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Quella domenica allo stadio San Ciro di Portici

Bata - Via Roma - Acri

Mercoledì 6 maggio 2020: Moka d’ordinanza per gustare il primo caffettino della giornata e testare le funzionalità sensoriali legate a questo rito quotidiano, elevato a sentinella domestica anti Covid-19. Okay Houston nothing to declare. Primo check superato e quindi guadagno la mia scrivania per la rassegna stampa online, a seguire velocissima review delle risultanze condominiali del 2019 (anche l’amministratore batte cassa!) e per dessert decido di procedere al download della dichiarazione dei redditi precompilata, perché dal 14/5 sarà possibile accettarla/modificarla per ottemperare alla presentazione online. The Accountant is back!Una rapida occhiata al numeretto che indica le visualizzazioni dell’ennesima opinione pubblicata su Acrinews.it (per verificare di non essere rimasto indietro anche stavolta rispetto all’avviso della differenziata!) e mi infrango su una foto della sezione Correlati, perché mi era rimasta in mente una frase di un articolo che non avevo soppesato nella giusta maniera: «La terapia intensiva è un inferno senza fiamme, lo posso testimoniare.» (https://www.acrinews.it/2020/05/02/il-prezzo-amaro-di-un-caffe-al-bar/). Collego questa frase ad un altro articolo dell’anno scorso e…forse capisco!Mi perdoneranno tutti coloro che, anche per un solo istante, potranno subire nocumento da questo mio ricordo, ma non posso esimermi dal riportarlo perché ho avuto il piacere di incontrare il Prof. Salvatore Zanfini almeno una volta nella mia vita e ne conservo ancora una piacevole sensazione. Ancora 18enne e prossimo al diploma di Ragioniere e Perito Commerciale, ho incrociato le traiettorie di un nutrito gruppo di appassionati conduttori radiofonici, oggi affermati professionisti, con i quali ho scavalcato gli anni ’80, epoca d’oro per i colori sociali dell’Acri che quella domenica pomeriggio doveva misurarsi con i padroni di casa del Portici (15/10/1989) in uno stadio nuovissimo ma semivuoto, dove in piedi sugli spalti a seguire la partita per conto dell’emittente radiofonica Radio Acheruntia, c’erano Franco Bifano e un improbabile assistente, da me rappresentato. Della partita ricordo soltanto i “rimproveri” di Franco per aver improvvidamente depennato un calciatore sostituito dalla scheda con le formazioni e per aver pericolosamente esultato (per la verità sportivamente confortato dai pochi supporters porticesi) per la magistrale punizione del rossonero Baratto, che sbloccò il match e ne sancì il risultato finale. A fine partita ci dirigemmo verso un caratteristico ristorante sul mare (con terrazza su palafitta adagiata sulla spiaggia nera!) ed è qui che il ricordo diventa rarefatto, quasi a suggellare la spiritualità del momento. Ho condiviso la trasferta a Portici con il Presidentissimo Zanfini, ma riesco a focalizzarlo solo su quella terrazza sul mare: un uomo perbene.
Giuseppe Donato  

Bata - Via Roma - Acri

4 risposte

  1. Adelinda Zanfini ha detto:

    Un ricordo raro…

    Grazie,Giuseppe Donato
    Sono sopraffatta dall’emozione. Mi restituisci incredibilmente una immagine di mio padre che coincide con quella che ho in mente ogni notte prima di addormentarmi. Il suo sguardo rivolto all’orizzonte…..noi sognatori siamo fatti così! Le tue parole sono state una sua carezza, una sua conferma come presenza viva e vitale. Lo hai incontrato fugacemente ed è rimasta in te la traccia, evocata dalle espressioni di un mio articolo…. Hai colto il dolore della mia testimonianza…. Vederlo soffrire in terapia intensiva è stato devastante a tal punto che come atto d’amore gli ho sussurrato di lasciarsi andare, di non rimanere attaccato alla vita. Lo amavo così tanto che non sopportavo quella indicibile sofferenza. A sera sono andata via. In terapia intensiva gli attimi sono contingentati con severità. Il giorno dopo si apriva questo nuovo,rocambolesco, anno scolastico. Io, come un soldato, sono andata al lavoro. Al termine delle lezioni, sono passata a salutare il Dirigente scolastico prima di correre a Cosenza in ospedale…Squilla il telefono e mi precipito di corsa giù dalle scale. Ricordo che qualcuno all’ingresso mi ferma, mi chiede dei libri di testo……Garbatamente rispondo: ne parliamo in un’altra occasione, è appena morto il mio papà. Quando ho varcato il cancello della scuola il prima e il dopo erano ormai segnati, solo ora lo so. Ma,in quel mio essere al lavoro lui vive, in quel saluto cortese lui vive, in quella mia risposta garbata lui vive, il questo tuo rarefatto ricordo vive, in queste lacrime copiose che mi soffocano lui vive, in questa mia risposta vive…. Stamattina, la mia lezione sulla Resistenza ha avuto un tono malinconico, poco resiliente… più volte la mia voce si è incrinata…poi ho alzato lo sguardo e schiarito la voce:

    ” Qui dove il mare luccica
    E tira forte il vento
    Su una vecchia terrazza
    Davanti al Golfo di Surriento
    Un uomo abbraccia una ragazza
    Dopo che aveva pianto
    Poi si schiarisce la voce
    E ricomincia il canto
    Te voglio bene assaje
    Ma tanto tanto bene sai….”

    Mi è arrivato forte e chiaro il messaggio…..

    Grazie!

  2. adelinda zanfini ha detto:

    Un ricordo raro…

    Grazie,Giuseppe Donato
    Sono sopraffatta dall’emozione. Mi restituisci incredibilmente una immagine di mio padre che coincide con quella che ho in mente ogni notte prima di addormentarmi. Il suo sguardo rivolto all’orizzonte…..noi sognatori siamo fatti così! Le tue parole sono state una sua carezza, una sua conferma come presenza viva e vitale. Lo hai incontrato fugacemente ed è rimasta in te la traccia, evocata dalle espressioni di un mio articolo…. Hai colto il dolore della mia testimonianza…. Vederlo soffrire in terapia intensiva è stato devastante a tal punto che come atto d’amore gli ho sussurrato di lasciarsi andare, di non rimanere attaccato alla vita. Lo amavo così tanto che non sopportavo quella indicibile sofferenza. A sera sono andata via. In terapia intensiva gli attimi sono contingentati con severità. Il giorno dopo si apriva questo nuovo,rocambolesco, anno scolastico. Io, come un soldato, sono andata al lavoro. Al termine delle lezioni, sono passata a salutare il Dirigente scolastico prima di correre a Cosenza in ospedale…Squilla il telefono e mi precipito di corsa giù dalle scale. Ricordo che qualcuno all’ingresso mi ferma, mi chiede dei libri di testo……Garbatamente rispondo: ne parliamo in un’altra occasione, è appena morto il mio papà. Quando ho varcato il cancello della scuola il prima e il dopo erano ormai segnati, solo ora lo so. Ma,in quel mio essere al lavoro lui vive, in quel saluto cortese lui vive, in quella mia risposta garbata lui vive, il questo tuo rarefatto ricordo vive, in queste lacrime copiose che mi soffocano lui vive, in questa mia risposta vive…. Stamattina, la mia lezione sulla Resistenza ha avuto un tono malinconico, poco resiliente… più volte la mia voce si è incrinata…poi ho alzato lo sguardo e schiarito la voce:

    ” Qui dove il mare luccica
    E tira forte il vento
    Su una vecchia terrazza
    Davanti al Golfo di Surriento
    Un uomo abbraccia una ragazza
    Dopo che aveva pianto
    Poi si schiarisce la voce
    E ricomincia il canto
    Te voglio bene assaje
    Ma tanto tanto bene sai….”

    Mi è arrivato forte e chiaro il messaggio…..

    Grazie!

  3. Giuseppe Donato ha detto:

    Carissima Adelinda Zanfini,
    la vita mi ha repentinamente privato dell’affetto delle figure maschili del mio nucleo familiare e solo 15 anni fa mi ha risarcito con la nascita di mio figlio, per cui tutte le volte che ho incontrato o incontro una persona perbene, non faccio alcuna fatica a riconoscerla. Il tuo gradito commento mi chiarisce perché il ricordo mi si presentasse obnubilato.

  4. Adelinda Zanfini ha detto:

    Vi sono legami sottili…sottilissimi….che spiegano il perché tu, Giuseppe, ieri sia venuto in soccorso della mia malinconia… In mio padre sulla quella terrazza forse avevi in qualche modo intravisto una figura amica…..e con il tuo scritto hai chiuso il cerchio….
    Sappi che non avevo ancora pianto, ieri finalmente sì.
    E pensare che non ci conosciamo……

    Grazie, ancora

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