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L’operazione è riuscita, ma…

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La parentesi Covid-19 ha dato la possibilità alle variegate voci della sanità calabrese di prodursi nelle consuete giaculatorie indirizzate ad arcani gestori della salute pubblica, con il rischio che le stesse imprecazioni ritornassero ai mittenti, poiché fortemente interessati dal gioco delle parti che li vede competere con la stessa maglia ma in ruoli contrapposti, a seconda delle pletore di mentecatti da sistemare in questa o quella posizione di prestigio.

L’arcaico isolamento, ampiamente descritto dalle opere di Gioacchino Criaco, ha fagocitato il supposto miracolo in salsa calabra del contenimento dei danni da Covid-19, facendo immeritatamente assurgere al ruolo di primadonna una regione da anni invischiata in “sanguinosi” piani di rientro, figli dei tavoli istituzionali che hanno visto alternarsi le solite compagnie di giro targate Agenas, che saltellano allegramente da una regione all’altra opportunamente ricompensate per il loro impegno.

La stessa Presidente di Regione (e non governatrice, vi prego!) sbucava dagli schermi televisivi alternando scene di panico, per le ondate di scellerati in fuga dal nord, a proclami di giubilo, per i risultati ottenuti da una task force che rimarrà impressa nella memoria collettiva per la miserrima battuta sui ventilatori, proferita in tv da un dirigente regionale.

L’approssimarsi delle elezioni amministrative di settembre, abilmente accoppiate al referendum per il taglio dei parlamentari, ha scatenato una guerra fratricida fra le anime che concorreranno direttamente (ma soprattutto indirettamente) alla conquista degli scanni comunali (alla Regione abbiamo già dato e con gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti, ahimè!), con il rischio concreto di ritrovarsi il candidato eletto alle regionali, ampiamente ristorato dai consensi circoscrizionali, tirare l’acqua al proprio mulino elettorale strettamente comunale e quindi lasciando con un palmo di naso il resto degli elettori che magari contavano sul potenziamento del loro nosocomio locale.

A ciò si aggiunga che sono stati banditi gli incarichi dei dirigenti generali delle Aziende del SSR, ad eccezione delle Asp di Catanzaro e Reggio Calabria oggetto di scioglimento, che andranno a sostituire gli attuali commissari governativi “scaduti” per effetto del Decreto Calabria, lasciando in sella il duo Cotticelli-Crocco almeno fino a nuovo ordine proveniente dalle stanze romane della Sanità.

Poco o nulla si sta facendo, nel frattempo per potenziare le strutture ospedaliere, in previsione di una non gradita ondata di ritorno del Covid-19 (o diventerà 20?), con l’aumento dei posti di terapia intensiva e sub-intensiva che rimane solo sulla carta, schiacciato dall’annoso problema della carenza/limitazione del personale, duramente messo alla prova già in condizioni di normalità e puntualmente vessato in prossimità delle ferie estive (15 gg continuativi garantiti per contratto nel periodo 1° giugno – 30 settembre).

Per quanto ancora nel mare magnum della sanità si continuerà a navigare a vista?

Giuseppe Donato

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