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Bata - Via Roma - Acri

Ancora memori delle scene migratorie immortalate presso i terminal degli autobus prima, durante e dopo le festività natalizie, utilissimo escamotage per sottrarre consensi o condizionarci in vista della tornata elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria, abilmente fissata al 26/1/2020, abbiamo rinnovato l’inutile rito della preferenza ignari delle carte che da lì a poco ci avrebbe servito il misterioso croupier che «tutto move», ammantando nell’oblio quelle che oggi sembrano remote vite vissute. 

Attoniti ci siamo ritrovati davanti ai media che mostravano scene di ordinaria follia, accaparramenti di prodotti attinenti alle più svariate categorie merceologiche e restringimenti delle più banali norme di convivenza, provenienti da paesi ritenuti lontani, non aderenti alle nostre abitudini di vita improntate sulla socializzazione (quella scevra dai confini tracciati dallo schermo dei device!) e quindi ascrivibili alla solita orientalizzazione che ci vorrebbe tutti in fila a dispensare inchini, saluti e salamelecchi vari.

Eppure ci stava sfuggendo qualcosa, perché quelle latitudini non erano poi così distanti dal punto di vista commerciale, finanziario e tecnologico e quando ci si accorda per acquistare o vendere qualcosa bisogna far attenzione alle clausole minuscole o alle insidiose ripercussioni del pacchetto all-inclusive, spesso nascoste sotto l’abusato termine della globalizzazione.

Facile sbandierare ai quattro venti i proclami sovranisti guardando il dito che invece punta la luna!

Quelle realtà che usando le parole di una delle colonne del rap degli anni ‘90, Frankie Hi-nrg mc, «sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi», perché ci siamo venduti anche l’anima per riempirci la bocca con il Made in Italy, per poi ritrovarci a fare gli accattoni mondiali di mascherine o ancora peggio riconvertire le aziende per avviarne la produzione, dopo averle considerate antieconomiche e quindi senza margine di guadagno, sacrificandole sull’altare del consumismo che tutto ricompra e nulla ripara.

Oggi vorrebbero imporci di consumare dei pasti frugali e veloci, distanziati e “termoscannerizzati” come dei volgarissimi codici a barre, in quelli che fino a ieri non erano solo degli esercizi commerciali dediti alla somministrazione degli alimenti, ma dei punti di ritrovo, delle simil famiglie dove il gestore non era solo l’ennesima app da pigiare sullo smartphone per ottenere le cibarie, ma un amico fraterno, un distributore di stima e di rispetto reciproco, un professionista dell’accoglienza che nel salutarti dopo averti ospitato nel suo locale, ti rilasciava uno scontrino che poteva tranquillamente equipararsi ad un promemoria per farvi presto ritorno, come fanno le mamme calabresi, perfette padrone di casa, quando alla fine del pranzo ti chiedono se vuoi portarti a casa qualcosa per cena e non importa che tu sia di famiglia o meno, lo fanno e basta.

Spiacente, ma io non verrò a portarvi l’estremo saluto, perché nei vostri locali non si mangiava e beveva soltanto. Nei vostri locali si praticava l’antica arte del convivio, si cristallizzavano amicizie e ne nascevano altre, ci si incontrava e si dibatteva, ultima agorà strenuamente impegnata a distogliere dagli anonimi e inanimati social, oasi incontaminata di rapporti sinceri.

Se ne avrete o ve ne sarà data la forza, potrete reinventare le vostre attività, magari usufruendo delle isole pedonali e delle piazze inibite alla circolazione dei veicoli (con buona pace degli “scienziati” che le volevano riaprire al traffico!), ma sarà comunque un palliativo alla vostra propensione naturale all’accoglienza.

Per il resto non disperate, avrete comunque la possibilità di beneficiare a breve (?) di due sfavillanti rotonde stradali, Largo Giuseppe Arena (moderna declinazione di quella che i più avanti con l’età ricorderanno come la colonnina catarifrangente di colore giallo, che secondo il Codice della Strada va superata lasciandola sulla sinistra) e località Serralonga, per cui non è detto che non si potrà fare richiesta per installare dei tavolini al centro delle stesse. O no?

Giuseppe Donato 

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