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A volte ritornano!

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Le altre Regioni lo custodiscono gelosamente e lo sfoggiano nelle occasioni importanti, mentre nella nostra Calabria sembrerebbe sia stato abilmente affiancato ad un’improbabile campagna autarchica per invitare a consumare prodotti calabresi e addirittura manomesso, almeno sul portale regionale (https://www.regione.calabria.it/website/) per meglio aderire alla campagna propagandistica di malcelati arruffapopolo in cerca di conquiste al grido di Calabria Protagonista.
Sto parlando dello stemma della Regione Calabria, ultima Regione ad adottarne uno nel panorama nazionale (non ci facciamo mancare niente quando si tratta di arrivare ultimi!) con la Legge Regionale n. 6 del 15/6/1992, pubblicata sul BUR n. 77 del 19/6/1992.
Quella colorata composizione ovale che ai più non dice niente, ma che contiene dei simboli che ne identificano il territorio (un pino, due croci e una colonna) che qualcuno sta pensando di sostituire magari con l’effigie di un teutonico Alarico da affiancare al leggendario Alberto da Giussano, in una corresponsione di bellicosi sensi da anteporre agli interessi dei calabresi.
Per favore, smettiamola e rimettiamo i simboli al loro posto, visto che una Legge Regionale ne detta le caratteristiche grafiche, perché se proprio vi aggrada rimuovere qualcosa dalla Calabria, provate a liberarla dal marcio che ne pervade l’essenza più intima, dal cerchiobottismo che vede alternarsi con precisione svizzera ad ogni tornata elettorale usi e consuetudini che rischiano di prosciugare i proclami di Cetto La Qualunque, costringendolo a richiedere la Cassa Integrazione in Deroga, quella che ancora stanno aspettando le oltre 14000 aziende che dal 6 aprile si sono catapultate a richiedere per i loro dipendenti, le cui pratiche sono state “inghiottite” dalle pause per le diverse festività che hanno sconquassato il mese di Aprile. 
La Regione Calabria non è mica la Segreteria di un partito politico. O no?
Giuseppe Donato

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