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Il potere magico del corallo

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Nei tempi passati non c’era bambino che non avesse addosso un piccolo cornetto di corallo. Le bambine avevano quella magica preziosità, negli orecchini, negli anelli, nelle collane. Il corallo, con mano facente le corna, per scongiurare malocchio, fatture, fascino ecc. era attaccato, fra l’altro, alla catena dell’orologio del signore benestante.

Un regalo ai neonati, nei tempi passati? Un qualcosa che avesse avuto il corallo.

In un raro testo del 1596 si legge: “Giova il corallo contra la Epilepsia, detta la brutta; difende dalla paura, dal fulmine e dalla saetta, e per questo forse l’antichità troppo susperstiziosa lo consacrò a Giove”.

Varrone scrive che usavano i fanciulli romani, res turpiculas, cose sconvenienti, ossia che riproducessero parti del corpo che ritiene innominande. Esse, ovviamente erano di carallo, per liberare da fascinazioni e malie. Ma perché innominande? Il citato autore del 1500 azzarda: “né sin hora mi ho potuto imaginare che fossero tai cose, se però non fossero state di coralli, ne’ quali fosse impressa qualche figura, o carattere brutto; overo (il che tosto credo) fosse la radice dell’herba detta Satirion, la quale si può domandare brutta, sì per la sua effigie, che rasembra due testicoli, sì per la sua virtù, perché come dice Theofrasto, nel lib 9 al cap 20, è attissima allo stimolo di Venere, toccandola, fa gli huomini libidinosi”.

Fra tutti il corallo rosso è quello che si riteneva possedesse le tante rare virtù.

Riporta Arnaldo di Villanova che la polvere del Corallo rosso somministrata “al peso di dieci grani, a bere con latte di Donna a’ bambini, e subito nati, prima che gustino alcun cibo e bevanda, gli preserva per tutto il tempo della vita loro dal male di Epilessia”.

Al corallo, insomma, oltre ai poteri magici si attribuirono, nei secoli passati, poteri medicamentosi.

Da noi le anziane allevatrici dei porci, nei porcili domestici, davano al loro prezioso animale il nome di Curàllu. Bisogna dire che i suini, per una famiglia erano un bene prezioso, una ricchezza, che consentiva loro di svernare.

Giuseppe Abbruzzo

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