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Il falso presupposto che anima le Primarie.

Le primarie, invocate dal PD (o parte di esso), per la scelta del candidato governatore della Calabria hanno al loro interno un vizio che è, al tempo stesso, formale, sostanziale e concettuale. Ferme restando le riserve già espresse sull’eventuale riproposizione dell’attuale governatore, riteniamo che, in questo specifico caso, le primarie non sarebbero uno strumento in grado di garantire una competizione equa fra i candidati. Chi amministra attualmente la Regione, gestendo un potere non da poco, si troverebbe in una condizione di ingiusto vantaggio rispetto ad altre figure fresche, non usurate ma perciò stesse meno note. Il potere che detiene chi è in carica nei confronti di amministratori, tecnici, eccetera, è notevole e rischiererebbe di avere un peso non indifferente. Quanto il voto possa essere condizionato è assai noto. Non è un caso che, solitamente, le primarie sono gradite a chi esercita il potere. I casi in cui le primarie hanno successo sono quelli in cui i candidati sono tutti allo stesso livello e le competizioni nazionali, nelle quali il peso del potere locale è minimo. Per dare un governo nuovo alla Calabria, occorrono uomini nuovi, occorre che chi occupa e ha occupato a vari livelli, da mezzo secolo, il potere, faccia un passo indietro. Si dice questo al netto di eventuali considerazioni di diverso ordine, sulle quali non vogliamo minimamente entrare. Sarebbe semplicemente un bel gesto, un elegante uscita di scena, agevolando un ricambio che non dovrà essere solo generazionale.

Uno dei terreni di sfida per un rinnovamento sostanziale del Sud è proprio il ricambio della classe dirigente. Indipendentemente da qualsiasi considerazione di merito sui singoli, vi è un dato incontrovertibile, che omologa Destra e Sinistra in Calabria ed è quello dei risultati. Un’arretratezza nei campi cruciali, la scarsa incisione di qualsiasi misura, la mancanza di provvedimenti strutturali, l’incremento del deficit, hanno reso la nostra regione fanalino di coda nel Paese. E’ giusto, a questo punto, presentare il conto a chi, per decenni, si è assunto l’onore e l’onere di rappresentarci.

Massimo Conocchia

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