fbpx

Aggiornamento Coronavirus: in Calabria 675 contagiati, 38 vittime

Bata - Via Roma - Acri

I calabresi contagiati dal coronavirus sono fino a stamane 675. Le vittime 38.

La testimonianza del medico infettato in corsia

In camice per passione. Pino Errico è il primo medico ospedaliero contagiato in Calabria dal covid-19. È un gastroenterologo in servizio nel nosocomio di Cetraro. Ha visitato una paziente affetta dal virus senza saperlo. Ed è cominciato un calvario conclusosi tuttavia con la sconfitta del “mostro”. Il professionista sessantaduenne ha lottato ed è guarito. Non è stato facile, ma ce l’ha fatta. «Testimonio con la mia esperienza » racconta il dottore Errico « che si può guarire. Anzi, la maggior parte dei pazienti riesce a sconfiggere il virus. Non ce la fanno le persone che versano in condizioni precarie, che hanno un sistema immunitario compromesso. Certo» aggiunge il gastroenterologo «vi sono soggetti in cui il coronavirus si manifesta in maniera più forte rispetto ad altri e questo non si capisce bene perché. Posso però dire che ci sono persone più giovani di me che stanno guarendo sebbene colpite in modo più accentuato». Pino Errico è uno dei cosiddetti “feriti sul campo”: ma quando ha capito cosa gli stava accadendo?

«Il dieci marzo ho avuto il primo malessere, i sintomi erano quelli dell’influenza. Mi sono subito messo in malattia e in autoisolamento a casa: sono un medico e ho preso precauzioni. Il 12 marzo, d’accordo con il medico di base, ho sollecitato l’esecuzione di un tampone. L’ho richiesto per tre volte, ma mi è stato risposto che il protocollo non lo prevedeva. Lo dico senza alcun intento polemico ma esclusivamente come dato storico. Sono rimasto sette giorni a casa e, devo dire, mi sono sentito meglio. Siccome in ospedale siamo pochi e la mia assenza poteva danneggiare i colleghi rimasti in servizio ho pensato di rientrare». E qui viene il bello: perchè il gastroenterologo mostrando buon senso e grande scrupolo decide a questo punto e di sua iniziativa, prima di riprendere servizio, di sottoporsi a una tac polmonare: siccome non avevano inteso praticargli il tampone, l’unico modo per tornare in reparto senza mettere in pericolo pazienti e colleghi era procedere almeno a quell’esame. «La tac» racconta «ha rivelato subito che avevo una polmonite interstiziale. Mi hanno messo in tenda ed è lì che ho festeggiato il compimento del mio sessantaduesimo compleanno. Il tampone ha dato esito positivo e sono stato poi trasferito nel reparto di Malattie infettive di Cosenza. Sono stato sottoposto a terapia antivirale e oggi sono qui». La dinamica impone una riflessione a voce alta che diventa pure una domanda per questo medico: se Errico non fosse stato scrupoloso e attento cosa sarebbe accaduto? Ecco la risposta garbata del gastroenterologo : «Se non fossi stato un medico e non avessi deciso di autoisolarmi e, una volta ripreso vigore fisico fossi tornato al lavoro una settimana dopo aver avuto la febbre, avrei infettato prima tutta la mia famiglia e, poi, l’intero ospedale». Considerazione logico- deduttiva: in certi casi, forse, occorre correggere il tiro e seguire, oltre alle “linee guida”, il buonsenso. Se al medico di Cetraro fosse stato fatto subito il tampone – adesso il presidente Jole Santelli l’ha reso obbligatorio per tutto il personale sanitario – il covid-19 sarebbe stato neutralizzato subito. E senza rischi.

Pino Errico ci saluta facendo una raccomandazione: «Contro il coronavirus noi cittadini abbiamo solo due armi: rispettare le norme di isolamento previste dal ministero della Salute e… pregare». Come dargli torto?

Salvati a Catanzaro due contagiati provenienti dalla Lombardia

Sono stati estubati e sono in via di guarigione i due pazienti lombardi, uno di Bergamo, l’altro di Cremona, ricoverati nelle scorse settimane, in gravi condizioni, nel reparto di rianimazione dell’ospedale «Pugliese» di Catanzaro perchè affetti da coronavirus. Lo ha detto il commissario dell’azienda ospedaliera, Giuseppe Zuccatelli. I due pazienti si trovano nel capoluogo calabrese dal 19 marzo, dov’erano giunti con un aereo miliare atterrato nel vicino aeroporto di Lamezia Terme. Ora sono stati trasferiti nel reparto di malattie infettive. «E’ stato un atto di grande generosià – ha detto Zuccatelli – da parte della Calabria. E’ ora di smettere di dipingere questa regione in termini negativi». Giusto. Bravo. Auguriamoci che nei nostri confronti sia sempre ricambiata la stessa generosità. Ce la meritiamo.

Le cure applicate ai pazienti guariti

Sono ventuno le persone guarite fino ad oggi in Calabria. I pazienti usciti dal tunnel sono stati trattati con il Tocilizumab, un anticorpo monoclonale impiegato per l’artrite reumatoide che si è rivelato efficace anche nella cura della sintomatologia Covid-19. La somministrazione del farmaco, iniziata il 13 marzo scorso, è stata effettuata, al momento su 17 pazienti, ricoverati nel reparto di Malattie Infettive.

La seconda sperimentazione, iniziata il 27 marzo scorso a Cosenza, è un lavoro di interazione con gli specialisti ematologi e si basa sull’utilizzo del Ruxolitinib, un farmaco noto per la sua potente azione antinfiammatoria e usato in ambito onco-ematologico. Attualmente sono trattati con questo farmaco tre pazienti ricoverati nel reparto di Malattie Infettive.

La nuova terapia

E’ stata in questi giorni elaborata una nuova strategia terapeutica mirata a contrastare la sindrome respiratoria acuta derivante dal virus. Si tratta di un protocollo terapeutico ideato da due ricercatori cosentini, Ennio Avolio, dell’Università Tor Vergata di Roma, e Teresa Pasqua, dell’Università della Calabria, in stretta collaborazione con Giuseppe Palma della Irccs «Fondazione Pascale» di Napoli e Giovannino Silvestri dell’Università del Maryland (Usa). La terapia prevede alla base del trattamento due farmaci (off-label) capaci di agire in sinergia evitando l’aggravarsi della patologia polmonare da Sars-Cov-2. Si tratta di un antagonista selettivo dei recettori istaminergici H1 periferici, in combinazione con un inibitore selettivo di una specifica cascata infiammatoria che, quando attivata, comporta una disregolazione delle risposte immunitarie con un quadro clinico polmonare tipico del Covid-19. Secondo i due studiosi cosentini, questo nuovo protocollo terapeutico potrebbe dare una svolta importante al trattamento dei pazienti Covid-19, specie nelle prime fasi dell’evoluzione della patologia, evitando o riducendo la necessità delle cure in terapia intensiva. Il lavoro scientifico è già stato sottoposto all’attenzione di una prestigiosa rivista scientifica internazionale.

I pazienti morti

Tre i decessi registrati ieri. Il primo è avvenuto nel centro covid dell’ospedale di Rogliano (Cosenza) ed ha riguardato un novantacinquenne di Bocchigliero. Si tratta di uno degli anziani che erano ricoverati nella casa di riposo “Santa Maria”, oggetto proprio ieri di una serie di controlli da parte dei carabinieri del Nas. L’uomo era risultato positivo e trasferito nel nosocomio per essere sottoposto a cure. L’altro riguarda una donna di 86 anni che era ospite di una casa di cura di Longobardi portata prima a Cetraro e poi trasferita a Cosenza dove è deceduta. La morte viene definita “sospetta” e verrà eseguito un tampone post mortem per valutare se l’anziana fosse stata infettata dal coronavirus. Il terzo morto è un sessantasettenne di Gizzeria tornato dalla Lombardia spirato nel reparto di Rianimazione del “Pugliese” di Catanzaro.

La mappa del contagio

Territorialmente i casi positivi accertati fino a stamane sono così distribuiti

Catanzaro 33 in reparto, 7 in rianimazione, 100 in isolamento domiciliare, 7 guariti, 12 deceduti;

Cosenza 56 in reparto, 2 in rianimazione, 115 in isolamento domiciliare, 3 guariti, 14 deceduti;

Reggio Calabria 34 in reparto, 6 in rianimazione, 140 in isolamento domiciliare, 11 guariti, 10 deceduti;

Vibo Valentia 5 in reparto, 1 in rianimazione, 29 in isolamento domiciliare, 1 deceduto;

Crotone 26 in reparto, 0 in rianimazione, 64 in isolamento domiciliare, 4 deceduti.

Le quarantene

I soggetti in quarantena volontaria sono 9.021, così distribuiti:

Cosenza 3.045;

Crotone 1.127;

Catanzaro 1.165;

Vibo Valentia: 578;

Reggio Calabria 3.274.

Le persone giunte in Calabria che si sono registrate al sito della Regione Calabria sono 12.635.

Chiusura dei Comuni prorogata. Rimangono le “zone rosse”

Sono prorogate fino al 12 aprile le ordinanze con cui il presidente della Regione, Jole Santelli, ha chiuso i confini di diversi Comuni in Calabria per l’emergenza coronavirus. Lo prevede una nuova ordinanza, la numero 23, della stessa governatrice: la proroga riguarda Montebello Jonico, Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Cutro (Crotone), San Lucido, Rogliano, Santo Stefano di Rogliano, Bocchigliero (Cosenza), Serra San Bruno (Vibo Valentia), Chiaravalle Centrale, Soverato, Torre di Ruggiero, Vallefiorita e Cenadi (Catanzaro). Per un altro Comune, Fabrizia (Vibo Valentia), fin dall’inizio la «chiusura» era stata disposta fino al 12 aprile.

Le ordinanze di «chiusura» di questi Comuni prevedono, tra le varie misure, «il divieto di allontanamento dai territori comunali da parte di tutti gli individui presenti, riducendo drasticamente ogni possibilità di socializzazione, limitando al massimo ogni spostamento; il divieto di accesso nel territorio comunale; la sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità. Possono entrare ed uscire dai singoli territori comunali – si precisa nelle ordinanze – gli operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nei controlli e nelle attività riguardanti l’emergenza, nonchè degli esercenti le attività consentite sul territorio e quelle strumentali alle stesse, con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale e fermo restando la limitazione della presenza fisica del personale per quanto strettamente indispensabile».

L’annuncio del sindaco di Reggio

«Acquisteremo 2000 tamponi da distribuire all’Asp ed al Grande ospedale metropolitano». Lo afferma il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, spiegando che «soltanto estendendo lo screening si potrà avere un quadro, quanto più chiaro possibile, sul diffondersi del Coronavirus in città». Dunque, dopo aver attinto dal fondo di riserva 120 mila euro utili a fornire apparecchiature elettromedicali in favore dei reparti Covid-19 degli ospedali del territorio, la Città metropolitana farà lo stesso per procedere all’acquisto dei test capaci di verificare o escludere possibili casi contagio. «Ieri mattina – aggiunge Falcomatà – ho dato mandato all’Ufficio di ragioneria dell’ente per effettuare un prelievo che servirà a fornire ulteriori e nuovi strumenti d’indagine medica agli esperti del comparto sanitario territoriale. Si tratta di un primo contributo necessario ad intervenire subito sulle fasce più esposte a rischi, penso a tutti coloro che, in questo ultimo mese e senza dimenticare nessuno, hanno continuato a lavorare garantendo alimentari, farmaci, servizi e tutto ciò che ha consentito di affrontare nel migliore dei modi questa fase».

Un pensiero felice a tutti. Buona giornata. Coraggio.

Arcangelo Badolati

Bata - Via Roma - Acri

Rispondi

error: Contenuto protetto!