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Politici d’altri tempi: Gennaro Cassiani

Gennaro Cassiani

Nel nostro incessante lavoro alla ricerca di personaggi nostrani di spicco, che si sono particolarmente distinti, ci siamo imbattuti in un politico demodé diremmo oggi, il senatore, avvocato Gennaro Cassiani.

Nato a Spezzano Albanese il 13 settembre 1903, si laureò in giurisprudenza nel 1925 con una tesi su “Il diritto di resistenza individuale e collettivo”.

Dopo una prima esperienza giovanile come socialista – per la quale non fu ammesso alla Scuola allievi ufficiali –, approdò nella D.C. e, nel 1942, organizzò la Democrazia Cristiana in Calabria. Fu deputato nell’assemblea costituente e, con l’avvento della Repubblica, fu ininterrottamente prima deputato, poi senatore fino al 1975.

Ricoprì vari incarichi di sottogoverno: fu sottosegretario ai Lavori pubblici, al Lavoro e Previdenza sociale, alla Giustizia. Fu, successivamente, Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, quindi Ministro della Marina Mercantile.

Fu studioso attento e cultore di Lettere e Poesia.

Si batté molto per la diffusione della lingua e cultura arbreshe e per l’insegnamento della stessa nelle scuole (cosa che avvenne molti anni dopo, con la Legge n. 482 del 1999).

Morì a Roma il 14 luglio 1978.

Cassiani fu una personalità poliedrica e, soprattutto, un galantuomo. Seguace di Don Sturzo, era fermamente convinto che l’impegno di un cristiano in politica dovesse tradursi in uno sforzo globale per migliorare le condizioni di vita dei più deboli. In un Paese che non aveva ancora conosciuto il benessere e la tranquillità economica, Cassiani era, non infrequentemente, a fianco dei più deboli e bisognosi. Zio Luigi, pescatore di Schiavonea, mi raccontava, circa una quarantina di anni fa, come Cassiani avesse pensato di alleviare le sofferenze delle famiglie dei marinai, ridotte alla fame dopo un inverno burrascoso (1955) che aveva impedito ai pescatori di andare in mare. A ogni faglia arrivarono, in busta chiusa della Marina mercantile, 10.000 lire, una cifra considerevole per l’epoca. I soldi non arrivarono solo – come solitamente facevano gli altri – alle famiglie di sicura fede DC ma a tutti. “Ricordo – proseguiva Zio Luigi – che con quel denaro comprammo svariati quintali di farina, oltre ad altri alimenti. Fu un vero sollievo per noi, che vivevamo un periodo non facile”.

Cassiani fu anche saggista, cultore di stria patria, intellettuale rigoroso e metodico. Era soprattutto impietoso con gli apologeti di una “calabresità” urtante e di maniera, prosopopeicamente ostentata, costretta, per povertà di apporto storico e culturale, in una asfittica visione localistica. Cassiani fu tra i primi a tracciare per gli studiosi delle culture regionali, delle etnie e della stessa poesia dialettale, la linea metodologica da seguire.

Cassiani era convinto – e si adoperò in tal senso – che l’unico modo per far ripartire l’economia regionale fosse quella di dare sostegno e incentivi alle imprese locali, legate all’agricoltura e alla produzione dei prodotti tipici (ciò che più tardi si chiamerà D.O.P.).

Uomo e politico d’altri tempi, Cassiani non si ritrovava e non si riconosceva nel caos, nell’arroganza, nella superficialità, nella sciatteria e nel servilismo, nel rampantismo politico e culturale fatto professione. In questi malanni vedeva invischiate irreversibilmente non solo le classi egemoni, ma anche quelle subalterne, sollecitate dal desiderio di salire qualche gradino della scala sociale, magari barattando la proverbiale ed esemplare dignità, quella che serviva alle classi lavoratrici per rafforzare in loro l’orgoglio di procurarsi il pane col sudore della propria fronte.

La visione del mondo e le idee di Cassiani possono anche essere messe in discussione e, se si preferisce, non accettate. Quella che rimane ferma, e che ci spinge a ricordarlo, è la grande lezione di umanità, di lealtà, di rettitudine, che fa balzare, titanica, la sua figura, specie se rapportata a tanti politicanti che si affacciarono sulla scena regionale e nazionale qualche anno dopo e che hanno fatto del clientelismo e della malapolitica una ragione d’essere.

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