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Ora tocca a voi

Bata - Via Roma - Acri

Che l’universo scuola non navigasse nell’oro lo abbiamo sempre saputo eppure, in ossequio al motto “far di necessità virtù”, nel volgere di un mese lo stesso universo si è organizzato per fornire nella maggior parte dei casi la continuità scolastica a distanza, con tutti i problemi annessi e connessi (soprattutto connessi!) dovuti alla difficoltà di raggiungere tutte le categorie di utenti della scuola in una modalità che ritenevamo appartenesse solo alle aziende e alle realtà scolastiche del Trentino-Alto Adige, quest’ultime più vicine alla ‘maniacalità’ tedesca che ‘all’ammuina’ italica.

Abbiamo letto i vostri appelli disperati, condiviso le vostre frustrazioni per l’impossibilità di tenere le lezioni “di pirsona, pirsonalmente” come direbbe il buon Catarella e l’ansia procurata dalle chat con i genitori multitasking, catapultati in un blackout socio-sanitario senza poter più contare sull’apporto dei nonni, di colpo elevati a specie a rischio estinzione immediata.

Come se un sistema più affine al bradipo che al giaguaro, potesse colmare le lacune accumulatesi negli anni a colpi di DPCM. Quello stesso sistema che ti invia l’accertamento IMU del 2015 all’ultimo indirizzo di residenza, ma nell’atto confonde abitazione principale e secondaria proprio in virtù delle risultanze anagrafiche omesse o mancanti nell’archivio della società incaricata di provvedere alla riscossione (spesso collegata direttamente o indirettamente all’Ente impositore!).

Avete cantato, applaudito, inneggiato agli eroi in corsia, alle forze dell’ordine, alle categorie professionali ritenute indispensabili, che con il cuore in gola lasciavano casa per recarsi al loro posto di lavoro, consapevoli di correre rischi costantemente modificati per effetto di riunioni del CTS, dell’OMS (buona questa!), del Consiglio dei Ministri, dei “cialtroni” che si affannavano a snocciolare i numeri di una pandemia che stridevano con la realtà.

Bene ora tocca a voi! Ve lo chiedono la cassiera che è rimasta al suo posto anche in piena pandemia, l’operaio con il contratto a tempo determinato in scadenza, i piccoli artisti che si sono visti portare via una stagione di eventi già programmati e di colpo annullati senza alcun ristoro. Lo stesso appello vi giunge dal personale sanitario tutto e dalle forze dell’ordine, che non sono scappati davanti alla tempesta perfetta che li stava travolgendo.

Raccogliete i vostri pensieri, mettete da parte le vostre paure e prendete il toro per le corna. Vi attende un esercito di menti spaurite ma curiose, che necessita di acculturarsi come il viandante di abbeverarsi lungo il cammino e Dio solo sa quanto bisogno ci sia di spazzare via dementi cresciutelli, poco inclini a comprendere persino un breve testo perché devoti della rete che tutto sa e poco insegna.

Adepti del mi piace, del tweet, del post, delle stories, occupanti sgrammaticati delle piazze più cool (reali e virtuali) che finiranno a cuocere hamburger, nella sezione outbound di un call center o a consegnare il cibo a domicilio, magari sfrecciando nel traffico su fiammanti monopattini elettrici per sbarazzarsi dell’immigrato intento a pedalare.

E gli ultimi continueranno ad essere ultimi.

«Qualche volta viene voglia di levarseli di torno (i ragazzi più difficili). Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile.» (Don Lorenzo Milani)

Giuseppe Donato  

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