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Per ASPera ad astra

Bata - Via Roma - Acri

Disarmante. Siamo al celodurismo più becero su questioni che vanno dalla leccatina di asfalto al Covid Hotel, il tutto nell’ottica di accantonare in cascina la giusta quantità di fieno per non sfigurare alle prossime tornate elettorali. Se continuiamo di questo passo, con gli analfabeti funzionali che aumentano a dismisura sui social, a qualcuno nelle segrete stanze dei partiti potrà balzare in testa la malsana idea di chiedere la partecipazione al voto attraverso i rodati meccanismi del televoto, dei cuoricini, dei like, tutto rigorosamente in diretta al sabato sera sulla tv pubblica che assomiglia sempre più a quella privata.

Immagino le coloratissime cards dei candidati soppiantare i santini elettorali. Gli appelli social a votare per questo o quel candidato. La squadra blu e la squadra rossa sfidarsi a colpi di faremo, daremo, andremo: sì vedremo!

Intanto ci dobbiamo sorbire le squadernate compagini che seguono gli eventi, naufragare su un verbale di consegna (vanamente rimosso dai social) dove si infilava una sconclusionata sequenza di errori di forma e di sostanza, che elevavano il Presidio Ospedaliero “Beato Angelo” a “Sant’Angelo” e contemporaneamente il vulcanico Presidente dell’Opi Cs a Direttore Sanitario dell’inesistente Presidio “S. Angelo d’Acri”.

Agli osservatori più smaliziati, poi, non sarà sfuggita la querelle sulla “riapertura” del nosocomio acrese, che a ben vedere è soltanto la conferma della possibilità di accogliere, così come dichiarato dal Direttore Sanitario f.f., pazienti Covid-19 provenienti dalle aziende ospedaliere congestionate e più precisamente pazienti ricoverati stabilizzati ma non ancora dimissibili al proprio domicilio.

Un’accelerazione che ha visto lo stesso Direttore sanitario f.f. dimettersi, rientrare e infine firmare una nota nella quale dichiarava l’esistenza delle condizioni per inserire il nosocomio acrese nella rete Covid.

Tutto è diventato terreno di scontro perché certe photo opportunities testimoniano come le distanze fra gli attori protagonisti e le comparse restano a volte incolmabili. Eppure a ben vedere si riuscirebbe a scorgere determinati collegamenti da far accapponare la pelle. La chiesa che corre in soccorso per distribuire materiale sanitario che dovrebbe essere già a disposizione delle strutture che si dichiarano disponibili ad ospitare pazienti Covid. Rappresentanti politici, che si spendono per la riapertura degli ospedali pubblici, anagraficamente correlabili alla sanità privata. Rapporti di collaborazione siglati a consiliatura regionale ormai in dirittura d’arrivo. Semisconosciute associazioni artistiche cui vengono commissionate opere al momento differibili, vista la proclamata emergenza che tanto ha impegnato la politica nostrana.

Il tutto mentre la Calabria ionica finisce per l’ennesima volta sott’acqua, il Governo trasecola ogni volta che deve vagliare i curriculum per la nomina a Commissario Straordinario per la sanità e gli organi regionali continuano a perdere pezzi, con i “sudditi” sospesi davanti alla finestra elettorale che dovrà restituire dignità alla terra che fu di Corrado Alvaro, scrittore e giornalista antifascista, combattente nella guerra del ‘15-’18 e collaboratore del periodico Il Mondo di Giovanni Amendola.

«La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.» (Corrado Alvaro)

Giuseppe Donato

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