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Le buone intenzioni

Bata - Via Roma - Acri

Ho sempre odiato chi si intesta una battaglia per poi abbandonarla a metà dell’opera, perché lo ritengo un atto di viltà nei confronti di coloro che nell’idea avevano creduto e che, seppure in condizioni non agevoli, si erano spesi nelle modalità più consone al loro status.

Nell’era dei social è fin troppo facile fare proseliti spacciandosi per novelli messia, in missione per consegnare alle nuove generazioni le istruzioni per l’uso e la conservazione del territorio, ignorando che prima o poi il conto si sarebbe presentato sotto svariate forme e avrebbe smantellato l’idea senza resistenza alcuna, avvantaggiandosi della carente programmazione figlia dell’approssimazione e dell’enfasi temporanea, smascherando la fallacità del progetto e del progettista.

Lo ha capito persino la Regione Calabria che sta riassestando le modalità per accedere ai cofinanziamenti per la promozione culturale e del territorio, concentrandosi su competitor capaci di garantire solidità economica e presenza pluriennale sul territorio medesimo, tali da non destare il sospetto che dietro al progetto possa esserci la solita armata Brancaleone rabberciata all’uopo per assaltare il fortino degli stessi cofinanziamenti, che molto spesso sono finiti nelle mani di associazioni che promuovevano la sagra della ‘pasta chjina’ o della ‘dumingeana a felluzze’, lasciando un segno tutt’altro che indelebile negli scenari che ospitavano gli eventi.

La prova provata di quello che sto blaterando è lampante e basta solo ricercarla nelle dinamiche che popoleranno quest’ultimo scorcio d’estate, seppur segnato da lievi recrudescenze del Covid-19 che si spera restino tali sia per il senso di responsabilità, da dimostrare con i fatti e non con le pugn… citate nel noto slogan del (miracolato!) Dottor Rossi da Tavullia e ancor prima del Sindaco di Roncofritto di zeligianamemoria, che per tutti i risvolti che comporterebbe l’innalzarsi della curva epidemiologica alle nostre latitudini, ancora più dismesse rispetto alla situazione pre-pandemica.

Nel momento più propizio per l’esaltazione delle tematiche del borgo vs metropoli, i discepoli nostrani della paesologiahanno colpevolmente abbandonato il campo, affidandosi esclusivamente alla replicazione di contenuti diffusi dai loro “talmud” multimediali, segno tangibile che oltre la critica funerea del borgo natio non potevano, sapevano, volevano andare. La progettualità la lasciano ad altri, convinti che si possa vivere al centro di una Stonehenge in salsa pistolettiana, spogliandosi di tutti gli averi e tributando i dovuti onori alle forze della natura per sponsorizzare un manifesto che li porterà in giro per lo stivale a reclamizzare l’elisir di lunga vita (approved by Greta Thunberg!).

“Duvi t’ha fattu d’astata, ti cci fa puri a vernata” ripetevano i saggi dai capelli dello stesso colore delle nuvole, seduti sulle panchine ‘e da Nuzzijeata’, a sottolineare che i venditori di fumo che facevano capolino con la loro spocchia nelle estati di qualche decennio fa, scappati dalla miseria e magari ricadutici, nel detestare quel luogo sospeso a metà fra centro agricolo e città di servizi, prima o poi sarebbero ricomparsi ad osannarne le virtù e ad attaccare le amministrazioni ree di non aver compreso (o voluto comprendere) le reali possibilità di sviluppo di un comune che nei suoi 200 kmq d’estensione ospita amleticamente il problema e la soluzione, impossibilitato a ricercare una conurbazione con i centri limitrofi per creare un’area metropolitana degna di questo nome e allo stesso tempo incapace di avvilupparsi fattivamente per attrarre il visitatore desideroso di districarsi nella complessa matassa presilana.

“Cerco un centro di gravità permanente, che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente. Avrei bisogno di…”(Franco Battiato) 

Giuseppe Donato

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