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Politica, Civiltà

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Viviamo in tempi complessi, tempi sovrastati dalla velocità e dalla superficialità, al punto che a volte, è proprio necessario ricordare l’origine di alcuni termini, perché, nel tempo, l’assuefazione che ne propone l’uso quotidiano, spesso anche scellerato, ne rimuove i significati più autentici e il senso stesso.

Cominciamo dalla parola politica, che, come noto per chi ha un pò di curiosità e attenzione, ma forse non per chi la pratica, deriva dal greco antico politikḗ  “ovvero di qualcosa che attiene alla pόlis” la cittàstato, con sottinteso téchnē ”arte” o “tecnica”; dunque per estensione: “arte che attiene alla città-stato”, talvolta definita anche in “tecnica di governo o della società”. Vi prego di soffermarvi sulla parola “arte” riferita alla politica e di farvi venire a mente qualcuno che la pratica in modi così sensibili e attenti.

Vale la pena di scomodare, in queste brevi note anche il grande Aristotele, cui si attribuisce l’autentica definizione della parola, la quale, nella mente straordinaria del filosofo, significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, oppure più semplicemente “la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini potessero e dovessero partecipare”,  fino alla definizione più vicina a noi che ne ha dato Giovanni Sartori, ovvero che “la politica è la sfera delle decisioni collettive sovrane”.

“Sovrane…”, Ebbene, a vostra memoria ed esperienza vi sovviene, ad Acri, in Calabria, al Sud, ma anche nel resto d’Italia, qualcuno che abbia praticato la politica come gesto nobile, democratico, inclusivo tale come descritto in queste brevi note? A me purtroppo non viene in mente nessuna esperienza rilevante e che faccia la differenza, bensì l’idea che il concetto di politica sia talmente degenerato al punto che della sua originaria idea, significato e missione non sia rimasto nulla. Il che è abbastanza grave, se paragonato alla necessità che abbiamo di buona politica.

La seconda parola sulla quale rifletto da tempo, e per la quale ho anche titolato questa rubrica, è civiltà, termine che secondo il dizionario Treccani, suona più o meno così: “Nell’uso comune e più tradizionale, è spesso sinonimo di progresso, in opposizione a barbarie, per indicare da un lato l’insieme delle conquiste dell’uomo sulla natura, dall’altro un certo grado di perfezione nell’ordinamento sociale, nelle istituzioni, in tutto ciò che, nella vita di un popolo o di una società, è suscettibile di miglioramento.”

Ebbene anche in questo caso, mai parola si è più sfumata nel tempo tra suo significato etimologico e applicazione quotidiana, a volte però in forme positive, oltre che nella perdita di senso etimologico e nella sua attuazione ad opera di ogni singolo cittadino.

In realtà, leggendo bene, non solo il significato della parola, ma il modo di applicarla, oggi il termine “Civiltà”, ovvero impegno civile, pratica civica, integra e supera, in meglio, il termine politica e chi riesce a sublimare e fare sintesi tra le due attività, pratica questa forma quotidiana di attenzione alle cose delle comunità, delle persone, e senza dubbio svolge un ruolo “politico” anche se totalmente fuori e distante dai partiti che la politica dovrebbero organizzare, gestire, praticare, inoltre lontano da quella ricerca del potere che è insita,oggi, nella politica come primo obiettivo, di fatto antidemocratico e antipopolare, antipolitico, anticivico.

Non guasta dunque, fermarsi a pensare sul senso di questo binomio di paroleaora importanti, in un momento in cui i nostri mondi, tra pubblico e privato, tendono a capovolgersi, a perdere equilibrio, ed è importante ricordare, vigilare, proporre, stimolare, suggerire, agire in forma civica, soprattutto ad opera dei cittadini che troppo inermi alle decisioni della politica degenerata sono rimasti in tutti questi anni.

Pino Scaglione

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