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Il mito di Narciso

Secondo la versione di Ovidio, Narciso era meravigliosamente bello. Consultato il mago Tiresia, la madre Liriope apprese da questi che Narciso sarebbe vissuto finché non si fosse conosciuto. Quando un giorno, passeggiando per i boschi e per i monti, appassionato di caccia come egli era, conobbe la ninfa Eco, questa si innamorò di lui perdutamente, ma lui rifiutò il suo amore e lei venne ridotta ad un’ombra che, a partire da quel momento, della bella ninfa conservava ormai solo la voce. Per vendicare Eco, la terribile Nemesi condusse Narciso sulle sponde di una fonte dalle limpidissime acque, affinché egli potesse specchiarsi e in tal modo permettere di compiersi la predizione del mago Tiresia. Fu così che Narciso, che fin lì non si era mai veduto, specchiandosi nell’acqua, non riuscì più a staccarsi dall’immagine della sua bellezza e morì di conseguenza al più ridicolo ed inutile amore, ovvero quello, spesso devastante, che si nutre per se stessi. Proprio da qui parte la mia riflessione che voglio condividere con tutti Voi: Conoscere se stesso è un imperativo che ammonisce gli Uomini dotati di coraggio ad andare dentro lo specchio d’acqua, ovvero all’interno della propria storia personale ed alla scoperta del centro del proprio Sé. Significa anche andare dentro tutti quei contenuti, persino quelli più inaccettabili, che sono parte di noi, che ognuno di noi possiede silenziosamente e che creano, al nostro interno, alcune zone d’ombra che persino noi stessi siamo spesso portati a rifiutare. Zone d’ombra che non accettiamo di buon grado in quanto elemento costitutivo di una parte di noi ma che talvolta, e per mille motivi, attribuiamo ad altri. Zone d’ombra che spesso corrispondono ad un’identificazione massiccia con gli occhi e con le percezioni dell’ “altro” punitivo, della legge dei forti e della morale vigente. Zone d’ombra che spingono inconsciamente a creare percezioni che condannano “ciò che noi stessi siamo”ma che, per metterci al riparo, siamo portati a proiettare su altri. Il narcisismo, in quanto vanità morbosa, è un vizio e come tale deve essere combattuto. Quando si pensa a un narcisista si ha in mente quasi sempre un uomo, ma naturalmente il narcisismo si declina anche al femminile, ed è quello della donna che, proprio come l’uomo, ostenta sicurezza in sé e assenza di empatia, ha una forzata disinvoltura, un senso di superiorità, ed è alla continua ricerca di indipendenza attraverso un ampliamento ipertrofico delle proprie capacità, una donna che però, intimamente, è divorata dall’insicurezza, dunque piena di contraddizioni. Una donna che è disposta ad alzare a livelli sommi i toni e i contenuti pur di emergere, che mette in piazza i fatti di tutti per attirare l’attenzione su di sé, completamente insensibile alle violazioni che compie. E’ sempre in “attesa” di una ammirazione da parte degli altri in generale e di chi le interessa in particolare. Sovrastima le proprie capacità sottovalutando un eventuale aiuto ( ecco perché è difficile che vada in terapia ). Fantasia di enorme successo in qualunque cosa faccia. Spesso è irragionevolmente esigente. Contribuisce molto poco in una personale relazione. Non vuole affrontare discorsi legati a sentimenti, è troppo arido e sterile per provarne di veri. Non apprezza i successi, i valori degli altri, è una persona estremamente vulnerabile, ha un conflitto irrisolto che difficilmente riconoscerà, non darà mai soddisfazioni affettive, i  suoi ricordi spiacevoli non li conosceremo mai ( è da questi che si difende con la modalità narcisista). Siamo circondati da seguaci di Narciso, che usano male i pronomi, preferendo sempre l’”Io” al “Noi”. Ciò che di costoro fa più senso, è la sicumera, la sfacciataggine con cui inseguono dignità, riconoscimenti, potere ed insegne non meritate, senza rendersi conto che ad apparire vistosamente è la loro pochezza umana, spirituale e culturale. Ciò di cui la natura non dota, non può essere raggiunto con la furbizia, e tutto quello che si raggiunge in modo immeritato, disonora non solo il singolo ma tutto il contesto. Forse, come ci indica la leggenda di Narciso, la comunità sarà tale quando, un bel giorno, saremo in grado di superare la nostra dualità per ammettere che non solo “siamo questo”, ma “siamo anche quello”, ovvero il nostro esatto contrario, quello che meno ci piace, quello che noi stessi siamo portati a negare ma che, molto spesso, ci pare giusto condannare nell’altro in determinati momenti della nostra vita per credere e sperare nella salvezza o per incrementare il nostro senso di autoaffermazione. Ogni tanto fermatevi davanti ad uno specchio, questo vi deve far riflettere, non deve solo riflettere, ché tanto si sa che ciò che più ostentate è ciò che più vi  manca.

Emmegì Ferraro

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