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Comunicatori

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È sorprendente come spesso ci si ritrovi in presenza di specchiate personalità meritorie di stima e contemporaneamente ci si interfacci con loro con la stessa spontaneità con la quale si chiacchiera con un proprio familiare, per l’intelligenza dell’interlocutore e per la totale assenza di egocentrismo da parte sua.

Teatro di questi singolari incontri era la “redazione volante” del periodico Confronto, magistralmente diretto dal Prof. Giuseppe Abbruzzo, insegnante accorto e catalizzatore naturale di dispensatori di cultura che, come i giovinetti del Mazzini, popolavano gli spazi messi a disposizione dallo stampatore Giulio Galasso, rincorrendosi come le stagioni fra un articolo e l’altro.

Era piacevolissimo osservare questi padri fondatori di quello che oggi chiameremmo semplicemente blog, sminuendolo di tutta la sua essenza e depauperandolo dei forbiti interventi, nei quali si producevano i collaboratori che ruotavano intorno alla “galassia” Confronto.

Il progetto editoriale era semplice e per questo disarmante: ospitare contributi che sfuggissero alla logica del contrasto aprioristico, del partito preso, dello scrivere per ingiuriare, animati solo dalla voglia di informare e recuperare, per trasferire conoscenze e tradizioni.

Pubblicare su Confronto era diventato un must per gli appassionati del genere, anche per le firme che man mano si aggregarono alla nutrita pattuglia di ricercatori del bello, del nascosto, del prezioso.

Era alquanto usuale quindi trovarsi al cospetto dell’indimenticabile Arch. Renato Catalano o del Prof. Francesco Foggia, come inaspettate erano le visite del compianto Prof. Giuseppe Julia, ma su tutti spiccava la semplicità e il garbo fattisi persona: il Prof. Giuseppe Fiamma, scomparso quattro anni fa.

In punta di piedi entrava nella stanza e trovava riparo nei pressi della postazione computer occupata dal Direttore Abbruzzo: due viaggiatori pronti a partire, alla stregua di Dante e Virgilio, verso una loro personalissima arcadia. Avversari politicamente, ma pronti a seppellire l’ascia di guerra in nome dell’amicizia, del rispetto reciproco e della pulsante passione per la cultura.

Come il più classico dei compagni di gioco, trepidante attendeva l’arrivo della Uno bianca del Prof. Abbruzzo, approfittando del fatto che abitasse di fronte alla stamperia, scatenando l’avvio delle scommesse, cui prendevano parte Giulio, Giampiero, Francesco e tutti gli astanti, per indovinare l’esatta tempistica entro la quale si sarebbe palesato!

Non di rado lo raggiungevamo a casa per consegnargli le bozze da correggere e anche in quelle circostanze confermava, unitamente alla consorte, le peculiarità che ne tratteggiavano la figura e che lo contraddistinguevano anche quando lo incontravi per strada, con il sorriso aperto che denotava la seraficità con la quale si approcciava al prossimo. “Peppì” era l’appellativo con il quale solitamente mi restituiva il saluto, cui faceva seguito la domanda inerente allo stato di salute dei miei familiari.

La dimostrazione plastica di chi non anteponeva il titolo alla personalità, di chi per innata modestia spesso svicolava da coloro che gli tributavano i meritatissimi onori per l’opera apportata all’intero patrimonio acrese, perché in fondo era la sua passione e sentiva il bisogno di condividerla e non custodirla in una teca impolverata.

Oggi il Prof. Fiamma avrebbe fatto fatica a nascondere il proprio sorriso dietro ad una mascherina…

Giuseppe Donato    

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