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Palla…Palla in tribuna

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La specialità di molti autorevoli commentatori che occupano, presidiano, difendono a morsi, quelle che sono le svariate fonti di informazione, spesso collima con la necessità di praticare l’antica arte del bastone e della carota, con le “inchieste” ad orologeria calibrate al raggiungimento di scopi che poco o nulla hanno a che fare con l’informazione, piuttosto denotano l’intenzione nemmeno tanto celata di caldeggiare mire istituzionali che spesso sfociano nell’elargizione di forme compensative atte a tacitare le “inchieste” di cui sopra.

Da acuto osservatore delle dinamiche che hanno partorito testate giornalistiche schiantatesi negli anni contro il crollo verticale dei lettori, l’esaurimento dei fondi necessari al prosieguo dell’avventura editoriale o, ancora peggio, il ristoro dei desiderata degli editori impuri per definizione, poiché armati dalla volontà di favorire determinate frange della società, non posso esimermi dal sottolineare come troppo spesso la fine di quelle avventure imprenditoriali, abbia lasciato sul campo livorosi collaboratori che soltanto a distanza di tempo si sono resi conto di come fossero stati sacrificati in nome di una lotta politico-imprenditoriale sfociata in discutibili campagne d’odio che ancora animano sommessamente le nuove realtà affacciatesi sul mercato dell’informazione, asseritamente investitesi dell’arduo compito di far trionfare la verità nelle loro pubblicazioni.

La corsa allo scoop, alla notizia a tutti i costi, da pubblicare per primi, ha fatto saltare i meccanismi più elementari dell’arte giornalistica, consentendo a semplici gestori di pagine Facebook di addentrarsi in territori dove persino con l’esperienza trentennale opportunamente riposta nella propria faretra, si rischia di scagliare il dardo sbagliato!

Siamo ancora in tempo per restituire a ciascuno il proprio compito, per cui basta con bulimici personaggi che devono riempire fallaci biografie per esaltare la predisposizione al multitasking, incorrendo in errori marchiani che ne squalificano le dichiarate professionalità. Ancor di più basta con le anonime Associazioni che popolano l’universo della libera partecipazione e si prodigano in utopistici comunicati stampa, farciti di improbabili soluzioni che farebbero rabbrividire persino MacGyver. Firmate i comunicati con il nome del responsabile, metteteci la faccia, come facciamo noi umili “opinionisti” e smettetela di nascondervi per timore di ritorsioni: ci sono gli strumenti per denunciare eventuali soprusi subiti per aver espresso il vostro sacrosanto parere. Diversamente autorizzerete i lettori a diffidare dalle vostre idee, perché potrebbero essere il frutto di campagne di restaurazione tese a conservare eventuali benefici di cui si è goduto in un passato non molto remoto.

Cultura e sanità devono camminare di pari passo? Bene, allora date un’occhiata alle vostre coscienze e verificate quante volte avete saltato una fila, ottenuto un favore, contattato l’amico di turno per fruire più celermente di un servizio di cui altri non hanno potuto beneficiare e via discorrendo: Non è cultura questa? 

La pandemia ci ha spiattellato con immane crudezza la dura realtà che qualcuno ancora ignora: nessuno si salva da solo. La cultura non la si infonde con quattro busti di bronzo allocati in una piazza! La si infonde “costruendo” cittadini dal basso e con l’aiuto di tutte quelle componenti quali famiglia, scuola, amministrazione, servizi, sanità, ambiente, diritti, duplicando lo sforzo a favore dei cittadini più deboli, integrando le diversità, perché l’apertura mentale è alla base dei processi di alfabetizzazione sociale. Lo dimostrano i bambini, contenitori per eccellenza sin dalla nascita, hard disk dei files essenziali per la crescita, quegli stessi bambini che hanno seguito alla lettera le best practices per un rientro sicuro in classe e che hanno pagato e continueranno a pagare gli errori di quella società dichiaratamente civile che ha finito per schiantarsi contro un muro, proprio come quelle realtà editoriali nate per farsi la guerra e tristemente spentesi nel giro di pochi anni…

«È meglio essere ottimisti ed avere torto, piuttosto che pessimisti ed avere ragione.» (Albert Einstein)

Giuseppe Donato  

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