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Gira la ruota…

Bata - Via Roma - Acri

Sulla puntigliosità dei cugini francesi sono stati spesi fiumi di parole, a partire dall’esecrabile abitudine di non rispondere all’interlocutore che non parli la loro stessa lingua. Eppure i cugini d’oltralpe in epoca prerivoluzionaria furono capaci di inventarsi i cosiddetti cahiers de doléances, dei quaderni che contenevano le lamentele provenienti dalle tre classi sociali, da recapitare al sovrano, unitamente a delle proposte tese a migliorare le condizioni di vita o, nel caso delle classi più nobili, a mantenere i privilegi fino ad allora riconosciuti.

Attualizzandoli ai giorni nostri e più precisamente alla condizione nella quale versa il territorio acrese, si potrebbero tranquillamente redigere partendo dallo stato pietoso del manto stradale, che peggiora man mano che ci si allontana dal centro urbano verso le periferie, per poi parlare dell’atavica situazione idrica, simpaticamente evidenziata da un comunicato della società che gestisce il sistema idrico integrato, pur essendo in liquidazione, giungendo alla questione culturale scatenata dai roboanti annunci che si sono susseguiti negli ultimi mesi.

Quest’ultimami ha particolarmente attratto perché sono anni che mi occupo di intercettare potenziali conflitti nell’attribuzione di fondi comunitari e se la memoria non mi inganna, non molto tempo fa un cittadino acrese di ritorno, dopo aver mietuto successi personali nell’ambito del cinema e dell’editoria, ebbe a scatenare una polemica avente per oggetto la costituzione di un’associazione culturale a supporto del museo cittadino MACA, asseritamente additata come presunta associazione di comodo creata al solo scopo di procacciare fondi culturali destinati al circuito della conservazione dei beni e delle biblioteche.

Lo stesso cittadino negli anni passati ha avuto modo di organizzare due edizioni di un festival centrato sulle bellezze naturali e sulla necessità di ripartire dal territorio e dalle sue molteplici potenzialità, mietendo successi di pubblico e di critica, tali da convincere l’associazione dallo stesso presieduta, a provare la carta del finanziamento comunitario attraverso i bandi culturali della regione Calabria annualità 2019, risultando assegnatario unitamente ad altre tre realtà locali, tra le quali spicca il Comune di Acri, che nel mese di maggio attraverso canali social ha voluto sottolineare il grande successo riportato dai progetti che vedevano lo stesso Comune al fianco delle associazioni destinatarie dei cofinanziamenti.

A complicare la situazione, però, è intervenuta la questione Covid-19 e le stringenti norme per la realizzazione di eventi destinati al pubblico, che unitamente ad un non particolarmente circostanziato “stallo burocratico”, hanno costretto l’associazione del nostro cittadino a rinviare a data da destinarsi l’evento previsto per il mese di agosto.

Silenzio invece da parte degli altri assegnatari, ad eccezione del Comune che tutto sta pubblicizzando, tranne l’oggetto del progetto destinatario di finanziamento ed infatti bollono in pentola da alcuni mesi l’imminente restyling del corso Sandro Pertini e l’inaugurazione del Museo del Risorgimento, con relativi strascichi polemici per la necessità di rimuovere opere che intralciano i propositi del Comune o che potrebbero trovare collocazione più consona per aderire agli stessi.

Ho già avuto modo di esprimere il mio parere in merito alle dinamiche dei cofinanziamenti, in un precedente articolo, per cui non mi sorprende più di tanto il fatto che un’associazione possa non avere nelle proprie disponibilità una somma necessaria all’avvio del progetto, nelle more della definizione burocratica delle operazioni propedeutiche alla liquidazione del contributo. Quello che mi sorprende invece è il silenzio assordante dello stesso Comune che qualche mese fa esprimeva tripudio per il raggiungimento del risultato ottenuto dalle associazioni, quasi a voler mettere il cappello sui loro progetti!

Se Atene piange, Sparta non ride…

Giuseppe Donato      

Bata - Via Roma - Acri

Una risposta

  1. Francesco Foggia ha detto:

    “Ma quanto è brutta la vista degli occhi!” si imprecava e si dovrebbe imprecare tuttora ad Acri. La cosa più facile, infatti, è osservare ed emulare ciò che fanno gli altri, per venirne stimolati ci si augura, non certamente per invidia. Se l’Amministrazione comunale raccoglie e fa sue queste voci “invidiose”, senza rifletterci su, agli occhi di tanti sembrerà che agisca per dispetto. E non sarebbe la migliore politica per far decollare Acri e la sua economia. Il nostro è un paese quasi in abbandono, tutti (gli amministratori principalmente) siamo chiamati a cercare di rivitalizzarlo. L’economia dipende da quanto Acri sia conosciuto e da quanti lo considerino interessante. Se non ci sono imprese che comunichino con l’esterno, il turismo rimane l’unica fonte di attrazione. Cosa può favorirlo? Senz’altro il paesaggio, l’ambiente sociale, le imprese, l’artigianato, le attività culturali e artistiche, le sagre paesane. Vogliamo fare a meno del MACA, del Premio Padula o delle sagre: presenze e iniziative encomiabili? Si potrebbe, ma ricordiamoci che il paesaggio, l’ambiente sociale, le imprese, l’artigianato non ne trarrebbero alcun giovamento.

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