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Il treno dei desideri…

Bata - Via Roma - Acri

«Se la gioventù è un difetto, essa è un difetto di cui ci liberiamo troppo presto» è una frase attribuita allo statunitense James Russell Lowell, nella quale si legge l’amarezza per il tempo che vola via, portandosi dietro quella libertà di spiccare il volo senza tentennamenti o ripensamenti, che puntualmente si presenteranno in più tarda età.

Diciamocelo per l’ennesima volta e chiaramente che dei 60 milioni circa di abitanti che annovera l’Italia, la stragrande maggioranza sveste continuamente i propri panni per rientrare in quelli degli altri, anche quando non se ne posseggono le qualità necessarie, stravolgendo pro domo sua il significato del motto che recita “Dove mangiano in due, possono mangiare anche in tre” e finendo quindi per sconfinare in terreni più sdrucciolevoli di un rave party per lumache.

Non sono lontani i tempi in cui, in concomitanza con la definizione del processo di canonizzazione dell’illustre concittadino Lucantonio Falcone, si proponeva di “aprire” le case dei cittadini acresi ai visitatori che sarebbero accorsi per omaggiarne le virtù presso i luoghi elevati a testimoniarne il passaggio terreno, spargendo il seme di quello che altrove viene abilmente coniugato in una forma più pittoresca definita “albergo diffuso”, che però richiede un progetto organico votato al recupero di interi borghi o quartieri caratteristici, solitamente abbandonati per rincorrere condizioni di vita più agevoli (la storia dei Sassi di Matera rappresenta un must per rendere l’idea!).

Troppo spesso però la possibilità di coniugare antico e moderno si scontra con i dettami dei regolamenti in materia di sicurezza delle costruzioni, per cui sovente si ricorre all’abbattimento per una successiva ricostruzione, che ne pregiudica l’originalità e il più delle volte ne stravolge l’estetica, generando mostri architettonici che sbeffeggiano l’antico e cercano di imitare il moderno in un’accozzaglia di stili e di generi tali da far sembrare castigate persino le opere di Kandinskij.

Non resta altro da fare, dunque, che allargare gli orizzonti e cercare conforto e confronto in un territorio più ampio capace di soddisfare la molteplicità delle richieste degli eventuali visitatori, nel tentativo di superare il campanilismo che ha sempre contraddistinto i comuni limitrofi di questa regione che, attraversandola da est a ovest, disvela un meraviglioso bouquet di paesaggi che vanno dal mare, alla collina, alla montagna e viceversa, in una sorta di realtà specchiata che conduce nuovamente al mare.

“Andrà tutto bene” è stato il mantra del periodo delicato da poco stabilizzatosi, unitamente a frasi del tipo “se ne esce tutti insieme” perché “da soli non si va da nessuna parte”. Ecco, allora parliamoci e non facciamoci la guerra in casa duplicando progetti che vedono contrapporsi il mio e il tuo “paesologo”, la mia e la tua visione di comunità, replicando il modello che ha caratterizzato gli ultimi decenni testimoni involontari di stentanti realizzazioni di opere che, giunte a compimento, sono risultate obsolete e necessitanti di rimodulazioni più consone alle attuali esigenze.

L’associazionismo potrebbe continuare a svolgere il proprio compito allestendo dei percorsi guidati, delle vere e proprie escursioni per integrare quanto già presente sul territorio acrese, al resto delle bellezze naturali, artistiche e del comparto produttivo eno-gastronomico dei piccoli comuni confinanti con il vasto comprensorio acrese (fra cui spiccano i comuni arbëreshë). Una sapiente ricerca di tradizioni, produzioni e sapori perduti abilmente miscelata alla maestosità degli scenari che avvolgono il territorio in una mirabile economia circolare, dove il singolo cittadino/microimprenditore non dovrà più misurarsi contro il compaesano per primeggiare nella sua attività, ma compartecipare per consentire al brand sotto il quale dovrà e vorrà operare, di incontrare sempre più riscontri positivi, non disperdendo sforzi e attitudini professionali.

Proprio di recente mi sono imbattuto nella delibera del Comune di Corigliano-Rossano che anticipava l’intenzione dell’Amministrazione Stasi di affidare mediante bando la gestione dell’imponente Castello Ducale, la cui visita potrebbe rientrare in un accattivante pacchetto che vedrebbe accostate le bellezze del circondario alla gastronomia e alla selezionata capacità ricettiva delle strutture presenti sul vasto territorio acrese, cui potrebbero affiancarsi soluzioni abitative da far rientrare nei pratici e dinamici circuiti del B&B e della locazione breve, per aderire alle mutevoli esigenze di vacanza e consentire una rotazione degli ospiti rapportata al periodo ed al target dell’utenza.

Finiamola di rappresentare l’isola felice di accaparratori di voti e imbonitori dai molteplici aspetti, per poi scontare la delusione di rimanere l’eterna Cenerentola del circondario davanti alla zucca trainata dai topini, una volta esaurite le operazioni di spoglio. Anche a San Marino, a Matera o ad Altomonte non arriva il treno e quindi?

«Faber est suae quisque fortunae»

Giuseppe Donato    

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