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Buoni propositi per il dopo Covid-19

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L’emergenza Covid-19 ha incontrovertibilmente assunto le sembianze di uno stress-test globale, evidenziando le falle che caratterizzano la molteplicità degli aspetti socio-economici di una porzione ben distinta di territori, racchiusi in un singolare arco che si dipana fra l’oriente e l’occidente, disegnando una sorta di triste arcobaleno monocromatico disvelatosi con una tempistica tale da consentire ai paesi già attraversati o minimamente interessati dal suo mesto cammino, di correre in aiuto delle altre popolazioni raggiunte dal virus.
Tralasciando gli aspetti più tecnico-scientifici per non ascriversi di diritto all’esercito alquanto nutrito di tuttologi della 25a ora, fra i cambiamenti che dovrebbero sortire da questa odiosa “livella” che si è abbattuta sulle nostre teste varrebbe la pena annoverare l’annoso problema della comunicazione, sia dal punto di vista istituzionale che dell’informazione, focalizzando i difetti del quarto potere, affamato cerbero apparentemente impegnato a difendere la verità. 
Quella verità che dovrebbe essere il caposaldo dell’informazione, da ricercare e successivamente descrivere, per cui le fonti più attendibili secondo un antico adagio sarebbero gli ubriachi ed i fanciulli, anche se risulta più facile propendere per i primi visto l’abuso stereotipato che caratterizza taluni contenitori televisivi!
Quella verità molto spesso edulcorata, violentata, modellata e accomodata alla bisogna, perché la partigianeria che sgorga a corrente alternata da quelli che un tempo venivano definiti gli organi di stampa, a testimonianza della faziosità dei contenuti, confligge sfacciatamente con l’idea di informazione, acquisendo il pericoloso status di deformazione.
Il pernicioso riversamento dei fenomeni da bar dello sport nelle infinite maglie della rete, ha contribuito ulteriormente agli assembramenti di neuroni in vacanza, favorendo la nascita di vere e proprie macchine da guerra tendenti alla profilazione degli utenti per poterne meglio disporre all’occorrenza, alimentando quel verminaio di emozioni, rancori sopiti e desiderio di affermazione, che opportunamente incanalato potrebbe replicare inaspettati esiti elettorali.
L’auspicio non è quello di ritornare ai cinegiornali dell’Istituto Luce o ai dispacci d’agenzia d’oltrecortina, ma ad una profonda rivisitazione delle modalità di informazione, che ha bisogno di risultare attendibile e non piegata alle esigenze di audience, più aderenti alla categoria dell’entertainment.

Giuseppe Donato

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