Bondage e trasgressione bruzia

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Chissà se l’anno appena salutato è stato anche il primo anno dell’ età adulta vissuto da tanti uomini. Soprattutto per quei tipi che dai diciotto anni in poi si sono sempre costretti all’interno di una relazione. Il loro salubre terrore di rimanere da soli con se stessi ha formalizzato tale tendenza al punto da farla diventare un vero e proprio modus vivendi. La metodologia prevede che essi passino da una relazione all’altra in modo fluido e aggraziato abbandonando la vecchia compagna appena un secondo prima di principiare il seguente rapporto sentimentale. Con la grazia della nobile scimmia cappuccina, transitano disinvolti da una storia alla successiva semplicemente diventando, con oculata cadenza, le persone peggiori possibili per la precedente partner e le migliori possibili per la seguente. Immaginate che, per ovvie questioni di karma, si siano ritrovati soli.

Improvvisamente, senza apparente motivo, nessuna donna vuole più avere una relazione stabile con degli uomini che non riescono ad avere una relazione stabile. Sicuramente un periodo terribile, risultano insicuri, depressi, certi che moriranno in solitudine. Ascoltano in loop Grace is Gone, leggono (se leggono) esclusivamente romanzi russi e solo l’amore e il sostegno della mia famiglia impediscono loro di rinnovare l’abbonamento a World of Warcraft. Ma il peggio arriva quando devono ricominciare a fare una cosa che non facevano più da un sacco di tempo: uscire con le donne. Tanti di loro non sono mai stati bravi a corteggiare una donna, la loro gloriosa “Tecnica” prevedeva che la relazione partisse da basi innocenti per poi evolversi, al momento opportuno, in rapporto sentimentale. Non era un vulcano che esplodeva di passione. Era la pigra stalattite che si acumina nel corso delle ere. Quindi niente primi appuntamenti, niente bacio sotto casa, niente di niente. Adesso, invece, alla disperata ricerca di qualcuno che ponga termine a quella nuova, sconosciuta solitudine, tocca loro rimettersi in gioco. Ma il mondo oltre le linee nemiche, non è un bel mondo. Armati solo di un pietismo arrugginito, fanno molta fatica a ottenere qualche risultato. A peggiorare la situazione, non c’è più una donna al loro fianco che testimoni con la sua esistenza il fatto che siano dei completi squilibrati.

Dopo un paio di false partenze capiscono il meccanismo. Bastava trovare un interesse comune. O inventarselo. I Mumford & Sons? Adoro i Mumford & Sons. Le video reaction? Spassose. Marie Kondo? Mi colora la vita. Qualsiasi cosa purché la donna dall’altra parte del tavolo tiri loro fuori dalla condizione di apolidi sentimentali e decida di vivere una vita fatta di piumoni, tisane al tiglio e stabile, rocciosa routine. E invece, con loro grande sorpresa, scoprono che tutte le donne incontrate volevano fare sesso. Loro si impegnavano tanto, assecondando le loro assurde passioni, per poter costruire un futuro insieme e l’unico interesse di quelle debosciate era costringerli a qualche licenziosa pratica sibaritica per poi abbandonarli fuori di casa con le scarpe in mano prima di colazione. Come potete immaginare l’esperienza risulta drammaticamente dolorosa, e loro rimangono invischiati in quel dedalo di facile carnalità e rapporti senza impegno con donne giovani e flessibili per più tempo di quanto piaccia loro ricordare. Poi un giorno escono con una ragazza che non ride a nessuna delle loro infelici battute, ma le boccia o le promuove con un battito di ciglia. Ovviamente si innamorano È perfetta e occupa un perfetto pezzetto di mondo dentro il quale, ogni tanto, permette loro di entrare. Escono assieme, parlano (loro), ridono (loro), scherzano (loro) e rimangono a lungo in silenzio a scavare con occhi aristocratici nel cranio degli altri (lei). Decidono che sarà questa donna a porre fine al loro lungo digiuno sentimentale. Qualsiasi cosa dirà, qualsiasi accenno di passione o interesse, andrà colto, alimentato e cavalcato con tutta la forza possibile. Dovesse costare un’altra retrospettiva dei fratelli Taviani, lei delenda est! Scoprono che le piace il bondage  un pomeriggio davanti a una tazza di tè verde. Lei spera di non aver scandalizzato.

Loro ridacchiano come una vecchia zia che ha imparato a spiare il mondo dai social oltre che dalla finestra. Figurarsi se palesano lo sgomento, anzi, con aria navigata affermano che il bondage è la loro grande passione. Sin da piccoli proprio. Avendo una connessione internet, sanno vagamente di cosa sta parlando. Sono poche le anime candide fra di voi che non conoscono il bondage. Il problema è che si tratta di un tipo di esperienza che non ha mai attratto o stuzzicato particolarmente questi aitanti maschi bruzi. Insomma, non è nelle loro corde. Però c’è in gioco il futuro, la famiglia, il lascito, la villetta a schiera con giardino e le mancette ai nipoti. Così fanno quello che farebbe chiunque altro nella loro condizione, si guardano tutti i tutorial possibili su Youtube.  E ce ne sono. Legature di base, per principianti, per le gambe, per la vita e per il petto. Perché il bondage è una questione seria, si rischia grosso se presa sottogamba o praticata con leggerezza. Si esercitano molto sugli insaccati. Dopo una settimana di studio, sentono di essere pronti. Hanno un nuovo, interessante vocabolario, una conoscenza dei nodi che di solito si matura dopo anni di servizio su una baleniera e la capacità di incaprettare a tempo record qualsiasi mammifero più piccolo di un bisonte presente alla Sila. All’incontro vanno preparati e concentrati. Il problema è che non ci vanno eccitati. Così affrontano la faccenda in modo accademico, più che erotico. E mentre sono tutti mbacenneatj a stringere e annodare, l’unica cosa che diventa rigida è il cordame. Finisce in débacle, con lei nuda, bellissima, delusa e legata e loro che prenotano un volo di sola andata per non essere sgamati dopo aver preannunciato la cosa a tutta Cusenza (cumi ci u dici ad unu che non hanno legato?) Tutta la loro trasgressione o sta nel pascolo o in una missione, oltre che nella bocca, cù chilla edificano! E citt ca chissa d’è.

Emmegì Ferraro

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