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Acri: Borgo o cittadina?

Bata - Via Roma - Acri

La stagione estiva appena conclusasi ha riportato in auge le tematiche che hanno fatto la fortuna di alcuni “artisti” benpensanti e lungimiranti che professano la religione del ritorno alle origini, dell’attenzione all’attimo che sfugge via, del pulcino che segue la chioccia, del ristoro dell’anima, salvo poi catapultarsi con il loro “spettacolino” itinerante nelle piazze di mezza Italia e fornirne un ampio resoconto sui profili Facebook, dopo aver ospitato gli interventi dei vari proseliti nelle “scatole” appositamente confezionate sul web.

Un espediente già utilizzato da una certa Greta Thunberg per girare il mondo in lungo e in largo, conclusosi nello scorso Agosto con il ritorno a scuola (ovviamente immortalato su Twitter!) della svedesina che aveva osato sfidare persino Donald Trump, in quello che è sembrato il remake ambientalista di “Sliding doors” inscenato sul palco di Davos a Gennaio di quest’anno.

Riportando la questione alle nostre latitudini, sinuosamente sdraiate lungo la valle del Mucone, la domanda che ogni cittadino si pone al termine dell’ennesima stagione estiva, “abbozzata” causa Covid-19 con le stesse modalità degli eventi natalizi che dovevano ravvivare il salotto buono della ridente località presilana (le casette ti fanno ciao!), è sempre la stessa ovvero che cosa resterà alla comunità di questo brio tirato fuori dal congelatore e riscaldato per l’occasione, come se si trattasse di un volgarissimo fast food culturale cotto e mangiato all’occorrenza?

«To be, or not to be, that is the question» avrebbe commentato William Shakespeare (per gli amici italiani Guglielmo!), posto davanti alle problematiche del territorio acrese che, in ossequio ai dettami del veltronismo di altri tempi, vorrebbe professarsi cittadina ma anche borgo, costretto nei 200 kmq di estensione che ne rappresentano (come già sottolineato in un mio precedente intervento) il problema e la soluzione! Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il turista non ha sufficienti motivi per recarsi ad Acri, diversi da quelli gastronomici e prettamente floro-faunistici, questi ultimi ahimè non presenti nelle immediate vicinanze del centro abitato, il che costringe lo stesso turista ad aggirare il centro urbano per raggiungere agevolmente il pianoro silano più prestazionale dal punto di vista degli scenari ambientali e di conseguenza più reattivo nel dispiegare le sue eccellenze gastronomiche e ricettive, talvolta maldestramente supportate da discutibili replicazioni di installazioni trite e ritrite avallate dalla politica locale con pedisseque campagne socio-ambientalistiche malriuscite.

A stagliarsi in questa dicotomia territoriale resta soltanto il MACA, ultimo baluardo cui spetta l’ingrato compito di difendere Acri dagli attacchi dei pressappochisti (alcune volte rintracciabili anche nella modalità fuoco amico), attrattore naturale di ulteriori realtà artistico-culturali e resiliente volano di quella fucina di illuminati che popolavano le strade cittadine, oggi banalmente sostituiti da acresi occupanti, a vario titolo, della scena nazionale e internazionale, che il più delle volte rimangono impressi nella mente dei propri concittadini giusto il tempo di assistere alla loro premiazione, nel corso di serate all’uopo costruite per permettere ad una certa intellighenzia di sfoggiare il vestito delle grandi occasioni e rendicontare sulle modalità d’impiego di eventuali fondi pubblici che ne alimentano l’esistenza.

Se persino S. Angelo d’Acri non è riuscito a far decollare l’economia turistica acrese, forse è venuto il momento di chiedersi dove sono finiti i progetti di recupero del quartiere Picitti o di qualsiasi altra realtà similare, alveo naturale per la realizzazione di moderni laboratori per designers, architetti, ingegneri, artisti, piccoli artigiani? Una mini città manifesto della green economy dove sfoggiare pannelli solari, impianti di cogenerazione, tecniche per l’efficientamento energetico, brillanti interventi per l’illuminazione pubblica, rete internet condivisa, giardini pensili e soluzioni verticali per il verde pubblico, metodologie per la riduzione dei rifiuti. Un ateneo di prossimità per la formazione dei cittadini di domani, capace di trasferire conoscenze e competenze a chiunque volesse avvicinarsi ad una nuova idea di borgo futuribile.

«A volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare» (Christopher Morcom in “The Imitation Game”)

Giuseppe Donato

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