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Spazi scolastici, spazi di vita

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La scuola non è fatta solo da e di umani, è popolato anche da oggetti, spazi, artefatti che con gli umani agiscono e interagiscono, da sempre. Studenti e insegnanti collaborano con loro ne sono condizionati, formati e per molti aspetti determinati. Gli spazi scolastici, per come li abbiamo conosciuti sinora, hanno formato negli stessi banchi e nelle stesse aule diverse generazioni. Gli oggetti e gli spazi a scuola sono caratterizzati nel tempo da una certa durevolezza: banchi, lavagne, libri, mura, aule, nonostante tutto durano e per lo più in una disposizione (frontale, unidirezionale e gerarchica) che si è riprodotta uguale nel tempo e nelle generazioni. Banchi uno dietro l’altro, cattedre nella direzione frontale dell’aula, un modello solo trasmissivo della conoscenza e del sapere che è durato, e dura, mentre tutto fuori mutava e muta. Poca manutenzione, pochissima innovazione, poche risorse.

Sono 42.408 gli edifici scolastici e il 50% di questi è stato costruito prima degli anni ottanta (il 32% dopo il 1976, il 27% tra il 1961 e il 1975, il 12% tra il 1946 e il 1960, l’8% tra il 1921 e il 1945, il 4% tra il 1900 e il 1920, il 3% nell’800, l’1% prima dell’800. Per un restante 13% mancano informazioni). Una scuola su due  è in zona a rischio sismico,  solo l’8% è progettata secondo la normativa antisismica. Il 54% degli edifici scolastici italiani si trova in zone a rischio e circa 19.000 insistono nelle zone a rischio più elevato. Ora stiamo pensando ai banchi e al distanziamento, è giusto. Ma la sicurezza (per il presente e per il futuro), come è evidente, non viene solo da questi. Le scuole che hanno imparato a usare i fondi europei hanno potuto fare ammodernamenti e hanno sperimentato, ancora troppo poche, soprattutto al sud.  

Negli ultimi 10 anni le innovazioni hanno riguardato prevalentemente le dotazioni tecnologiche: laboratori, registro elettronico, LIM, tablet (pochi nelle scuole del sud) per una didattica che grazie a questi artefatti si è aperta allo spazio ampio del digitale, ma con le stesse mura, nelle stesse aule e con la stessa disposizione spaziale dei banchi. Il web è comunque divenuto di recente, anche per gli insegnanti, il nuovo ampio spazio virtuale a supporto della didattica. Sono mutate le fonti della conoscenza, i libri di testo si sono arricchiti di supporti digitali e non sono più l’unico veicolo per la trasmissione e condivisione dei saperi.

Diverse altre cose sono mutate, i programmi nazionali, gli obiettivi di apprendimento, la didattica per competenze, una valutazione che guarda anche processo e non solo al risultato. gli insegnanti (molti ma non moltissimi) hanno capito che per stare bene dentro le aule con gli studenti bisogna guardare fuori dall’aula, formarsi, interrogarsi, confrontarsi. Tutto però si svolge ancora in moltissimi casi, nelle medesime aule, con i medesimi banchi, con le medesime disposizioni spaziali e in scuole, soprattutto nel sud, con biblioteche povere (quando ci sono), poco aggiornate, poco connesse e frequentate poco dagli studenti.

Poi nel 2020 molto cambia. Lo spazio scolastico si sposta repentinamente a distanza, i corpi di docenti e studenti continuano a comunicare (in vari modi) ma tramite la rete, tanti studenti sono rimasti fuori da questa connessione e ora si prova a tornare tutti in presenza.

Quello degli spazi scolastici nella pandemia è stato un tema  nelle ultime settimane (non solo in Italia). La vita di milioni di persone per ritrasferirsi nella presenza fisica dei corpi necessita di un sostanziale (a volte radicale) riallestimento degli spazi.  Dirigenti e personale scolastico hanno trascorso l’inizio e la  fine dell’estate a cercare di capire come fare. Sono arrivate nuove risorse e si è creata sul piano nazionale una corsa per ricominciare. E’ entrata in campo anche la protezione civile in un’impresa titanica per portare nelle scuole (in poche settimane) nuovi banchi, nuove regole, disposizioni, per fare in modo che si riparta.  La macchina si è mossa in ritardo ma la corsa è in atto. Milioni di persone cercano soluzioni per riallestire spazi e tempi, per renderli compatibili con la nuova vita che aspetta. Gli studenti di spazi ne avranno di meno. Meno compagni di banco, meno movimenti dentro la scuola, meno vicinanza tra loro. Una spazialità che era routinaria creerà estraneità e incertezze. Lo spazio più consueto, la classe, gli orari, la campanella, la ricreazione, si trasformeranno in nuove esperienze e si capirà giorno per giorno in che modo si riuscirà a familiarizzerà in questa nuova vita. Negli spazi in cui viviamo costruiamo identità, la scuola lo fa da sempre. Questo anno scolastico sarà diverso, capiremo in che modo lo sarà. Come si apprenderà in questi spazi? Come si muoveranno i docenti, quale spazio di autonomia per gli studenti? come si faranno le verifiche e i lavori di gruppo, e come si potrà stare vicini rimanendo distanti? Insegnanti e studenti  hanno una grande sfida creativa da intraprendere, tutti i giorni.  Poi suonerà la campanella, a turno si uscirà e si ricomincerà a respirare … senza mascherina.

Spazio scolastico come spazio di vita, per questo nulla finisce con la campanella. Questa è la vera sfida, per tutte e tutti.

Assunta Viteritti

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Una risposta

  1. Adelinda Zanfini ha detto:

    È una riflessione attenta, mi fa tornare con la mente alle suppellettili del liceo, immobili, immutabili anche nei ricordi.
    Con molta amarezza constato che in questi giorni di mobilitazione degli arredi scolastici, la scuola resta fissa, invariata nella visione.
    Vedremo…..

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