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È l’ora degli eroi?

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Viviamo tempi difficili. No, troppo predicatore style. Ci vuole qualcosa di più accattivante che attiri l’attenzione delle fasce di lettori anche più esigenti, che avranno pure qualcosa in comune con gli aficionados della “Rosea” che stanno incominciando a provare il disincanto rispetto ai propri beniamini, cullati nei loro dorati isolamenti fiduciari. Ci sono: i figli in età scolastica!

Chi non ha provato almeno una volta la sensazione di fastidio davanti ai comportamenti sdolcinati di eserciti di mamme e papà, intenti a depositare i loro “ovetti” davanti agli ingressi delle scuole preadolescenziali? Già vi sento, nel mormorio tipico di chi viene colto con le mani nella marmellata e vi capisco pure perché a volte scatta il riflesso incondizionato di riservare ai figli quello di cui non abbiamo usufruito noi genitori. Ma se non ci è stato riservato alcun trattamento di favore allora, un motivo ci sarà. Ancora oggi, ringrazio mia madre per aver trovato il coraggio di affidare la mia istruzione ed educazione alle cure di istitutori esperti, a volte provenienti dalle classi sociali più disagiate, che nel dispensare consigli non lesinavano nell’inasprire ulteriormente la pillola piuttosto che addolcirla. Una sorta di servizio militare scolastico in ferma prolungata, prima di misurarsi con la leva obbligatoria o l’esonero.

Una formazione che ti porti dentro e che utilizzi nelle più disparate situazioni, quando risulta evidente che dall’altra parte c’è un “viziato”, ma anche un problema quando ci si deve confrontare con i genitori del “viziato” che popolano quell’universo sconfinato e fantastico del gruppo di classe su WhatsApp, regno incontrastato del Rappresentante di Classe che, quando non è portatore insano delle lamentele dei propri figli da sciorinare nei consigli di classe, diventa ostaggio di quell’orda barbarica che lo ha collocato in quella posizione alquanto scomoda, per potersene servire alla bisogna.

Un esempio lampante di come il consenso possa elevarti e affossarti a seconda degli istinti dei questuanti di turno, con la prerogativa di operare fattivamente per il benessere dell’intera classe che va a farsi benedire per lo scontento di alcuni e il rimpianto di altri.

Non sorprenderà dunque sapere che alcuni degli strateghi della politica nostrana, magari si sono formati, oltre che nelle segrete stanze degli organi di partito, anche nelle assemblee condominiali o nei gruppi scolastici, dove hanno carpito il dono della “rispettanza” che permette loro di barcamenarsi tra gruppi opposti, docilmente assoggettabili al Partito Unico della Torta, come adora definirlo il geologo Carlo Tansi, al quale vanno i miei migliori auguri di pronta guarigione per il delicato intervento cui si è sottoposto nei giorni scorsi, con la speranza di rivederlo presto in pista per colorare di arancione le speranze del popolo calabrese maldisposto a perorare ulteriormente gli stucchevoli interregni amministrativi delle istituzioni tutte.

Non mancheranno certo le occasioni di voto, da qui al 2022, per cui i giannizzeri delle terre di Calabria non si lasceranno scappare la possibilità di ricercare unità posticce magari nel nome di chi ci ha appena lasciati, nell’assurdo tentativo di sdoganamento di pratiche spartitorie di lungo corso, attingendo a piene mani dallo storytelling di una Calabria dove le donne avranno gli stessi diritti degli uomini di partecipare fattivamente alla vita politica, nonostante quello che i calabresi come i più fedeli sostenitori della “Rosea” hanno ormai assimilato come disincanto.

«Sventurata la terra che ha bisogno di eroi» (Bertolt Brecht)

Giuseppe Donato

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Una risposta

  1. Giuseppe Greco ha detto:

    Bravissimi finalmente si muove qualcosa, altrimenti questo paese rischia di cadere molto in basso
    Andate avanti così
    Buon lavoro

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