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Lettere da uno sconosciuto

Egregi Direttori,

la presente per esprimere tutta la mia disapprovazione, come utente fruitore di informazioni inerenti al territorio acrese, per il penoso spettacolo cui costantemente sottoponete chi come me non vive quotidianamente la cittadina acrese, ma ne ricorda i fasti e ne riporta spesso e malvolentieri le impressioni che dalla cronaca e dal dibattito acceso se ne desumono all’esterno del comprensorio cittadino.

Ho avuto modo di collaborare per puro spirito di partecipazione con una testata locale e per questo ne ringrazio il suo Direttore che me ne ha dato la possibilità, ma parimenti non ho esitato un solo attimo ad interrompere la stessa collaborazione, non senza rammarico, appena avvertita la dicotomia che si stava generando tra le mie opinioni e lo spazio che avevo in gestione, seppure concessomi con la più larga autonomia di pensiero che si potesse desiderare.

A scanso di equivoci non nutro alcun desiderio di misurarmi in competizioni elettorali tantomeno sono alla ricerca di incarichi o prebende consolatorie che lascio volentieri a miserevoli “masanielli de noantri”. Mi farebbe piacere piuttosto partecipare ad un’operazione di crescita socio-culturale che possa coinvolgere le categorie sociali più disposte a diffondere un’idea nuova di fruizione dei contenuti social, comprese le testate giornalistiche online, per educare al confronto e al dibattito civile, accesi, chiarificatori ma mai offensivi, ove questi risultassero deteriorati da eterni conflitti personali, professionali, economici e soprattutto politici.

Del resto sul sito del Comune di Acri, scorrendo nel menu a tendina Amministrazione, ci si imbatte nella splendida iniziativa denominata Consulta dei ragazzi, che si propone all’art. 2 del Regolamento di perseguire tra gli altri i seguenti obiettivi:

promuovere la conoscenza delle problematiche giovanili nella città e della città;

favorire la partecipazione democratica all’amministrazione della città;

promuovere la conoscenza delle attività e dei programmi promossi dalle associazioni.

I ragazzi che illuminano gli adulti: poesia pura, ma presumo non sufficientemente divulgata a giudicare dalle contese degli ultimi sui canali più trendy.

La politica troppo spesso, a torto, interviene ad incrinare rapporti costruiti su basi quantomeno accettabili e nelle piccole realtà locali il prezzo da pagare risulta evidentemente troppo alto, per cui si assiste ad attacchi personali che francamente lasciano basiti per la loro pochezza e crudeltà, tanto più quando questi vengono scagliati all’interno di riunioni pubbliche da cui dovrebbero scaturire le decisioni più sagge per la comunità, quelle che non dovrebbero guardare al colore politico ma al beneficio direttamente applicabile alle comunità amministrate.

Detto questo, nella speranza che ben presto ci si possa purificare dalle scorie sedimentate negli animi più accesi, una buona informazione non dovrebbe lasciarsi scivolare addosso dichiarazioni che volontariamente o meno disvelano scenari che non convincono più di tanto, ragion per cui bisognerebbe sotterrare l’ascia di guerra e coalizzarsi su aspetti della vicenda Covid Hospital, sui quali una testata come quella diretta da Michele Santagata e Gabriele Carchidi avrebbe fatto “carni i puarcu” per dirlo nella maniera più agreste possibile.

Ai più attenti osservatori delle dinamiche editoriali locali, non saranno sfuggiti post Facebook e malcelate accuse di diserzione, elevate da fattivi protagonisti della “conversione”, tendenti a sfidare menti ritenute non propriamente partecipative. Allo stesso modo spero non siano sfuggite dichiarazioni con le quali portatori di “cariche elettive” e non solo, svestivano i panni della responsabilità retrocedendo a semplici cittadini, ma non mancavano di sottolineare come il personale sanitario dell’Ospedale “Beato Angelo” si fosse trovato di colpo davanti ad un dilemma atroce: l’incarico Covid o te lo fai ad Acri, in maniera soft per i limiti strutturali e organizzativi del nosocomio acrese che ricordo a me stesso, prima che agli altri, al momento risulterebbe inquadrato nella declinazione Ospedale di Zona Disagiata e quindi mai e poi mai potrebbe diventare un Ospedale Covid a tutti gli effetti perché privo dei percorsi organizzativi attraverso i quali si presta assistenza ai pazienti affetti dalla patologia in questione (Malattie Infettive, Terapia sub-intensiva e intensiva/rianimazione) oppure te ne vai allo Spoke di riferimento che mi risulta essere Corigliano-Rossano.

Il resto sono chiacchiere da bar elevate a puro esercizio campale, atto a gonfiare il petto di presunti eroi senza macchia e senza paura che sfiderebbero il sistema a colpi di proclami liberatori per portare a casa l’ambito premio di riorganizzare la sanità calabrese d’emblée, semplicemente schioccando le dita, complice un’asserita catena di comando ormai saltata e quindi suscettibile di attacchi e modificazioni a colpi di precisazioni alle ordinanze regionali.

Duole constatare, quindi, che in mezzo a tutto questo bailamme restino come al solito le categorie che più dovrebbero vigilare per la tutela della salute pubblica e per il raggiungimento di una maturità politico-socio-culturale al momento apparentemente professata soltanto da sparute minoranze che sicuramente non dovrebbero ambire a solleticazioni di natura professionale, politica o economica.

Se non altro per non incappare sotto i colpi della scure dei potenti dell’informazione!

«Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura» (Friedrich Nietzsche)

Giuseppe Donato           

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