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Un’altra volta

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Beato luglio.

Il mese più bello dell’anno per Rosario è finalmente arrivato. Luglio è donna per lui. Donna sensuale dalla pelle d’ambra e dai sandali d’oro. Sempre scoperta, mostrando seni, fianchi, nuche, incavi, particelle di pelle da ricoprire di attenzioni e baci, in un flusso interminabile di luce. 

“Luglio, col bene che ti voglio
Vedrai non finirà

Luglio m’ha fatto una promessa
L’amore porterà…

Canticchia Rosario mentre arriva in spiaggia, dall’alto del suo metro e ottantacinque, ex pallavolista, col tatuaggio di una rosa rossa sul bicipite sinistro. Sguardo felice. Sembra un ricco americano in vacanza venuto a nutrirsi di luce e pizza.

Dieci passi dietro a lui si trascina lentamente una signora. Sembra una tenda canadese e porta i capelli giallo pannocchia legati a spirale sotto la nuca. I due parlottano e si sistemano ad una ragionevole distanza come i porcospini di Schopenhauer. Lui al riparo dell’ombrellone rosso, su una stuoia sciupata dall’uso, con l’aria del mandrillo della Piana. Lei sotto il sole allo zenit su untelo giallo con la stampa della Vergine Nera.

Ne ha fatto di strada da Jasna Gora a Nicotera Marina. Che destino, povera Madonna, non tanto per l’uscita sotto il sole ardente della Calabria quanto per il contatto ravvicinato con le carni abbondanti della signora che tremolano e luccicano sotto il sole. Costei non teme il sole, anzi ama crogiolarsi sotto i suoi raggi, perciò usa un olio superabbronzante che vaporizza con un sapiente movimento circolare della mano in mezzo alle pieghe e ai precipizi delle cosce, simili per il diametro a due tronchi di pini della Sila, se non fosse per il tenero color salmone che evoca guizzanti pesci che risalgono le acque salmastre del Mar Baltico.Il viso è pallido ma negli occhi neri, smeriglia una luce meravigliosa, la luce della prescelta. Sì perché oggi Rosario l’ha scelta per venire al mare assieme. Le ragioni del cuore sono più misteriose della Trinità, e anche giuste, perché tutti hanno diritto alla felicità, e nessuna donna merita di essere ignorata, trascurata, non amata.

-Anja hai sentito che è morto Morricone?

-No chi è?

– Mizzica non lo conosci? Vabbè che sei straniera ma è famoso, Morricone è un grandissimo musicista, anzi un creatore di musica, musica per i film. Qui in Italia è stato un pezzo grosso, un grande, ma che dico grande? grandissimo. Al di sopra di lui c’è solo il Padreterno. Ma possibile che non lo hai mai sentito? Ha fatto la musica di tanti film. A me quelli che sono piaciuti di più sono i western…in particolare Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo. L’attore è Clinton, Clinton Eastwood.

-Ah sì quello l’ho visto nei film, è affascinante, lo conosco.

– I western sono film interessanti perché mostrano sia la bontà che la cattiveria dell’uomo, per esempio c’è la scena del duello finale di Per qualche dollaro in più che mi commuove più della festa della Madonna del Pettoruto, alla quale sono devoto. La conosco a memoria.

Te la recito.

L’indio dice al colonnello Mortimer “Quando la musica finisce,raccogli la pistola e cerca di sparare…cerca…” e parte la musica del carillon che tiene in mano con la foto della donna che guarda con occhi innamorati e nostalgia, una musica struggente e malinconica che ti avvisa che sta per succedere qualcosa di tragicoma al tempo stesso di giusto.

Arriva a sorpresa il monco tenendo il fucile sul braccio destro e un secondo orologio carillon nella mano sinistra, attende come loro la fine della musica per la resa dei conti. Ma non partecipa al duello, capisce che è una questione personale fra loro due, si avvicina a Mortimer e fa “Vecchio sei stato poco attento, colonnello prova con questa.” E gli passa le munizioni “Indio, tu il gioco lo conosci”. Si va a sedere masticando il sigaro e attende. Mortimer e l’indio si guardano con odio, sanno che è arrivato per entrambi il momento della verità, Mortimer spara all’Indio e questo muore ed è giusto che muoia dopo tutto il male che ha fatto, gli ha violentato e ucciso la sorella, quella della foto, e anche il marito.

Monco si avvicina al colonnello e dice “Bravo”. Il colonnello si va a riprendere l’orologio rubato dall’Indio con la foto della sorella, mentre il monco alle spalle gli sussurra “C’è aria di famiglia in quella foto”. 

Il colonnello replica “Succede a volte fra fratello e sorella.”

Poi esclama “Ragazzo sei diventato ricco”. 

E lui “Siamo diventati ricchi”.

“No: tu solo e te lo sei meritato”.

“E la nostra società?”

“Un’altra volta.”

Ecco quando lui dice “Un’altra volta” mi viene la pelle d’oca e piango come un bambino, come vorrei avere un figlio per vederlo assieme, questo è un film che andrebbe visto assieme ad un figlio perché c’è molto da imparare. 

Anja ascolta ma non comprende, perché ignora la genialità della musica di Morricone, forse se l’avesse ascoltata anche lei si struggerebbe come Rosario, sinceramente commosso, malgrado non abbia ancora imparato dopo 30 anni di repliche che l’attore si chiama Clint e non Clinton.

-Il mare è davvero piatto stamattina, sottolinea lei spostando la conversazione al terreno più facile della banalità.

Mentre parla russa, a causa forse di un problema di salute o del grasso che le comprime l’ugola. Lui sorride e replica che non gli piace il mare così tranquillo come per sottintendere che ha un temperamento ribollente di passione e le acque chete le lascia volentieri agli altri. Dopo una grattatina al piede sinistro la informa che ieri sera è andato a Pizzo a ballare e che si è divertito un sacco. Anja appare delusa e risentita da questa confidenza.

-Potevi portarmi”, dice, con un sonoro russamento che attira anche la ricamatrice a pochi metri d’ombrellone, la quale non si è mai svestita da quando è arrivata e continua a ricamare mentre il marito abbronzatissimo attacca bottone con chiunque abbia una gamba meno pelosa della sua.

Rosario le spiega che in verità era una festa privata, a casa di una sua vecchia amica che festeggiava i cinquant’anni.

-Ti porterò a ballare sabato prossimo.

Questo futuro semplice “Ti porterò” suona dolce alla donna, quasi come il bocconotto che sta divorando. Ne ha un sacchetto, ne offre uno pure a lui che rifiuta dicendo che per colazione preferisce frese e pomodoro. Lo guarda come se fosse bello. Crede ancora nel principe azzurro e nei miracoli della Madonna. Ha bisogno di amare ed essere amata. Lui di scopare, si scoperebbe perfino una cavalletta. Ha già voglia, così si alza e si stende accanto a lei, le accarezza la schiena, le sussurra qualche parola, forse d’amore. Anja per l’eccitazione ronfa ancora di più. Si gira verso di lui, sorride, vuole bamboleggiare malgrado i 120 kg, allunga il ginocchio all’altezza del tanga nero e lo struscia contro il suo sesso.

Rosario non aspettava altro, si trasforma immediatamente in un faraone di lussuria. Che siano benedette le pillole blu che gli prescrive l’urologo non senza resistenze, ma lui ne ha bisogno, e quando non gli fa la ricetta se le fa dare di nascosto dall’amico farmacista e funzionano eccome porcodio, si dice dentro di sé, guarda come si anima e reagisce la bestiola stanata dal ginocchio di Anja, malgrado il sole a picco, il caldo, le vespe, la sabbia. Si immagina la canadese stanotte a letto che gocciola burro fuso, al servizio dei suoi desideri, con la saliva che le cade dagli angoli della bocca urlando amore amore ancora mentre lui promette la gitarella alle Eolie, profetizza menzogne e segreti perché come dice Camus la verità acceca, come la luce. Sta andando tutto per il verso giusto, quando d’un tratto il cellulare di Anja squilla e la donna senza curarsi di lui risponde e inizia a parlare in polacco. Rosario si ricompone, si rotola sulla stuoia, con evidente rincrescimento. Guarda il mare, quel mare tranquillo che non gli piace, sospira, poi si accende una sigaretta affidando all’aria queste parole “Un’altra volta”.

Aurora Luzzi

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