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Degrado nei boschi: c’era una volta la colonia e la Sila

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Le colonie, montane e marine, hanno un’importante storia alle spalle, già dal 1800, nate per ospitare bambini e ragazzi durante i mesi estivi, con la missione di accogliere diverse fascie sociali. Edifici che dopo la funzione propagandistica del fascismo, ebbero una nuova vita quando assunsero funzione sanitaria e ricreativa, e di sollievo per i ragazzi dopo gli effetti del conflitto bellico.

Il vero declino delle colonie iniziò verso la metà degli anni Settanta con la dismissione di luoghi che avevano ospitato fino a quel periodo centinaia di migliaia di bambini e ragazzi provenienti da tutto il paese. Alcune hanno ancora resistito, la maggior parte è stata inesorabilmente lasciata andare alle intemperie delle stagioni e al degrado.Buona parte delle colonie sono anche originali architetture d’autore, ma non è questo il caso della colonia Varrise di Acri, un normale edificio -nel cuore di un bosco silano bellissimo- che da anni versa in penose, degradanti condizioni e del cui stato sembra non interessare nessuno, con lo slancio che merita un bene pubblico sul quale sono stati spesi fiumi di denaro. Il crollo demografico e i tagli che i comuni hanno subito per la spesa sociale hanno creato il resto, oggi sono luoghi deserti, assaliti da spazzatura, degrado, incuria.

Spazi e aree deserte, un tempo segnati dalla vivacità dei giovani ospiti, tradotto oggi in un silenzio irreale sottolineato da pareti murate, finestre sfondate, infiltrazioni e segni negativi e profondi dell’abbandono.Negli ultimi anni l’interesse e la salvaguardia di queste strutture è aumentato a livello nazionale, tanto che l’associazione Italia Nostra, grazie a una mostra itinerante in tutta Italia, ha cercato di mappare le colonie costruite in Italia e sconosciute ai più.Riqualificare queste strutture, come nel caso di Varrise, non ha tuttavia alcun valore economico e strategico se il percorso di riqualificazione non viene inserito in un progetto territoriale più ampio.

Nel piano di sviluppo del Parco della Sila, che pochi amministratori dei comuni silani conoscono e hanno studiato a fondo, e come tanti altri piani è sepolto, da circa nove anni, nei cassetti di uffici polverosi, sono previste molte azioni, tra cui proprio per la colonia Varrise, la proposta è di un “palazzetto del ghiaccio”, che tuttavia avrebbe scarso successo se non dovesse decollare un intero “sistema Sila” con altri progetti in una rete di coerenze di tutto il territorio. In molte regioni italiane tuttavia, questi edifici sono stati ad oggi recuperati, sia con la medesima funzione di luogo di vacanza, sia con nuove destinazioni. Per fare alcuni esempi, tra i molti progetti di riqualifica di ex colonie, quello di Calambrone (Pisa) che è diventato un Grandhotel e Centro benessere molto frequentato, la colonia Fara di Chiavari si sta trasformando in albergo a cinque stelle, la colonia Olivetti di Pietra Ligure è gestita da un comitato di cittadini per convertirla in un bene pubblico, la colonia IX Maggio a Poggio di Rojo, in Abruzzo è diventata sede della facoltà di ingegneria de L’Aquila.

Ciò dimostra che spesso occorre volontà collettiva -amministratori e cittadini- per riscattare un bene pubblico dall’abbandono, occorrono idee originali, capacità di attrarre capitali, pubblici o privati, che nessuno elargisce se non in presenza di una robusta analisi di costi benefici, mai fatta, per esempio, nel corso delle varie ristrutturazioni negli anni precedenti, per Varrise, rivelatesi spreco di fondi. La Sila è un luogo stupendo, spesso trascurato proprio da chi la frequenta con incuria e inciviltà, come avviene per l’insensibilità dei vandali che hanno realizzato il cumulo di detriti che da anni si ammucchiano periodicamente al bosco di Varrise, così come purtroppo in altre località silane, situazioni di degrado diffuso che aumentano il triste senso di abbandono dei luoghi. La Sila è un grande paesaggio con enormi potenzialità, ma mai decollerà in un circuito internazionale turistico, perché troppo di basso profilo è l’offerta delle strutture e il degrado urbanistico che riguarda tutti i centri urbani che ricadono nell’area Parco. Fare parte della Comunità del Parco, dell’area MAB (entità prive di alcun potere decisionale, se non solo consultivo), per un comune appartenente, significa farsi parte attiva, propositiva, capace di generare flussi di idee e progetti utili al proprio centro e alla intera comunità e territorio silano.

Varrise, le aree intorno ai Giganti della Sila, lo stato di precarietà urbana di Camigliatello, la discarica di Celico, l’abusivismo diffuso di San Giovanni in Fiore -cui si oppone la meraviglia dell’Abbazia di Gioacchino da Fiore-, sono cartine di tornasole, che attendono di essere verificate con idee innovative e coraggiose per la Sila Cuore verde del Mediterraneo!.

Pino Scaglione

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