro quarant’anni. E le quaranta/cinquantenni in eterna competizione con le ventenni, fossero loro figlie, nipoti, amiche, vicine di case, cassiere del loro supermercato di fiducia, sempre in guerra sono, oltre che con lo specchio, il quale, inesorabile, ricorda loro la verità, soprattutto se riflette collo, mani ed occhi. Ma che importa, convinzione è la parola chiave per serate dai look ritenuti più originali ed eleganti. Ma quanto è sottile il confine tra il ridicolo ed il volgare? Molto, veramente molto sottile. Hai voglia che mademoiselle Cocò Chanel continua a ripetere (da ogni bacheca social di bon ton che si rispetti, comprese quelle di quelle di cui sopra) che eleganza è togliere ogni volta qualcosa e mai aggiungere, e che compa Giorgio (Armani) affermi che l’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare, ma niente, non hanno capito,succede spesso. L‘eleganza è innata, e non significa bellezza. L’eleganza ha dei codici tutti suoi, è un atteggiamento, non è legata ad un capo di vestiario! Si può imparare ad essere vestiti bene, ma non necessariamente si impara ad essere eleganti. Come quando ad un pranzo/cena vedi uomini levar via la giacca, arrotolare le maniche della camicia, allentare il nodo della cravatta, come se fossero già rientrati a casa e potessero, giustamente e meritatamente, mettersi comodi, ma hanno sbagliato tempi, modi e regole, raramente prevalgono il buonsenso ed i dettami dell’eleganza. E quando impareranno se sull’altro piatto della bilancia ci sono le mise delle donne con cui si accompagnano? E’un sostantivo femminile di origine tardo latina, “elegantia”, e indica la naturale attitudine al “saper scegliere”. L’eleganza infatti, non è solo una questione di buon gusto, con un po’ di esercizio quello si acquisisce, è prima di tutto l’espressione naturale e spontanea di ciò che si è “dentro”, ecco perché si parla di attitudine al saper scegliere: non si tratta genericamente di equilibri, ma di equilibrio interiore. L’eleganza è certamente la non ostentazione, sia nell’abbigliamento che nell’atteggiamento: il che non equivale ad ipocrite umiltà, ma piuttosto a sapere scegliere in modo adeguato un vestito, una parola, un gesto. L’eleganza è un modo di pensare , agire, sentire la vita. Non c’è eleganza in chi pur indossando abiti di ottima fattura, conoscendo a menadito le regole del galateo, o usando con scioltezza un linguaggio forbito, ambisce solo ad attirare l’attenzione o peggio ancora a mettere a disagio il prossimo. L’eleganza è quindi la sintesi tra buon gusto, garbo, personalità. Per contro, troppo ornamento, una sfacciata vanità, l’assenza di cortesia e misura sono indice di volgarità. I brutti si coprono, le brutte si scoprono, i tamarri, ed i pezzenti arricchisciuti  si agghindano, l’uomo e la donna eleganti si vestono.

Emmegì Ferraro

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