Chiodo scaccia chiodo

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Compa Soderberg diceva che vogliamo essere amati, in mancanza di ciò ammirati, in mancanza di ciò temuti o odiati, perché l’anima trema davanti al vuoto, e se il vuoto è anche in noi allora stiamo veramente messi male. Certa gente cambia fidanzato, compagno con la stessa velocità con cui altri cambiano le calze o la maglietta della salute. Non si fa in tempo a memorizzare il nome durante le presentazioni formali in qualche serata mondana o locale cittadino, che già devi resettare e caricare altre informazioni. Ma loro, che scheda di memoria usano? E soprattutto, quanta volontà hanno? Di ricominciare, di rimettersi in gioco, di rifare sempre certe identiche cose, un po’ come da copione? Animali da palcoscenico, non c’è che dire. La maggior parte di queste persone crede che quando una cosa finisce, immediatamente un’altra ricomincia. E no che non è così: in mezzo c’è il finimondo, spesso ciò che si deve lasciare andare non è la persona ma l’idea che si aveva di lei, perciò il tempo impiegato risulta maggiore, ma questi non fanno manco in tempo a farsela un’idea. Qualcuno si risentirà magari, di queste affermazioni (ci saranno sempre gli esquimesi pronti a dettare le norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo diranno) ma qualcun altro converrà sulla loro veridicità. Ma come fanno? Altro che telecomando, questi usano un cuorecomando, basta pigiare ed il gioco è fatto, cambia il soggetto precedente con uno nuovo, hic et nunc, paro paro come un canale televisivo. E tutti vanno bene, non si va tanto per il sottile, non c’è manco il tempo tante volte, a meno che i ricambi non siano già in stand bay, in panchina, come le riserve, aspettando, spasmodicamente di poter finalmente giocare da titolari. E’ vera la frase: “è la donna che sceglie l’uomo che la sceglierà”. Nonostante pensiamo, erroneamente, che siano solo gli uomini a essere cacciatori, in realtà lo sono più certe donne, amano le prede difficili, ma soprattutto, detestano perdere (l’unico finale felice per loro si chiama orgasmo). Si tratta però di un gioco pericoloso: meglio accettare la realtà che sottoporsi a inutili strategie di conquista in cui, per la fissazione di vincere, si deve perdere. In dignità ed eleganza. Certe donne da sole proprio non ci sanno stare, hanno sempre bisogno di un uomo vicino e se è ciuato poco importa, basta che ci sia. E’ la relazione della “pasta china”: per ogni single (per scelta propria o altrui), esiste almeno un corrispettivo di donna sempre accoppiata, una di quelle con almeno una dozzina di grandi amori, più tutta una serie di facenti funzione collaterali. Che é come mangiare una polpetta fra un morso e l’altro di pasta china. Queste donne invece dei trucchi e del carica batterie, girano con Cupido nella pochette. Appartengono fondamentalmente a due categorie: quelle  innamorate dell’amore: chiusa una porta si apre un portone, quelle donne che quando chiudono una relazione non perdono mesi di vita a dimagrire, ad affogare nell’alcool e cumulare kleenex, che non si tumulano in casa a guardare film idioti sull’amore, quelle che risparmiano alle amiche pianti biblici al telefono (e si risparmiano un centinaio di euro extra di bolletta: meglio investirli in scarpe sexy per il prossimo appuntamento). Quelle insomma che, finita una storia, se ne fanno una ragione, si danno un tono e gettano paure e ansie dalla finestra, assieme ai regali degli ex … e quelle terrorizzate dal vuoto: affette da bulimia d’amore, roba che la pasta china scompare dal piatto, con tanto di polpettine, soppressata e carta stagnola (chè se é vero che essere sempre aperte all’amore é una ricchezza, non saper stare sole e vivere proiettate sul mito della coppia a tutti i costi é sintomo di fame insaziabile). Diteglielo a queste che non è vero che una donna é completa solo se é una metà. Ma quale metà e metà, siamo nate intere, fatelo capire a queste fanciulle che ingoiano tutto, mangiando senza masticare, dite loro che un intenditrice di vino non beve Tavernello (nemmeno se ben presentato o offerto). 

Emmegì Ferraro

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