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Al mercato con le vacche

Bata - Via Roma - Acri

La critica più frequentemente rivolta a coloro che non vivono direttamente una situazione, un contesto, una relazione, un ambiente e via discorrendo è quella seccamente salomonica di non poter giudicare in quanto colpevolmente distanti dagli accadimenti, avallando quindi la concezione che esserci equivale a comprendere meglio e più di tutti.

Apparentemente non farebbe una piega, ma a ben vedere potrebbe rivelarsi alquanto controproducente ritenersi autosufficienti nell’analizzare i bisogni di una comunità, magari sventolando quel fatidico consenso ricevuto dal popolo sovrano, che vorrebbe e potrebbe disporne a tempo debito per ritornare su decisioni figlie del populismo del momento o di affabulatori tanto efficaci ma poco ortodossi nella realizzazione di quanto promesso.

Accade quindi che potenziali battaglie sventolate come vessilli, finiscano nel dimenticatoio nel volgere di pochi anni e che persino i componenti della squadra di governo, espressione dei partiti che hanno totalizzato i maggiori consensi tra gli elettori, finiscano per cadere dall’ipotetica torre (volenti o nolenti) esautorando di fatto il consenso tributato alle singole persone più che al partito di appartenenza.

Quando poi a saltare sul carro dei vincitori si presenta chi si era apertamente schierato come candidato a Sindaco, in nome di un’apparente vicinanza politica piuttosto che di un’evidente operazione SAR (Search And Rescue), per consentire un guado più tranquillo della consiliatura e magari togliersi qualche soddisfazione prima del meritato riposo, allora i conti non tornano più!

Realtà come quella acrese si sono costantemente svuotate per permettere ad una certa intellighenzia di crescere e prosperare, demandando ai propri adepti di diffondere il verbo della “paranza”, del “mutuo soccorso”, della manus manum lavat. Incidere sulle scelte politiche e amministrative di una realtà locale significa segnarla in maniera positiva o pregiudizievole per i prossimi venti/trenta anni, abbandonandola ad un destino irreversibile qualora da cotali scelte dovessero emergere criticità che difficilmente troverebbero ristoro nelle lodevoli azioni delle associazioni che coraggiosamente cercano di tenere alta l’attenzione nei confronti di un territorio che ha fallito persino nell’affidarsi alla benevolenza del Santo cappuccino, segno dell’inequivocabile poca lungimiranza dimostrata dai supporters più accaniti dell’illustre acrese.

A poco o a nulla servirà riempire la passeggiata acrese per eccellenza di statue che arricchiranno solo l’esecutore materiale delle stesse, che ove dovessero risultare gratuitamente concesse, comporterebbero almeno l’intitolazione di una piazza o una via, replicando quanto di marchiano già avvenuto nel capoluogo di provincia, dove si è anche cercato di vendere il brand di un feroce condottiero, senza poter contare sul più basilare dei reperti, ma affidandosi ad ipotetici tour virtuali all’interno di fantasmagorici musei al momento usufruibili soltanto allo stato di rendering.

La cultura e i lavori pubblici non si inventano dall’oggi al domani: sono figli della progettazione e della conservazione, della memoria e dell’evoluzione e non ci si avventura in contesti destinati a rivalutare o affossare completamente una realtà che negli anni si è vista prosciugare di tutto, in nome di una centralità che fra poco ci costringerà a dialogare a mezzo pec per certificare quanto dichiarato!

Fatemi un esempio di circuito turistico all’interno del quale risulti inserita Acri. Uno che sia uno, non lo si riesce a trovare manco con il cannocchiale. A parte alcune iniziative strettamente locali, tendenti a pubblicizzare come raggiungerci, dove mangiare, cosa visitare e dove pernottare, il resto è lettera morta. Ci siamo riempiti la bocca con il MAB, l’Ecodistretto, il Lago Erie, proprio come si fa con i contributi per le adozioni a distanza o per le emergenze sparse in tutto il mondo, per poter dire “c’ero anch’io”, ma “alla scuagliata da nivi” come si dice dalle nostre parti, non siamo stati in grado nemmeno di riempire quattro casette di legno (ennesima replica di quanto già disponibile sull’intero territorio nazionale!). 

A tal proposito quest’anno vi invito a raggiungere le località che di quella iniziativa ne hanno fatto un vanto negli anni, tale da figurare in cima a qualsiasi motore di ricerca che ne illustri le caratteristiche, approfittando anche del fatto che a breve potrete usufruire della Frecciargento Sibari-Bolzano, che per l’occasione fermerà a: “TORANO, STAZIONE DI TORANO. TRENO IN ARRIVO. ALLONTANARSI DAI BINARI. GRAZIE”.

Giuseppe Donato          

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