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Tutti gli uomini (e le donne) della Presidente

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La Calabria si appresta a salutare definitivamente la sua Presidente. Quella donna sola al comando che ahimè aveva accettato obtorto collo di caricarsi sulle spalle la responsabilità di tirare fuori dalle secche una Regione che viveva di stagionalità, di pubblico impiego, di imprenditoria spessamente legata a doppio filo ai contributi pubblici e di una miriade di piccoli e volenterosi microimprenditori che allontanavano con forza il “socio” pubblico per non doverne subire il “ricatto” continuo ad ogni tornata elettorale, come se già non bastasse il “fiore” da offrire alla manovalanza spicciola, che deve alimentare la “bacinella” dei clan per sopperire alle spese necessarie per “campare” i sodali incappati nelle maglie della giustizia.

Oggi quella Calabria non piange soltanto la prematura dipartita della prima donna Presidente, ma anche l’opportunismo di quei consiglieri che a inizio legislatura e in piena pandemia, informati o imbeccati sulla transitorietà della consiliatura Santelli, con assoluta destrezza avevano cercato di piazzare il colpaccio per usufruire dell’indennità di fine mandato, anche nella malaugurata (o ampiamente prevista?) ipotesi di una repentina conclusione dello stesso.

“S’illustra da sé” è diventato il mantra di un’intera nazione che derideva gli occupanti dell’astronave per il tentativo di riformare le disposizioni regionali, che dopo le esequie della sfortunata Presidente Santelli rischia di assumere un significato meno nobile, rispetto a quanto dichiarato prima di ritirare il provvedimento approvato in tempi record. Persino l’imprenditore navigato Filippo “Pippo” Callipo, espressione di quella sinistra disfattista che ha imbarcato i residuati bellici dell’armata oliveriana, si è fatto intortare dai più mefistofelici frequentatori dell’astronave, finendo per ammettere di aver firmato un documento di cui disconosceva il contenuto e cadendo nel luogo comune del “a mia insaputa” che lo ha portato a rassegnare le dimissioni da consigliere non molto più tardi.

Ironia della sorte pendeva altresì, davanti al Tar della Calabria, un ricorso presentato da un’avvocatessa cosentina, che mirava a dichiarare incostituzionale la legge elettorale regionale nella parte in cui dovrebbe garantire la parità di genere, a lungo dibattuta nella precedente consiliatura e lasciata cadere (colpevolmente?) nel vuoto, insieme alla provvisorietà dell’esercizio finanziario 2019, quasi a segnare il territorio con le stesse modalità dei lupi che non vogliono estranei a rompere le uova nel paniere in attesa della ‘revenge’ gomorriana (“Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost”).

Io non ho votato e dunque non ti ho votata Presidente Santelli e con la stessa schiettezza che ti viene attribuita ti dico che non avrei voluto salutarti in questa maniera disumana e che avrei voluto concederti volentieri il beneficio del dubbio sull’infornata di incarichi fiduciari dispensati a destra e a manca, a favore di dichiarati amici per la vita che saltellavano da un incarico all’altro per seguirti, nella tua escalation istituzionale che ti ha consentito di realizzare i sogni di quella giovane studentessa innamorata del socialismo.

In queste ore ti hanno confezionato addosso l’abito della donna di Calabria che ha voluto sacrificarsi per rispondere alla chiamata della sua terra tanto martoriata, per ridarle speranza, per condividere la battaglia finalizzata a non spegnersi senza averci prima provato a rialzare la testa, anche solo per un attimo, contro tutto e contro tutti.

Con la medesima schiettezza però voglio affidarti il mio ultimo saluto, anche se non ti conoscevo personalmente, omaggiandoti di un cruccio che mi sta ruotando in testa da due giorni: ma ti sei sacrificata o ti hanno sacrificata?

«Non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli.» (Lc 23, 28)

Giuseppe Donato

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