fbpx

Copertura dei fiumi e rischio idrogeologico

Al dott. Massimo Conocchia va il merito di avere sollevato, con lodevole interesse per la cosa pubblica, il problema dei fiumi tombati, ad Acri come in tutta Italia; premesso che il termine “tombato” non mi piace affatto, come tanti altri termini inventati – piantumato, somministrato ecc.- per puro  gusto di novità e di snobismo, il problema esiste ed è anche grave.

Ad Acri la copertura dei corsi d’acqua è iniziata, ad opera di privati, già negli anni 50/60 quando esistevano poche norme urbanistiche ed edilizie e quelle poche venivano poco o nulla rispettate, allora vennero ricoperti tratti del torrente Ronzo dal ponte San Domenico a Jungi; un tratto del Calamo a monte del ponte San Domenico ed un secondo a monte del ponte dell’Annunziata. Naturalmente quelle coperture non rispettavano alcuna delle norme tecniche ed idrauliche che pure all’epoca già esistevano.

Ma la “grande” opera di copertura in Acri avvenne negli anni 70/80 ad opera di Enti pubblici, era l’epoca delle vacche grasse e l’Esac, Ente sviluppo agricoltura Calabria, aveva addirittura una branca denominata EsacInfrastrutture, che si dedicava alla realizzazione di opere pubbliche (leggasi cemento).Oltre alla benemerita realizzazione in comune di Acri di centinaia di Km di strade interpoderali, all’Esac  venne dato anche incarico di realizzare la copertura di molte centinaia di metri di corsi d’acqua che attraversavano il centro urbano.

Si iniziò con la parte centrale del Calamo che da ponte Annunziata giungeva al ponte della Pretura, sembra che il tratto sia stato progettato con la collaborazione dell’Università della Calabria e venne quindi realizzato con un tunnel a volta adeguatamente dimensionato ed opportunamente disegnato, anche grazie al fatto che la larghezza dell’alveo e la quota dei fabbricati esistenti ne consentirono una corretta realizzazione.

Ma purtroppo non ci si fermò a questo primo tratto, i lavori di copertura continuarono a monte del ponte dell’Annunziata fin quasi alla Pietra del Beato Angelo e lungo i due affluenti di destra del Calamo, il Ronzo da Jungi alla segheria Bifano, ed il Marullo dalla chiesa della SS Annunziata all’ospedale Beato Angelo; per questi ulteriori lunghi tratti di coperture non ci risulta venne effettuata alcuna progettazione, ma ci si affidò alla buona volontà dei capi squadra dell’Esac infrastrutture.

Il risultato fu la realizzazione di coperture spesso sottodimensionate, prive delle necessarie accortezze idrauliche (angoli stretti, gradini nell’alveo e, cosa ancora più grave, nella volta, strettoie ecc.), cosa che rende tali coperture pericolose, a maggior ragione oggi che, a causa dei cambiamenti climatici, gli eventi estremi sono sempre più frequenti.

D’altronde Acri centro ha già vissuto due eventi alluvionali causati dalle coperture dei corsi d’acqua: una prima volta con l’esondazione del Ronzo e conseguente allagamento della zona Jungi-via Roma ed una seconda con allagamento della zona bassa del quartiere Viola a causa dell’occlusione delle caditoie verso il Calamo.

Sarebbe opportuna una presa di coscienza di queste problematiche, soprattutto da parte degli amministratori, che magari per la loro età non ne sono neanche al corrente; sarebbero opportuni dei sopralluoghi, da parte di tecnici specializzati, per constatare lo stato attuale di tali coperture e verificare l’esistenza di eventuali situazioni di pericolo.  Preferiremmo questi interventi a qualche futuro palazzetto o teatro o ascensore.

Per opportuna pubblica conoscenza alleghiamo la tavola rischio idraulico del centro urbano di Acri, contenuta nel Piano di Protezione Civile.

Dott. Flavio Sposato    

3 risposte

  1. Massimo Conocchia ha detto:

    Sono felice che il dottor Flavio Sposato, forte della sua autorevolezza e competenza in materia, sia intervenuto a meglio delineare un problema che avevamo sottoposto all’attenzione di tutti e che, a buon ragione, pare dovrebbe preoccupare non solo noi come cittadini ma soprattutto gli amministratori, ai quali va il nostro invito a fare le opportune verifiche.

  2. Lanfranco Bussetti ha detto:

    Buon giorno a tutti gli scriventi ed ai lettori.
    Si, purtroppo è un problema generalizzato che riguarda tutta l’Italia. Quella della copertura dei torrenti è un fatto che per racimolare qualche metro di suolo onde costruirci poi case, palazzi o vie di comunicazione non tiene conto di elementari calcoli che si possono verificare (per chi studia Idraulica) nel giro di mille anni. Si tiene conto solo a “memoria d’uomo” e si creano chiusure che in qualsiasi momento possono non contenere la portata dell’intero bacino imbrifero montano. Quello che stiamo assistendo in questi ultimi decenni (le prime avvisaglie del cambiamento climatico le abbiamo avute negli anni 80 con gli affluenti del fiume Tevere che esondarono creando morte e distruzione ” che a memoria d’uomo non erano mai avvenute”- L’idraulica che ci insegnarono, da un parametro 1mc/sec per kmq di superficie montana. Questo dato ci da un’idea di quanta acqua potrebbe transitare in un determinato alveo, o per i grandi bacini la portata che potrebbe arrivare in un determinato lago. Personalmente ho avuto grande esperienza in merito essendo stato responsabile di centrali idroelettriche con bacini di 420ml/mc e fiumi con portate di 1000mc/s. Ciò con grande responsabilità mi ha permesso di evitare più di qualche disastro anche mettendomi contro la mia direzione, (per legge dopo il disastro del Vajont con il 1 Novembre di ogni anni tutti i bacini devono avere una quota massima per cui possono incamerare ancora un quinto del proprio volume, quota che con il 31 marzo può essere superata). Era l’autunno del 1979 dopo un’abbondante nevicata sopra i 1500mt il tempo girò a pioggia cominciando a sciogliere le nevi. La portata del fiume era tale che il volume lasciato si sarebbe colmato nel giro di due giorni e se avessimo scaricato l’intera portata avremmo potuto allagare la città di Rieti in considerazioni anche degli altri fiumi che convergevano tutti sullo stesso punto che erano il fiume (solo la parte di valle in quanto questo aveva un volume d’invaso più grande ed un bacino imbrifero più piccolo rispetto al Turano, il fiume Velino anch’esso con un bacino imbrifero di vaste proporzioni senza possibilità di accumulo. Ebbene dopo continue telefonate al dirigente non ebbi il permesso di iniziare a scaricare parte della portata che arrivava (in quanto era energia che avremmo buttato via, che poi avremmo dovuto tener conto alla direzione generale). Forte della mia esperienza ed autorevolezza mi misi di traverso e dissi che se entro le ore 18 non avessi avuto il permesso io avrei aperto lo scarico di fondo della diga per una portata di 150mc/s a meno di un telegramma che mi si sollevava dai miei compiti. Il telegramma non arrivò, ma arrivarono molte telefonate di minacce e diniego da parte della direzione di ROMA e che mi avrebbero preso a pedate nel sedere da Rieti a Roma. Nel frattempo chiesi autorizzazione ai responsabili del piano di produzione energetica Nazionale di avviare le pompe (la centrale era di tipo Generazione e Pompaggio) per pompare acqua dal fiume Velino verso il lago Salto per una portata di 50mc/s ed una potenza in assorbimento di circa 100MW, questo per alleggerire la confluenza su Rieti. Il massimo livello del lago fu raggiunto dopo 4 gg anziché due giorni. Nel frattempo il tempo si era leggermente calmato ma il lago cominciò ad esondare dalla propria diga Era previsto in progetto tale evento tanto che l’esondazione ,poteva essere di circa 1mt al disopra del coronamento. A questo punto feci chiudere lo scarico di fondo e scaricare l’acqua dalla superfice. Così facendo contavo sull’innalzamento dello stesso livello del lago in quanto per ogni cm in più vista l’enorme espansione dello stesso erano mc che invasavo e non scaricavo a valle. Raggiungemmo la quota di sfioro al di sopra di ben 30cm e la città di Rieti non ebbe ripercussioni. Queste esperienze mi hanno permesso (quando ero Sindaco) di tenere sotto controllo la (tombaturta) del torrente PORTALATERRA che passa al centro di Orsomarso ed annualmente in estate fare quelle pulizie necessarie all’alveo.

  3. Massimo Conocchia ha detto:

    Grazie anche al Dottor Bussetto per la sua qualificata e preziosa testimonianza. Quanto li scrive dimostra anche che spesso chi dovrebbe essere preposto alla sorveglianza, nella migliore delle ipotesi è inerte. Il punto di vista di persone competenti è quello che noi cerchiamo per poter dare un contributo a una discussione che deve necessariamente riguardare tutti. Speriamo che sul tema si possa aprire un dibattito, che possa coinvolgere opportunamente le istituzioni, al fine di trovare soluzioni in caso di emergenza.grazie ancora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Contenuto protetto!