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Gli avvocati del popolo

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Attraversando la Calabria, quella vera e non quella millantata sui social per esigenze spicciole di marketing turistico-politico, ci si imbatte in scenari che testimoniano i pregi e i difetti di questa regione che sa essere alternativamente accogliente e respingente con i suoi figli, nelle sue poliedriche estensioni territoriali.

Basti pensare ai quartieri periferici delle grandi città abbandonati al degrado e puntualmente utilizzati come serbatoio di voti alla prima tornata elettorale utile, perché il gioco è sempre lo stesso: promettere e non mantenere, consentendo agli avversari di domani di poter usufruire del medesimo bacino elettorale, con gli abitanti costretti ogni volta a girare la ruota sperando che si fermi sull’ambito premio.

Del resto la frase che ricorre spesso nelle doglianze rivolte agli amministratori è senza dubbio “i voti ve li abbiamo dati, ora mantenete le promesse”, sintomo di un malessere ormai diffuso che rasenta la disperazione e certifica la via dell’estinzione intrapresa dal voto di opinione, scevro da condizionamenti e da contropartite difficilmente accordabili alle molteplici anime cadute nel tranello.

Questo è il terreno fertile dei cosiddetti “avvocatoni” ovvero liberi professionisti che con le proprie attività galleggiano e sperano di “acchiappare” il treno giusto per raggiungere lo status di “arrivato”. Sono quei “signoroni” che distribuiscono le patenti di legalità, onorabilità e capacità organizzativo-amministrative, tutte qualità ricevute per intercessione divina o per alternanza dinastica e prontamente messe a disposizione della popolazione, schiacciata dal despota di turno. Novelli trascrittori della genesi politica dei loro territori, che sotto la loro egida diventa pre e post. 

La conseguenza diretta del loro passaggio si riscontra nelle opere pubbliche che seppure iniziate da altre amministrazioni, con loro si concludono mentre i problemi atavici che attanagliano gli stessi territori sono direttamente ascrivibili ai predecessori, rei di non aver trovato la soluzione nel corso del loro mandato, tipico della professione degli “azzeccagarbugli de noantri” che liquidano l’esito delle cause affidategli con un salomonico “abbiamo vinto” oppure “hai perso”!

Smettetela di affidarvi ai ‘masanielli’ a profusione, agli arruffapopolo di professione e rimboccatevi le maniche perché di acqua sotto i ponti ne è passata fin troppa!

“Follow the money” soleva ripetere Giovanni Falcone facendo suo uno slogan che negli anni ‘70 dilagò negli Stati Uniti e che ne orientò le scelte investigative per perseguire l’obiettivo di stroncare i traffici della criminalità organizzata.

Lo stesso slogan viene da taluni abilmente sdoganato nella sua accezione più gretta, evidenziando come il motto pecunia non olet sia ancora oggi di stringente attualità e che riposizionarsi al momento giusto può aprire la strada ad ulteriori devoluzioni sempre gradite agli attenti osservatori delle dinamiche locali, custodi indefessi del verbo e della comunicazione, ingiustamente additati come grancassa istituzionale da invidiosi addetti ai lavori condannati all’eterno ruolo di comprimari dell’informazione.

«Nulla è più ripugnante della maggioranza: giacché essa consiste in alcuni forti capi, in bricconi che si adattano, in deboli che si assimilano, e nella massa che trotta dietro senza sapere minimamente quello che vuole.» (Goethe)

Giuseppe Donato

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