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Le strade nel cuore

Bata - Via Roma - Acri

C’è un pezzo di Acri che mi porto dentro al cuore come quegli oggetti che i bambini in tenera età adorano tenere tra le mani in luoghi diversi dalla propria abitazione e soprattutto nelle stesse mura domestiche, che gli esperti definiscono oggetti transizionali, cui viene affidato il compito di attenuare il legame simbiotico madre/figlio fino a determinare l’indipendenza del pargolo dalle attenzioni materne. Potrei quasi affermare che la mia copertina di Linus è tuttora rappresentata da quel dedalo di strade, vicoli e anfratti che si disvelano camminando in quella sorta di canalone che da via Padula conduce verso le profondità dell’anima della “nostra” cittadina. Una sensazione che sin da bambino ho dovuto condividere con un altro pezzo di storia, rappresentato dal centro storico di Cosenza, che mi ha accolto fra le sue braccia amorevoli istruendomi e offrendomi la possibilità di passeggiare accanto alle icone del vivace movimento culturale che ha caratterizzato la città ahimè vecchia e non antica, nota dolente che tristemente ne punteggia l’attuale fase discendente.

Quando ci si trovava ad attraversare queste ipotetiche porte, lo si faceva affidandosi completamente all’ambiente circostante intriso di odori, colori, dolori, saperi, vocii, stilettate che ti trafiggevano l’anima e ti costringevano al confronto alla pari con lo scenario che si apriva davanti ai tuoi occhi e si denudava della sua austerità invitandoti ad abbandonarti a quello scorcio quasi naif che voleva avvilupparti per trascinarti nella sua intimità. Il fabbro che scagliava i suoi colpi sui manufatti in ferro che da lì a poco avrebbero consentito all’asino in trepidante attesa di sfoggiare degli zoccoli fiammanti, il ciabattino che risuolava le calzature davanti al braciere che inebriava la via con l’odore delle bucce di agrumi adagiate sui carboni ardenti, le urla dei banditori provenienti dai locali della pescheria comunale, l’anziana signora che filava la lana, le scorribande gioiose degli alunni del plesso “Monachelle”, l’umanità varia che popolava Piazza Marconi (‘a chiazza) nelle ore destinate al commercio ambulante e infine la tappa obbligata al monumento di G. B. Falcone, l’eroe acrese descritto dal Mazzini con le parole «Se avessi la gioventù italiana come costui, l’Italia sarebbe fatta!».

Oggi non è quasi più così! Quando gli impegni familiari me lo consentono ritorno a visitare quei luoghi e attraversandoli mi ritornano in mente le facce dei bottegai, degli artigiani, delle belle persone che ne puntellavano la veracità. Facce solcate dalla fatica, dal coraggio di portare avanti una missione: consegnare quello spaccato di saggezza popolare alle generazioni future affinché ne perpetuassero la ricchezza spirituale e materiale di quei gesti, di quelle manifestazioni di affetto e stima, che rappresentavano il non plus ultra del senso di comunità.

Quelle stilettate, che ti aprivano il cuore per consentire un approccio genuino al contesto che si stava attraversando, oggi fanno male e costringono a superare quell’esposizione di botteghe serrate nel più breve tempo possibile, per non cedere alla malinconia dettata dall’inesorabile stato di decadenza che ne ha segnato gli ambienti. Reagisco spingendomi oltre, verso il borgo più antico. Quello che ha dettato i tempi dello sviluppo territoriale e demografico di questo centro adagiato lungo la valle del Mucone, ma con sommo dispiacere, misto ad incredulità, mi imbatto in uno sparuto numero di cittadini che stoicamente resiste nel tentativo di non affossare definitivamente l’idea di sviluppare magari una sorta di albergo diffuso, capace di rianimare la collina dominata dall’antica torre, oggi costretta a convivere con i lavori per la ricostruzione del plesso scolastico “Padia”. Mi assale la sensazione di sentirmi estraneo in una terra che mi ha cresciuto e chiedo a mia madre da quanto tempo non visitasse quella zona. La risposta è laconica: «Quasi mai arrivo fin quassù!». 

Ma siamo proprio sicuri che Acri sia il custode del Terzo Paradiso e non il carceriere?

Giuseppe Donato

Bata - Via Roma - Acri

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