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Anni ed entusiasmo

Quando si hanno 18 anni si crede che una persona di 30 sia già vecchia. Attenzione: non grande, ma vecchia. Il periodo che va dall’inizio della scuola alla fine sembra infinito e non passare mai, ma passa anche se non ce ne accorgiamo.
Quando si arriva a 25 anni si pensa che un ragazzo di 40 sia già un “signore”. Uno a cui dare del Lei. Insomma, un adulto. Con faccia seria, che scherza, ma ogni tanto, e poi lo si immagina con figli, mutui, passeggino, moglie, kg in più, calvizie, sigarette, responsabilità, calvizie! Arrivati a 30 invece capisci che praticamente rispetto ai 20 non era cambiato niente. Stessa forza, stesso entusiasmo. Quando poi ne passona altri 10 e più hai solo due strade da percorrere: decidere se cominciare a vivere o prepararti a morire, che sei vuoi essere un ragazzo puoi esserlo ancora, almeno per altri 50/55 anni. Cambia solo l’approccio alle cose, molte sono già state viste e molte hanno stancato, ma non sono mai le stesse le cose, né lo siamo noi, basta guardarsi  intorno e vedere ventenni che fisicamente hanno 50 anni e mentalmente ne dimostrano 8, poi settantacinquenni che ne hanno 14 e quasi ci si commuove, nonnine di 90 anni spegnere candeline con un sorriso in faccia che sembra dire “S’è cosa tua arrivaci tu, ciuatu'”. Come si può essere così dopo così tanto tempo? Tenere così alto l’entusiasmo? E allora capisci che veramente l’età è uno stato mentale. Ah, l’entusiasmo, quella eterna magia di guardare l’identico come se fosse sempre qualcosa di nuovo. Si sente grande e ti vede grande sempre e solo chi è piccolo e ancora del mondo non ha capito nulla. Non importa a nessuno quante primavere siano passate. La differenza la fa sempre e solo sua maestà l’entusiasmo. E ciò che conta davvero è non diventare mai, mai, mai e poi mai noioso, annoiato, cinico e pesantone da quattro soldi. È questa l’unica cosa di cui aver veramente paura, e se accade, quando accade, è perché ti sei perso un attimo. Ci avete mai pensato? Forse è per quello che fumi tanto, che parli poco, ma poi gridi nel traffico. Che non hai più fiducia in niente e nessuno, che quando apri la bocca dici solo quello che non vuoi dire, e magari i mal di testa dipendono da quello. E il fatto che sei sempre incazzato, che hai paura, che nelle foto non ridi mai e non hai mai imparato a nuotare. Forse è per quello che quando devi guardare fuori, guardi dentro e viceversa. Che a una certa ora fissi sempre il soffitto. Che stai seduto composto. Che assaggi tutto e non ti fai piacere niente. Che al posto di dormire fai gli elenchi, che al posto di guarire ti curi. Che spremi tutti quei blister. Che c’ero prima io. Che stai in fila malvolentieri. Che caldo. Che freddo. Che ti porti sempre via l’ombrello. Che non capisci quello che dicono da così tanto che ha smesso d’interessarti. Che non ti viene più la pelle d’oca. Che quando ti fanno un caffè, dici grazie ma non lo pensi. Che non piangi mai. Che passi il tempo a costruire muri per difendere niente da tutto il resto. Che ti inventi ogni giorno nuovi modi per trovare sta benedetta di strada, che sembra te l’abbia ordinato il dottore. Ma senza rischiare e senza soffrire. Insomma. Dico, magari sei sul criterio sbagliato. Forse è successo perché hai perso un secondo ogni tanto per un sacco di tempo. Per ogni cazzata, per ogni silenzio, per ogni cosa non data o data per scontata. Forse sti secondi te li sei persi per un buon motivo, forse no. Forse non te ne sei neppure accorto, o forse non l’hai mai detto a nessuno che stavi scivolando, e un giorno, semplicemente, ti sei svegliato con addosso un altro tempo. E quel tempo, per te, ha smesso di avere importanza. Ma verrà qualcuno, forse sarai tu o forse sarà un altro, e rimetterà quelle lancette al loro posto. E tu per un po’ tornerai ad avere un tempo tuo. E gli troverai un nome. E lo chiamerai amore. E lo chiamerai felicità. E sì, probabilmente continuerai con le cazzate, con il fumo e con i silenzi, e proverai a scivolare di nuovo nel tuo personale jet lag. Succede spesso. Ma ogni tanto no. Ogni tanto va tutto bene e ogni tanto trovi qualcuno (e ogni tanto quel qualcuno sei tu) capace di ridarti il tuo tempo e riportarti a casa.

EMMEGI’ FERRARO

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