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Il clamoroso infortunio di chi prende lucciole per lanterne

Quando ci si sente propinare lezioni di deontologia professionale da chi la deontologia la calpesta ripetutamente può indurre a una serie di reazioni. Poi naturalmente si sceglie quella più congeniale alle proprie attitudini caratteriali. Per quanto mi riguarda, nel caso di cui parlerò di qui a qualche rigo, l’ilarità è quella che più mi appartiene.

Domenica scorsa, su acrinrete, leggiamo, a proposito di informazione, con chiaro riferimento alla nostra testata: “è certamente un modo di fare informazione scorretto e improvvisato. Riportare repliche di un argomento che non è stato trattato è uno degli errori più gravi che possa fare un organo di stampa”.

L’articolo in questione è “I fatti della settimana. Ospedale e Covid19.  Questione sanitaria, politica e di informazione”.

I fatti della settimana dovrebbero essere a cadenza periodica, ma la rubrica spunta solo nelle occasioni in cui ci devono attaccare. Gli ormai consueti insulti personali ci scivolano addosso e, anche questi, fanno parte del bagaglio culturale di ognuno di noi.

Questa mattina, sempre su acrinrete, esce l’articolo (che trovate anche sulla nostra testata (clicca qui) intitolato “Beato Angelo, chi sono i medici che remano contro”, a firma Katia Amodio.

Questo l’attacco del pezzo (che è una lettera inviata a me): “Direttore buona sera. Ho ascoltato due volte l’intervista che lei ha fatto al Sindaco Capalbo sulla realizzazione del reparto Covid nel nostro Ospedale…”.

Il riferimento è all’intervista fatta da me al sindaco su Radio Akr e pubblicata anche su Acrinews.it, lo scorso lunedì. Se nel giornalismo vi fosse il reato di appropriazione indebita, vi sarebbero gli estremi per una citazione, ma evidentemente il caso in questione sconfina più nella scorrettezza che nel penale.

Magari, se ce l’aveste chiesto quell’intervista avremmo anche potuto cedervela. Bastava domandarlo.

Piero Cirino

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