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Le linee guida dell’Asp sono discutibili e tagliano le gambe ai ristoratori

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La salute dei cittadini è un diritto inviolabile e fondamentale, soprattutto in un momento storico del genere la salute di tutti deve essere al centro di ogni decisione assunta, anche a discapito di altri settori.

Le decisioni e di conseguenza le regole, devono essere però assunte con cognizione di causa, valutando la loro eseguibilità e fattibilità sul campo, e la loro reale utilità al contrasto del contagio da covid-19. 

Nelle ultime ore, l’Asp di Cosenza, ha inviato ai sindaci, alcuni obblighi da far applicare agli esercizi commerciali per la gestione delle aree esterne per l’attività di somministrazione di alimenti in aree pubbliche comunali in “concessione straordinaria”. 

Alcune di queste regole, oltre ad essere “paradossali”, appaiono abbastanza discutibili nel contrasto al virus e rischiano invece di far concretamente e definitivamente abbassare le saracinesche a tanti esercenti. Sembra già abbastanza insolito come un provvedimento sanitario possa essere applicato solo a chi opera su suolo comunale in “concessione straordinaria”: insomma se due attività che somministrano alimenti si trovano ad esempio una di fianco all’altra, ma con la differenza di “proprietà” (pubblico o provato) del suolo, in un caso le misure di contrasto dell’Asp andrebbero applicate ed in un altro no. Come se il virus riconosca la differenza tra pubblico o privato (!!)

Di seguito le raccomandazioni che l’Asp ha inviato ai sindaci della provincia di Cosenza

1.      E’ necessario che gli operatori, qualora decidessero di avviare l’attività di somministrazione di alimenti in spazi aperti dedicati, abbiano piena conoscenza della normativa vigente e il possesso dei requisiti ulteriori a quelli legati alla sicurezza alimentare finalizzati alla prevenzione del contagio dell’infezione da Covid 19;

2.      Nell’ambito delle procedure di autocontrollo, è necessario che venga predisposto un apposito allegato per il pericolo di diffusione passiva dell’infezione con gli alimenti e i relativi materiali e oggetti a contatto degli alimenti, con layout degli spazi/locali, la rimodulazione e/o posizionamento dei tavoli e dei posti a sedere rapportati allo spazio disponibile;

3.      Gli spazi aperti dedicati dovranno essere rigorosamente inibiti al traffico veicolare ordinario, e al relativo parcheggio in prossimità;

4.      Le aree destinate al consumo degli alimenti all’aperto, dovranno essere delimitate da pannelli senza soluzione di continuità alte almeno 2 metri, lavabili e disinfettabili, e dotate di pedana sopraelevata avente analoga caratteristica di igienizzazione;

5.      In tali spazi è vietata qualunque tipo di ventilazione forzata;

6.      Le stesse aree dovranno essere sottoposte a sanificazione pre e post operativa, la cui esecuzione dovrà essere registrata sulle specifiche schede del manuale di autocontrollo;

7.      E’ da favorire la presentazione del menù su lavagna o altre modalità alternative che evitino il supporto cartaceo;

8.      Prestare particolare attenzione alla pulizia e sanificazione dei servizi igienici (sia del personale che degli avventori);

9.      Le pietanza dovranno essere servite in idonei contenitori rigorosamente coperti.

Ferme restando tutte le succitate raccomandazioni – si conclude nella nota con la quale vengono esposte le linee di indirizzo – per l’utilizzo di spazi urbani stretti (vicoli e/o strettoie) o spazi contigui ad abitazioni, è necessario prevedere una copertura atta a prevenire contaminazioni da ricaduta aeree. Basta leggere queste regole per capire che la maggior parte delle direttive dell’Asp sono abbastanza discutibili e di difficile applicazione. Accorgimenti, questi, ovviamente volti a scongiurare rischi di contagio da Covid-19, ma che taglierebbero le gambe in partenza alle attività già di per sé fortemente a rischio. 

Ci chiediamo: 

1.      Creare una sorta di “serra/sauna”, ad esempio, in pannelli di plexiglass e vietare la “ventilazione forzata” all’interno sarebbe davvero utile al contrasto al virus?  

2.      Che senso avrebbe dotare di pedane “lavabili” tali spazi, che saranno predisposti nella quasi totalità dei casi all’interno di parchi, ville oppure ovviamente su piazze “circondate” dalla normale pavimentazione? 

3.      Qual è il nesso tra il virus ed il servire le pietanze in “idonei contenitori rigorosamente coperti”? Il virus eventualmente non potrebbe annidarsi proprio sui contenitori? 

Potremmo discutere con ancora più argomentazioni i punti dell’Asp di Cosenza, ma ci fermiamo qui, invitando, però l’Azienda a fare un passo indietro e ricondurre le norme emanate ad un momento di “stress” di chi le ha scritte.

Gli imprenditori del settore dovranno rispettare scrupolosamente le Linee Guida emanate dallo Stato sotto invito delle Regioni, ed i Comuni dovranno farle rispettare, cercando anche tutte le forme di aiuto possibili per evitare una “ecatombe” di partite IVA e dunque una onerosa ricaduta sul tessuto socio-economico dei nostri territori. Bene hanno fatto, ad esempio, i sindaci di Acri, San Giovanni in Fiore e Castrovillari a non adottare questi provvedimenti. 

L’Asp farebbe meglio a ritirare queste sue regole e continuare nel lavoro di prevenzione del contagio attraverso ad esempio tamponi e/o test sierologici. Confidiamo nel buon senso dell’Azienda Sanitaria. 
FenImprese Cosenza

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