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Venghino signori, venghino…

Negli anni ‘80 si saliva ad Acri, ridente località presilana, quasi esclusivamente per mangiare lo spezzatino e i tipici fusilli con la carne di capra. Oggi si preferisce di gran lunga buttarsi sulle vicende del Presidio Ospedaliero “Beato Angelo” (qualcuno scrive S. Angelo perché nel frattempo Lucantonio Falcone è stato promosso!) che in campagna elettorale resta sempre un bocconcino prelibato da spolpare leccandosi pure le dita (per non rimanere scontenti). Dimenticato per gran parte degli anni, riaffiora nella mente dei politici con la stessa cadenza dei mondiali di calcio.

Sei mai stato ad Acri? Niente paura basta seguire le note stampa dei big della politica e poi “la strada la trovi da te” porta all’Ospedale che quasi non c’è. Piccolo salto indietro nel tempo. Già nel mese di marzo era stato oggetto di un tentativo per rimetterlo nel giro che conta, puntando sulla modalità Covid che in quel momento però non era proprio di casa alle nostre latitudini, tant’è che abbiamo riaperto in scioltezza e come direbbe Cetto La Qualunque “nculu aru Covid”. Quasi impalpabile fino alle scorse settimane, torna prepotentemente sulle scene per un’accelerazione dovuta alla nuova campagna elettorale per la quale la sinistra ha deciso di puntare sulla riapertura degli Ospedali, mentre la destra ha puntato decisamente sulle tendopoli sanitarie. “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra” vi starete chiedendo e io vi risponderò che sono delle divisioni meramente ipotetiche date in pasto all’opinione pubblica per animare un dibattito che altrimenti rimarrebbe fermo con le “quattro frecce” accese.

Duole infatti constatare ancora una volta come dalle discussioni inerenti alla sanità, vengano esautorate le categorie che giornalmente vi operano con il bello ed il cattivo tempo. Quelle madri e quei padri che quotidianamente offrono le proprie competenze al prossimo che potrà loro presentarsi sotto le sembianze di un bambino indifeso e impaurito oppure di un anziano che non trova più le motivazioni per condurre una vita fatta di sacrifici e attende il proprio turno per ottenere il meritato sollievo.

Solitaria infatti si staglia quasi sempre la fastidiosa vocina di rappresentanti sindacali o di categoria che balbettano di competenze non riconosciute e bonus non accreditati, come se in quegli ambienti così delicati da segnare il confine fra la vita e la morte si entrasse soltanto per timbrare il cartellino e contare le ore che ti separano dalla fine del turno. Forse si confondono con gli amministrativi che popolano il variegato mondo degli uffici della sanità, sempre più spesso additati come veri e propri centri di potere da attaccare alla bisogna per stanare l’eterno conflitto fra pubblico e privato.

I politici passeranno, ma i medici, gli infermieri, gli OSS rimarranno lì ad espletare il compito per il quale ciascuno di loro si è preparato per una vita intera, carichi di lavoro ma sempre pronti a trovare una parola di conforto per tutti i pazienti, dimenticando a volte di avere un’altra famiglia tra le mura domestiche con cui condividere gioie e dolori, gratificazioni e umiliazioni, sempre pronta a curare i loro “malanni” che non sono meno importanti di quelli che ogni giorno sono costretti ad affrontare in un turno di lavoro.

Ecco. Questo è il miglior augurio di Natale che si possa formulare a tutti gli operatori sanitari: che possano continuare a prendersi cura delle loro “famiglie”, senza rimanere ostaggio di sfrontati carrierismi e ambizioni politiche corroborate da incarichi pubblici usati come trampolino di lancio per raggiungere personalissimi obiettivi, a discapito delle categorie rappresentate e direttamente impegnate per il compimento dei dettami costituzionali oggetto dell’art. 32.

Giuseppe Donato  

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