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“Caro amico ti scrivo…” Un breve ricordo di Angelo Toscano

Caro Angelo,

non è una canzone quella che ti invio. Come tu ben sai, non ne sarei capace: la mia voce stonata nelle serate conviviali ti suscitava non poca – e giusta – ilarità. Voglio oggi – a dolore non cessato ma decantato in parte dal tempo – dedicarti qualche parola nell’unica forma che mi possa riuscire, la prosa.

La nostra amicizia affondava le radici nel solido terreno comune di Padìa: tua zona di nascita, mia di adozione. Tuttavia, non mi sono mai sentito un ospite. L’accoglienza tua e di altri amici sinceri ha fatto subito breccia nel mio cuore e ha creato le basi per un rapporto sincero, spontaneo, disinteressato.

Ti ricordo, me bambino, idolo di ragazze e non solo, quando con la musica ammaliavi tutti. La tua era una dote naturale, non frutto di sofisticati studi. Ti bastava ascoltare un motivo e riprodurlo, di qualsiasi genere, da quello folkloristico, alla musica pop, al classico. Non uno ma vari strumenti eri in grado di padroneggiare, dalla chitarra, alla fisarmonica, al sassofono, etc.

Ti devo confessare che non è stato facile metabolizzare la tua assenza, mesi di angosce, speranze, timori, concretizzatisi in una fredda notte in cui sei partito, stavolta per sempre. Che fare ora? La fede vacilla e di questi tempi non rappresenta più, amico mio, un solido supporto. Quante volte abbiamo esorcizzato la morte, scherzandoci sopra, incoscienti del fatto che un girono sarebbe toccato a noi…..è toccato a te! Rimangono, però, fermi, nitidi i ricordi di una vita straordinaria, vissuta fino in fondo ma durata troppo poco.

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’…” cantava Lucio Dalla. Lo scriverti è catartico, serve in parte a esorcizzare la morte, quella parca cesoia che prematuramente ha interrotto un percorso esistenziale che ha fatto sì che tu penetrassi nel cuore di tutti, semplicemente col tuo modo di essere e di porti. Ricordo lucidamente come la notizia della tua dipartita, sebbene non improvvisa, abbia lasciato sgomenta un’intera comunità. Non amavi i fronzoli, lo so bene. Eri spontaneo, sempre disponibile e sempre pronto ad affrontare la vita dal lato ironico e sarcastico, l’unico che ci permette di viverla senza troppe ansie. Quest’anno – e già quello precedente – il Natale è passato sottotono. Le tue incursioni serali con Maurino Ritacco, Marco e altri amici non sono più e, quandanche si ripetessero in futuro, ci sarebbe una sedia vuota, un’assenza troppo pesante per continuare come prima.  Rimangono i ricordi: ora che il dolore è cronicizzato, affiorano con più nitidezza e leniscono in parte la tua assenza fisica. Il tuo numero di cellulare non l’ho cancellato dalla rubrica, forse per la vana speranza che squilli, forse per non volere annullare una tua traccia terrena. E’ puerile, lo so, ma ciascuno esorcizza la morte a suo modo. Mi è capitato di leggere recentemente dei tuoi versi, che mi hanno colpito per il loro significato umano, per la loro capacità di esprimere la tua indole, il tuo carattere, dalle esuberanze giovanili, alla partenza, alla lotta contro un demone, che eri riuscito a sconfiggere con determinazione e coraggio.

“Su’ passeati cinquantott’anni,

è finita a vita mia,

su benuti li madànni,

ma ‘a curp’è stèata e da mia

Iu de giuvan’è ciotijeatu,

tanti fimmin’è currudieatu,

mi vestia sempr’alla moda,

chi paria’nu mastr’ ‘e scoda…”

Un altro demone ti ha atteso, contro il quale ogni tua lotta è stata vana. Resta il ricordo del coraggio con cui hai affrontato anche l’ultima battaglia, la forza con la quale hai combattuto fino all’ultimo. Nelle nostre telefonate, si sentiva il respiro affannoso, inframmezzato da sorrisi che ti costavano tantissimo ma era il tuo modo di far sentire l’altro non invadente o inopportuno ma una presenza cara, malgrado tutto.  Per chi stenta a credere in un’altra vita è il ricordo a fornire il supporto necessario a superare il dolore di una perdita. Serve, a questo proposito, ripescare dalla propria mente quei frammenti di vita comune, spezzoni di esistenza condivisi piacevolmente e, con un percorso sconosciuto, fissarli nel cervello in maniera indelebile. Nome uguale ricordo: viaggeremo, così, sempre insieme, sinonimi strampalati ma felici. Ciao Angelo, dovunque tu risieda.

Massimo Conocchia

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