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Fabio Curto, in certe stazioni i treni ripassano

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A cinque anni dalla vittoria a “The voice of Italy”,  Fabio Curto torna a imporsi sulla scena nazionale. Per certi aspetti l’affermazione a Musicultura è assai più importante del talent di Rai Due.

Se “The voice” era “L’ultimo esame”, Musicultura ha rappresentato la tesi di laurea, cum laude. Qui nelle due serate finali non c’è il televoto, ma devi convincere una giuria al cui interno trovi nomi come Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Gino Paoli, Antonello Venditti, Ron, Brunori e compagnia cantando. Fabio ha vinto il festival di Sanremo della musica d’autore. E questo è un biglietto da visita decisamente qualificante.

Si è imposto con “Domenica”: è il pezzo che maggiormente lo identifica tra quelli contenuti in “Rive volume1”. E dire che tra i brani che egli aveva scelto per partecipare a Musicultura “Domenica” non c’era. L’hanno voluto quelli che hanno organizzato la kermesse.

La vittoria di ieri certifica, se mai ce ne fosse stato bisogno, che “The voice” non è stato un fatto casuale. Ha posto la firma in calce a ciò che già sapevamo, ma che oggi ha ricevuto il timbro dell’ufficialità: Fabio ha uno straordinario talento che il perverso meccanismo del talent di Rai Due, unicamente finalizzato all’aspetto televisivo, aveva messo in ombra. Musicultura magari non avrà avuto il medesimo impatto mediatico, ma è molto più importante.

Lo è anche per lui. Non è stato facile vivere questi cinque anni tra cassandre e prefiche che magari sottovoce preconizzavano un futuro ricco di incognite, dopo aver visto passare il treno della vita. In certe stazioni il treno ripassa, anche a distanza di cinque anni.

Fabio, questa vittoria è una straordinaria iniezione di autostima, e hai voglia a dire che non ce n’era bisogno. Serviva, eccome. A noi basta sapere che continuerai a fare quello che stai facendo, sotto i riflettori o nel chiuso di una stanza.

Intanto, auguri mitico.

Piero Cirino

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