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Al navigatore preferisco perdermi…

L’estate del 2020 non sarà facile da dimenticare. Non sarà la solita estate, ma cercheremo di fare buon viso a cattivo gioco. Sfrutteremo le capacità ardimentose atte a trasformare una vacanza nella vacanza: il gruppo è sempre lo stesso, la “sacra famiglia” come la chiamo io.

Il piacere di organizzare il viaggio a grandi linee, per poi poterlo smontare in itinere già dalla partenza. Il gusto dell’imprevedibile, della strada sbagliata, del tesoro nascosto disvelato da quello che poteva sembrare un errore di percorso. La gente che si incontra lungo il cammino, nelle località, la bellezza della vacanza smart, easy, senza fronzoli: la struttura ricettiva come punto d’appoggio e poi via a scoprire il territorio, lontano dalle tristi e trite serate a base di karaoke e balli di gruppo.

Gli scorci, i vicoli, le viuzze, i colori: poche fotografie per non sgualcire il ricordo impresso nella mente e nel cuore. L’inglese raffazzonato nel disquisire con la turista in cerca di informazioni, le partite al calcio balilla in coppia con il figliolo diffidente in merito alle capacità “balistiche” dell’anziano genitore (sono del ‘71!), le disavventure con le porte dei bagni delle aree di servizio che rimangono incastrate, le traversate dello stretto a bordo dei traghetti, il compleanno del pargolo ormai cresciuto festeggiato alle pendici dell’Etna (Idda per i siciliani, a testimonianza della natura femminile della montagna).

Uno spettacolo che ci accompagna per il resto dell’anno e che viene rievocato, di tanto in tanto, nelle vacanze scolastiche diverse da quelle estive, quando si riesce a combinare i vari impegni che contraddistinguono questo gioioso nucleo familiare, declinato nel numero perfetto, tre, con buona pace di coloro che ritengono egoistica la scelta di accontentarsi di un solo figlio, come se si trattasse di vestiti o di scarpe da accaparrare alla bisogna.

Certo quest’anno sarà difficile non approcciarsi alle persone che si incontreranno nel corso della vacanza, perché l’empatia che si stabilisce con l’altro non può subire limitazioni di sorta. Verranno meno i sorrisi, gli abbracci, le attestazioni fisiche di stima, gli incoraggiamenti, le sollecitazioni a riprendere il largo dopo un periodo di secca, tutto quel corollario di emozioni che riempiva lo zaino del viaggiatore, pronto per una nuova avventura o per il ritorno al “natio borgo”.

Un’orientalizzazione delle abitudini che ci accompagnerà per tutta l’estate e che dovrà garantirci un fattivo e sicuro riavvio delle dinamiche scolastiche, con le istituzioni didattiche impegnate oltre le loro reali capacità di accoglienza, per evitare che si debba ritornare alle asfittiche modalità di apprendimento a distanza, votate alla soppressione dei rapporti sociali fra alunni e alla managerializzazione degli impegni scolastici, a discapito della creatività e della partecipazione formativa degli stessi alunni.

Una sfida che raccoglieremo con il solito impegno e con la responsabilità che è propria di una società sempre più orientata a volgere il proprio sguardo verso chi resterà indietro, per colmare il gap fra le diverse anime che popolano lo stivale d’Europa.

Niente sfarzi ed esibizionismi, dunque, ma la concreta speranza che si possano salvaguardare le prerogative di chi progetta tutto l’anno, per concretizzare in un ristretto periodo di tempo le giuste aspettative di guadagno.

Giuseppe Donato

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