Zeus

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Nei prossimi mesi vi terrò compagnia con una serie di articoli sulla Mitologia classica greca. Ogni articolo sarà dedicato ad una divinità del Pantheon. Per ragioni prettamente tempistiche mi sono focalizzata sulle dodici divinità principali, diciamo le maggiori, come i mesi dell’anno. Alcuni mi hanno solleticato chiedendomi di scrivere su tutte e tre le generazioni, e non vi nego che ne sono stata attratta, partendo dal sodalizio fra Urano e Gea e la creazione delle prime divinità, allo spodestamento di Urano, da parte del Titano suo figlio, Crono, la sua evirazione e la nascita di un nuovo ordine divino, la famosa età dell’oro per gli uomini. In seguito Crono e la sorella-sposa Rea generarono la terza generazione, la più nota e quella da me trattata in questi articoli, gli Olimpi, sino allo spodestamento dello stesso Crono da parte del figlio più piccolo, Zeus, che liberati i Ciclopi, imprigionati appena nati dal padre Urano, gli fecero dono delle sue formidabili armi, il tuono, il fulmine ed il lampo, simboli di potenza e dominio, ma sarebbe divenuta un’enciclopedia e non dei semplici articoli sulla mitologia classica. Vorrei invece proporvi degli articoli che mettano il mito classico “a nudo”, le emozioni provate dagli dei, le loro controversie, i lori amori ed i loro tradimenti, tutto in una chiave di lettura comprensibile e a tratti ironica. Iniziamo dunque.

La divinità trattata oggi è la figura del padre degli dei, Zeus. Dovete sapere che quando non si trovava sull’Olimpo, a soprassedere le continue e a volte violente controversie fra gli dei, Zeus si trovava sulla terra intento al suo passatempo preferito: l’adulterio. Ci piacian i fimmini. La madre degli dei, Hera, conosceva benissimo questa sua “debolezza” e appena poteva cercava di porle un freno, il più delle volte adirandosi in modo terribile. Il padre degli dei era solito assumere le sembianze di animali, esseri umani, o addirittura elementi naturali, per poter raggiungere “lo scopo” prefissato. Come nel caso del tentativo di seduzione di Europa. Essa stava, beatamente, a crogiolarsi al sole d’Oriente quando ecco spuntare dalle acque del mare un toro bianco, bello e mite, che la fece salire in groppa, all’improvviso scattò fra le onde del mare e la rapì, lo avrete compreso, era Zeus sms (sotto mentite spoglie). Portò Europa sino a Creta e lì si congiunse con lei. Da questa unione venne alla luce il futuro re di Creta, Minosse, (quello dalla moglie con il nome strano che si innamorò di un toro bellissimo, quindi strana non solo nel nome, ma questo ve lo racconterò un’altra volta). Altre volte Zeus scelse un animale più regale, come nel caso di Leda, la regina di Sparta, e si tramutò in un candido cigno, da questa bizzarra unione Leda depose due uova da cui nacquero i gemelli divini Castore e Polluce e la donna più bella (più chiacchierata e più eufemisticamente nominata) al mondo, Elena. Ma il culmine dell’astuzia seduttiva Zeus lo raggiunse nel caso della figlia del re Acrisio, la bella Danae. Essendo ella imprigionata per volere del padre, allarmato da un profezia che lo voleva ucciso per mano del nipote, in una stanza di segreta, costruita interamente in bronzo, il padre degli dei, si tramutò in una pioggia d’oro che penetrò nella stanza e “bagnò” Danae, da questa unione verrà al mondo l’eroe trionfatore di Medusa, Perseo. Credo che la “scappatella” più esilarante sia quella in cui Zeus vestì i panni del re Anfitrione e si congiunse con la regina Alcmena, il povero marito ignaro di tutto stava combattendo gli uccisori dei fratelli della sua sposa, mentre il servo del re, di nome Sosia, tornava di corsa ad annunciare alla regina che giustizia era stata fatta, gli si mostrò, nelle stesse sue fattezze, il messaggero degli dei Hermes, a guardia della camera da letto della regina, immaginatevi lo stupore del servo. Stupore che assalì anche il re Anfitrione, alle spiegazioni della moglie Alcmena, che giurava di essersi congiunta con lui per ben tre notti. Da questa unione nacque il semidio più noto della mitologia classica, Eracle. Non possiamo tralasciare l’unica seduzione omosessuale del padre degli dei, invaghitosi di un pastorello dalle fattezze perfette, Zeus si trasformò in aquila e lo rapì, portandolo sull’Olimpo, questo giovinetto si chiamava Ganimede, e divenne il coppiere degli dei. La cosa che sorprende di più di Zeus, nonostante la sua suprema divinità, è la vicinanza con l’uomo, gli stessi vizi e le stesse debolezze, non era raro che il padre degli deisi tramutasse in un povero straccione oppure in un giovinetto e da quelle condizioni scrutasse l’essere umano, i suoi slanci e le sue miserie. Dobbiamo considerare che per un greco dell’epoca, Zeus era la divinità suprema, da lui dipendeva non solo la felicità ma anche l’esistenza stessa di ogni creatura. Quindi sentirlo così vicino era un qualcosa di importante per i suoi fedeli.  Eppure non fu sempre facile per il padre degli dei: il mondo era totalmente diverso prima di lui e dovette lottare con astuzia e con coraggio per ottenere il potere. Zeus sin dall’infanzia ebbe una vita burrascosa e come non comprenderlo, provate voi ad avere come esperienza primaria della vostra esistenza un genitore che cerca di “fagocitarvi”. Dovete sapere che il padre di Zeus, Crono, ossessionato dall’idea di essere spodestato da uno dei suoi figli, come fece lui stesso nei confronti del padre Urano, appena nascevano i suoi figli li divorava vivi, per eliminare subito ogni possibile minaccia. Fu la madre Rea che, adirata dal comportamento del consorte Crono, decise di far crescere il suo ultimogenito sull’isola di Creta, sul monte Ida, nutrito dalla capra Amaltea, dalle api e da Cureti, folletti che si presero cura di lui. La madre Rea, per fortuna del piccolo, dopo aver perso la sua intera prole in questo modo, ingannò il marito e anziché dare a lui il piccolo sventurato gli fece inghiottire una pietra avvolta in un panno. Quando Zeus ebbe avuto piena consapevolezza dei propri mezzi sfidò il padre Crono, gli fece vomitare i suoi fratelli e lo relegò nel Tartaro. Crono, questo padre cosi degenere, fu perdonato in seguito dallo stesso Zeus e posto come divinità del tempo sull’Isola dei Beati, intento ad accogliere gli Eroi, figli di Zeus. A quel punto sembrerebbe che tutto si sia deciso a favore del nuovo signore del cielo, ma invece non fu così, Zeus dovette affrontare una rivolta capeggiata dai Titani, fratelli di Crono, che non vedevano bene il “nipote” a capo di “tutte le cose”, conquistarono quindi una vetta alta come l’Olimpo, il monte Othrys e da li partì la controffensiva. Zeus rimase saldo in capo all’Olimpo e chiamò a se le divinità, gigantesche e mostruose, anch’essi fratelli di Crono, i Centimani, creature con cento braccia e cinquanta teste e liberò dal Tartaro i Ciclopi, creature con un solo occhio, precedentemente imprigionatevi da Crono, che donarono all’Olimpo il fulmine, il tuono ed il lampo. Sconfitti che furono, i Titani, vennero imprigionati nelle profondità della terra. Diciamo che Zeus non rimase stabile e frisc sul trono degli dei, ma sempre sul “chi va la”, egli dovette nel tempo ricordare anche alle altre divinità del Pantheon chi era il più potente, gli Olimpi tentarono più volte di beffarlo e di affrancarsi dal suo potere. Diciamo che l’unica divinità che gli tenne veramente testa, fu la moglie Hera, ma a Zeus non poteva bastare, non gli piaceva mangiare ogni giorno la stessa minestra, perciò sceglieva i menù più appetitosi e succulenti, tanto sapeva che Era lo avrebbe sempre e comunque perdonato ed accolto, una donna innamorata questo fa, e Zeus, che era spiart, da mò che l’aveva capito.

EMMEGI’ FERRARO

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