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Generazione di passaggio, siamo noi

Siamo la generazione nata da quelli della rivoluzione. Poi qualcuno di loro si deve essere distratto, perché tutto è tornato come prima. Poi qualcuno di loro si deve essere ricordato, perché ha detto che è colpa nostra che non abbiamo continuato a lottare, mentre con la macchina nuova ci portava in settimana bianca. Siamo la generazione dei figli della vecchia Italia . Purtroppo quella nuova non hanno fatto in tempo a prepararla. Stanno in ritardo su tutti i cantieri: Cultura, Lavoro, Integrazione e Trasporti.  E i politici, come i vecchietti, parlano e litigano fuori dalle transenne, con le braccia conserte dietro la schiena. Siamo la generazione della comunicazione.
Nel senso che abbiamo comunicato con qualsiasi mezzo, dalla scheda telefonica all’auricolare invisibile, collegato a un orologio più intelligente di noi, passando per TVTTTTTB. Credito residuo permettendo. Sennò, “squilletto”.  In 5 stagioni di Friends siamo stati catapultati da un mondo analogico a un mondo iper – connesso, imparando a comunicare con qualsiasi nuova tecnologia nel minor tempo possibile. Il problema è che nel frattempo, abbiamo dimenticato cosa volevamo dirci. Siamo la generazione del precariato perenne.  Noi nascevamo e il posto fisso moriva, ma non conoscendolo non siamo neanche andati ai funerali.  In compenso il mondo del lavoro fluido, sta per partorire nuove opportunità, che nasceranno appena noi guarderemo i cipressi da sotto. Nel frattempo call center e speedy pizza: The circle of Herbalife. Siamo la generazione della musica. Abbiamo srotolato le audiocassette, abbiamo graffiato i cd, abbiamo scaricato gli mp3 e abbiamo craccato Spotify. Abbiamo consumato più musica di qualsiasi altra generazione prima di noi. L’abbiamo consumata tutta. Deve essere per questo che non se ne sente più in giro. Siamo la generazione della psicoanalisi. Abbiamo abbattuto le nostre madri a colpi di fazzolettini e ricevute da 70 €, poggiando sulle loro spalle tutti i fallimenti della nostra vita, dalla sindrome dell’abbandono all’eiaculazione precoce.  Abbiamo creato una società che non prevede l’amore, ma fatta da individui che ne hanno costantemente bisogno. Siamo riusciti dove tutti prima avevano fallito: trasformare qualcosa di cui ci si vergognava, in qualcosa di cui ci si deve vantare. Freud la psicoanalisi l’aveva sognata, noi l’abbiamo resa realtà. Siamo la generazione del lusso a prezzi popolari.  Giriamo il mondo su voli a 13,90 €, dove se di scarpe porti più di 42, devi pagare 100 € di sovrapprezzo. Mangiamo in ristoranti gourmet con menù fisso a 18,50 € bevande escluse e con lo sconto del 20% alla cassa. Compriamo abiti negli outlet degli outlet dove scontano un vestito del 50% a ogni passaggio di stampella, e quel cartellino con scritto 837 € cancellato 16 volte, verrà ulteriormente scontato del 138% finendo per costare “qualcosina e 90”.  Non abbiamo i soldi per essere sereni, ma abbiamo i soldi per sentirci ricchi. Siamo la generazione del porno.  Il passaggio dalla carta stampata all’orgasmo gratuito ci ha trovato disorganizzati.  Ma travolti da un insolito destino in un appiccicoso mare di fluidi, noi abbiamo trovato la soluzione: ci siamo divisi in categorie.  Vent’anni di striscioni con scritto sesso libero, per finire incasellati in un quadratino a seconda di quanto pesi, quanti anni hai.  Il porno lo abbiamo messo dovunque, c’è tutto per tutti, devi solo scegliere. Non “puoi”…”devi”. Perché prima il sesso era proibito, poi qualcuno l’ha reso un diritto, e noi l’abbiamo fatto diventare un dovere. Siamo questa generazione qua. Siamo la generazione dei protagonisti, dove tutti fanno il loro spettacolo ma nessuno ha più voglia di guardare. Siamo la generazione dei servizi, dove c’è qualcuno che può farti tutto, ma nessuno perde tempo ad imparare niente. Siamo la generazione delle grandi idee realizzabili a costo zero, dove la cosa difficile è solo trovare il tempo di pensare. Siamo una generazione senza eredità, perché il mondo accelerando ha cancellato tutto. Non avremo il tempo di essere la generazione del domani, perché siamo costretti ad essere quella dell’oggi. Siamo quelli bloccati a metà, con la generazione prima che ci ha criticato e con quella dopo che ci ha già superato. Siamo una generazione costretta a camminare a testa bassa, di quelle che non saranno mai leggenda, perché impegnata a risolvere per altri, problemi che prima non erano mai esistiti. Ma se un giorno si potrà dire che una rivoluzione c’è stata, per quanto silenziosi e disuniti, forse quella rivoluzione l’avremo fatta noi.

EMMEGI’ FERRARO

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