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Per piacere, per piacersi

Bata - Via Roma - Acri

È finita. Spiace ammetterlo ma è purtroppo così. Dalle discussioni interminabili nelle fumose sezioni di partito o nelle associazioni culturali, ci si è trasferiti sul web dove l’antica arte di misurarselo a vicenda (ognuno per sé, sia ben chiaro!) la fa da padrona.

Niente esibizionisti, solo punti di vista esplicitati a favore di orde barbariche pronte a tributare i dovuti onori al pensatore cortese, libero di primeggiare in un universo pronto a raccogliere le briciole fatte da chi mangia, in ossequio al proverbio siciliano che meglio rende l’idea (Cu mancia fa muddiche).

Dalle pagine dei social network si esaltano persino le fetecchie, visto che il volgo osannerà anche queste tanto è ligio alla regola del quieto vivere che ci rende tutti succubi di un meccanismo che vede nell’avvicendamento fittizio, la possibilità di cambiare le cose inseguendo il pifferaio magico di turno, che armato di spin doctors si preoccuperà di vendere il suo progetto nella maniera più accattivante possibile, giusto il tempo di farsi un quinquennio sulla giostra del consenso.

Al rogo i liberi pensatori, invidiosi e gufi per partito preso e poco inclini alla deriva populistica che fa e disfa nel volgere di un lustro, “abbutti cu ccridanu alli dijuni” quindi non credibili nelle loro rimostranze, parificati a coloro che sono rimasti all’olmo dopo aver attivamente partecipato alla passatella politica (padrone e sotto dalle nostre parti), decisamente alterati per non aver ricevuto il giusto riconoscimento alle loro peripezie elettorali.

Not in my back yard è l’espressione che contraddistingue “color che son sospesi”, perduti nel limbo del meglio non farsi nemici, che un favore fa sempre comodo, perché l’arte di arrangiarsi in fondo è anagraficamente afferente alle nostre latitudini.

Poi però ci ritroviamo a salutare la nostra “meglio gioventù” quando orgogliosamente la “spediamo” fuori regione per acquisire conoscenze e pianificare un futuro lontano da questa valle di lacrime. Ci lamentiamo quando dobbiamo sobbarcarci interminabili viaggi della speranza per risolvere un problema sanitario che dovrebbe essere di ordinaria amministrazione, ma che diventa insormontabile se non hai gli agganci giusti nei nosocomi locali.

Ancora peggio quando facciamo gli eroi da tastiera e poi con le lacrime agli occhi cerchiamo il compaesano che lavora in ospedale, per agevolarci nel disbrigo delle pratiche relative al ricovero di una persona cara, come se ci trovassimo alla reception del nostro hotel preferito e potessimo optare per le diverse soluzioni di hospitality, scatenando una shit storm nei confronti dello stesso compaesano ove non dovesse aderire alle nostre esigenze.

I più abbienti potranno usufruire dei servigi delle strutture private, salvo ritrovarsi scaricati nel pubblico qualora dovessero insorgere delle problematiche che per contratto non possono essere oggetto del trattamento ospedaliero ricadente nei termini della convenzione con il servizio pubblico.

Questo siamo diventati. Eroi a tempo determinato, forti con i deboli e viceversa. Capaci di andare dal commercialista anche per il pagamento di una semplice bolletta, sempre disponibili a sottostare ai desiderata dello straniero dagli occhi di ghiaccio e pronti ad azzannare il vicino di casa, perché reo di aver avuto successo o di comportarsi in maniera corretta senza bussare con i piedi perché evidentemente le braccia sono oberate dal peso della riconoscenza…

Giuseppe Donato  

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