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Torrenti e obbrobri

Egregio Architetto, errare è umano ma perseverare è diabolico. Lei oggi con la sua risposta ha toppato ulteriormente.
In primis, perché non prende le distanze da un progetto scellerato di tombatura di un fiume visto che, a giudicare dal suo scritto, lo giustifica con il semplice fatto che esso possa efficacemente coprire la sporcizia e i rifiuti (a tal proposito, le ricordo il commento dell’ Architetto Cervellati a fine anni 90: “solo gli imbecilli vanno a tombare i fiumi“).

In secondo luogo, perché rinnega una sua opera, attribuendone invece la responsabilità all’opera Sila.
Secondo il mio modesto parere, se il suo progetto è stato stravolto, doveva avere il coraggio di uscire allo scoperto e dire che non era opera sua (cosa che all’epoca non ha fatto).

La verità è una sola: l’opera realizzata sul fiume tombato non è altro che la ciliegina sulla torta, che condisce con una ulteriore bruttura un’altra precedente bruttura.

Quanto all’abusivismo edilizio, e ai danni che questa ha provocato, potrà avere un esempio lampante nelle vicinanze di Piazza Annunziata, dove troverà una serie di carrozzoni che ostruiscono il naturale scorrimento di una strada, che da Piazza Matteotti avrebbe portato all’ospedale. Come si può percepire, la realtà è molto più complessa per le soluzioni semplicistiche che Lei propone, tanto meno si può accettare una risposta come quella che Lei ha dato, che onestamente offende l’intelligenza di ognuno.

Per meglio esprimere le mie preoccupazioni in merito, ricordo inoltre il caso accaduto pochi giorni fa a Bitti Sardegna, che esprime come sia inutile scaricare le responsabilità in quanto, in caso di disastro naturale, queste saranno facilmente individuabili

Cordialmente, Stefano Ritacco, cittadino libero, che ha sempre avuto il coraggio delle proprie azioni.

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