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Come cambiano i “tempi”!

Il titolo potrebbe fare arricciare il naso ad alcuni, perciò, precisiamo subito che abbiamo tradotto solo un’espressione degli anziani Acritani in riferimento alle condizioni climatiche.  Nei tempi andati va detto, si recitava: A tutt’ ‘i Santi / ‘a niv’è ‘ncampu (Il 1° novembre, giorno di tutti i Santi / la neve cade). Ai tempi nostri il detto appare anacronistico, per quanto precisato in apertura.

Noi, che pure non abbiamo l’età di Matusalemme, ricordiamo negli anni ’40 del secolo scorso, nevicate, che martoriavano i già provati dai disagi della guerra e dai ritardi, in tutti i sensi delle nostre martoriate popolazioni. Per averne un’idea ricordiamo che, in quegli anni, all’incrudelirsi delle condizioni climatiche, si dava vita, nelle scuole, alle vacanze invernali.

Va tenuto presente che la maggior parte dei ragazzi erano scalzi, malvestiti, malnutriti e chi più ne ha più ne metta.

Ricordo, ancora, che il nonno mi raccontava, a proposito, di un tal fra Giuseppe, che si era partito da S. Giacomo, per raggiungere Acri ma, sorpreso da improvvisa nevicata, era morto assiderato nei pressi di Serralonga.

Un esempio di nevicate consistenti documentate vogliamo riportarlo, per evidenziare quanto sia veritiero il nostro assunto. Per farlo dobbiamo ricercare fra giornali ormai datati.

Il 1901 la neve cadde copiosa e per tempo su Acri e il suo territorio.

Il 28 febbraio si comunicava: “Siamo da più giorni, e cioè da venerdì 15, sotto una forte neve, che anche ieri [ndr 27] ci ha salutato, e che non accenna a finire”.

Si riportò d’una morte che suscitò non poca inquietudine: “Nel pomeriggio di sabato 16, quando più imperversava la bufera, morì per assideramento, in contrada Serralonga, il sacerdote Biagio Paternostro da Mormanno, reduce da Acri alla vicina frazione S. Giacomi, di cui era curato”.

Il caso di fra’ Giuseppe narrato dal nonno, evidentemente, non era stato tenuto nel debito conto.

Sappiamo, dalla nota, cosa suscitò il caso e come furono eseguite le ricerche: “Il triste caso, che impressionò tutti, si seppe dopo due giorni. L’arma dei RR. CC. si recò subito sul luogo, sfidando ogni pericolo. Il cadavere fu fatto situare in luogo sicuro; e mercordì [ndr 20] scorso, a spese del fratello, fu trasportato, con l’aiuto di molti contadini, in questa Chiesa dell’Annunziata, per la funebre cerimonia”.

Il 26 febbraio, del detto anno, solo miracolosamente si evitò una duplice disgrazia, come si legge nella seguente nota di cronaca: “Avantieri (…) verso le 5 p. m-, cadde in via S. Domenico. A causa dell’abbondantissima neve, un muro di sostegno al rialzo stradale, alto circa 4 metri, e per la lunghezza di quasi metri 15, travolgendo sotto le sue macerie due contadini, Scola Gennaro e Mangano Francesco, che si trovavano a passare per quella località”.

Non sappiamo chi diede l’immediato allarme, ma che “si recarono, subito sul luogo i RR. CC., con a capo il Maresciallo, il Vice Pretore, il Delegato di P. S-, i D.ri Pancaro e Marchianò” e, inevitabilmente, “ una gran folla di popolo”.

I due malcapitati furono subito estratti dalle macerie e “per ordine dell’Autorità giudiziaria fatti adagiare in una camera delle vicine Carceri”.

I medici citati riscontrarono “nel Mangano delle contusioni in una gamba, e nello Scola la frattura della scapola sinistra”. Si precisava; “ora migliorano”.

Una noterella finale, relativa ai quei giorni, documenta che la Posta subì ritardo nell’arrivo, “essendo ostruita la via, che dal paese mena alla nostra stazione”. Ed ecco cosa si mise in atto: “Si dovette adibire una squadra di circa 50 persone allo sgombro della neve, che, nelle circostanti campagne specialmente, raggiunse considerevoli altezze”.

E, la pulizia delle vie interne? “Occorreva, naturalmente – si precisava -, maggiore energia; ma dove andarla a pescare nel nostro rigido ambiente?”.

Ora nevicate così copiose e pericolose sono, per fortuna, solo un ricordo che si può riscontrare nelle cronache contenute in vecchi giornali.                                    

Giuseppe Abbruzzo

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